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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

31/10/2006


Dettaglio intervista

«Più che il fallimento delle politiche allo sviluppo credo che l'allarme lanciato dalla Fao segnali l'evidente fallimento delle politiche neoliberiste». A sostenerlo è Patrizia Sentinelli, viceministra degli Esteri con delega alla Cooperazione.

Cosa segnala il drammatico rapporto della Fao?

R. «Occorre prendere atto dell'evidente fallimento del modello neoliberista. Un modello che ha la capacità di produrre il doppio del fabbisogno mondiale di cibo e che nel contempo conta 854 milioni di persone che soffrono la fame è un modello fallimentare da superare urgentemente. Pochi giorni fa ho partecipato alla cerimonia di apertura di Terra Madre a Torino in cui migliaia di produttori contadini di tutto il mondo si sono dati appuntamento per discutere di qualità del cibo, di come recuperare coltivazioni autoctone e di come abbattere le barriere che dividono i produttori dai consumatori. Non c'e contraddizione a parlare di qualità del cibo anche di fronte a questi dati. La fame sofferta da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, è data sia dalla mancata accessibilità al cibo ma anche dalla mancata accessibilità dei loro prodotti nei nostri mercati…

D. Può tare un esempio in proposto?

R. «Il Mali ne e un esempio. La sua è una terra con straordinarie potenzialità che il nostro modello di sviluppo ha deciso dovesse essere destinato alla produzione di cotone semplicemente perché a noi conveniva cosi, limitando le sue potenzialità e privando la popolazione locale della possibilità di importanti produzioni agricole. Ecco perché bisogna ripartire dalle parole d'ordine di Terra Madre: dalle comunità locali e dalla sovranità alimentare».

D. In concreto cosa fa l'Italia rispetto all'allarme lanciato dalla Fao?

R. «Innanzi tutto abbiamo ottenuto un significativo aumento dei fondi destinati alla cooperazione per la lotta alla povertà e per il raggiungimento degli obiettivi del millennio nella Finanziaria. Ma è chiaro che ciò non basta perché siamo comunque lontani dal rispettare gli impegni che ci siamo assunti a livello internazionale. Però c'e stata un'inversione di tendenza. Dopo il disastro del precedente governo che aveva portato i fondi a 382milioni, nella prossima Finanziaria sono tornati a salire a 600 milioni con il 57% di aumento rispetto al 2006».

D. Berlusconi aveva promesso la cancellazione del debito dei Paesi poveri.

R. «Berlusconi aveva fatto grandi promesse riguardo ai fondi per la cooperazione. Addirittura nel 2002 a Palermo annunciò che li avrebbe portati all'1% del PIL. Ebbene, nel 2006 i fondi della cooperazione ammontavano esattamente allo 0,1%. Ma oltre questo abbiamo il caso del Fondo Globale per la lotta alle pandemie (aids, tubercolosi, malaria). Tra il 2005 e il 2006 abbiamo accusato oltre 150 milioni di debito che andranno ripianati con finanziamenti ad hoc e che chiaramente non dovranno gravare sui fondi destinati alla cooperazione.

L'obiettivo di arrivare a destinare entro il 2015 almeno lo 0,7% alla lotta alla povertà deve essere inserito tra le priorità dell'agenda politica del nostro governo. Così come la questione del debito. In poche settimane abbiamo cancellato due importanti tranche di 45milioni di euro ciascuno a Congo, Brazzaville e Kenya. Ma la povertà è argomento che non dovrà essere affrontato solo considerando la quantità degli investimenti ma anche la qualità. Solo con un rapporto di partenariato territoriale paritario che sappia valorizzare le comunità locali e non più con una visione gerarchica neo coloniale o assistenziale che veda due soggetti distinti - il donatore e il beneficiario - potremo superare questa emergenza tenendo conto anche dei problemi climatici prodotti dal nostro modello di sviluppo che, favorendo desertificazioni, dissipazioni delle risorse, disboscamenti, non ha fatto altro che peggiorare la situazione».


Autore:

Umberto De Giovannangeli

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