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Governo Italiano

C_Titolo_ 2

Data:

22/10/2006


C_Titolo_ 2

Sulla decisione del governo che riguarda la moratoria delle esecuzioni capitali, alla Famesina non sono tutti d'accordo: la viceministra Patrizia Sentinelli chiede a Palazzo Chigi di tornare sulle posizioni espresse venerdì scorso e di rispettare la volontà del parlamento. Il 19 ottobre la Commissione affari Esteri della Camera aveva promosso, a voto unanime, la moratoria universale da portare a New York, dopo che già a luglio Montecitorio si era espresso in questo senso. Ma il ministero degli Esteri, a causa del parere contrario di molti partner europei, ha deciso di non dare seguito al progetto, almeno per quest'anno. E all'interno della stessa maggioranza di governo molti hanno protestato.

D. C'è chi lamenta il mancato adempimento, da parte del governo, della volontà parlamentare sulla moratoria, espressa già all'unanimità il 27 luglio scorso.

R. “Credo che proprio questo sia un punto centrale: siamo davanti a una risoluzione del parlamento, che non esprime raccomandazioni né fa pressioni, ma dà disposizioni che il governo è tenuto a osservare: una mozione del parlamento, come avvenuto in questo caso, è un atto formale e richiede una linea di attuazione coerente, anche quando significa assumere posizioni delicate in ambito internazionale. Per questo non possiamo fare a meno di portare la risoluzione al Palazzo di Vetro. Certamente non condivido la linea adottata dall'esecutivo, che ritengo grave. Ma mi auguro anche che il governo voglia riconsiderare le proprie posizioni nei prossimi giorni”.

D. Quando ha letto il comunicato del ministero degli Esteri quale è stata la sua reazione?

R. “Rispetto alle dichiarazioni della Famesina devo chiarire che non sono stata chiamata in causa su questa comunicazione e neppure sono stata informata. Ho preso atto di quanto avvenuto ma ne prendo anche le distanze. Nel comunicato, ira l'altro, si dice che la mozione verrà ripresentata nel 2007, ma a questo punto mi chiedo con quali strumenti il governo abbia intenzione di intervenire. A proposito di quanto emerso in sede di commissione ministeriale, devo ammettere che speravo che alcune posizioni fossero soltanto di natura personale. Il fatto che il presidente della commissione Esteri dica che è meglio fare diversamente da come indicato in parlamento apre la strada a interrogativi di più ampio respiro. Faccio un esempio: in merito al rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, di recente il parlamento ha approvato una mozione che distingue la cooperazione civile dall'intervento militare. Il fulcro della questione è capire, a questo punto, se sì tratta o meno di un atto formale che impegna tutte le istituzioni. E mi auguro ci sia lo spazio, per un ripensamento”.

D. A questo punto la battaglia contro la pena di morte rischia di rimanere ancorata a dichiarazioni di intenti prive di valore formale. Che prospettive ci sono, anche a livello internazionale?

R. “Ritengo che il governo debba farsi forte della posizione che il parlamento ha espresso in modo così chiaro, e portarla in Europa, come alle Nazioni Unite, anche nel caso in cui non tutti i partner comunitari siano dello stesso avviso. Se in caso di decisioni di opportunità, l'esecutivo può anche agire con parziale autonomia, davanti a una delibera parlamentare Palazzo Chigi non ha margini per valutazioni autonome. La pena di morte è un argomento delicato e urgente. Il calcolo dei voti suggerisce che ci sarebbero stateIbuone possibilità di vittoria al Palazzo di Vetro e comunque la stessa società civile, fra cui le associazioni che, come Nessuno tocchi Caino, si battono per l'abolizione della pena capitale, ci invita ad assumere precise responsabilità. I fatti di cronaca degli ultimi giorni, tra cui il suicidio del giovane americano nel braccio della morte, non fanno che confermare una volta di più l'urgenza di affrontare la questione con interventi tempestivi e adeguati.


Luogo:

Roma

Autore:

Tiziana Guerrisi

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