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Governo Italiano

C_Titolo_ 3

Data:

22/10/2006


C_Titolo_ 3

Il fotoreporter Gabriele Torsello è un ostaggio di serie B? Si sta facendo tutto il possibile per lui? Dov'è la mobilitazione di piazza che si vide per la vita delle due Simone, rapite in Iraq? Oggi intanto scade l'ultimatum.

D. Patrizia Sentinelli, lei è viceministro agli Esteri, come risponde a questi interrogativi?

R. «Rispondo di no, che non è assolutamente vero che Torsello sia un ostaggio di serie B. Considerazioni di questo tipo mi sembrano assolutamente fuori luogo in tutti i casi ma soprattutto è poco serio far balenare ipotesi del genere mentre è in corso il sequestro. Una cosa e certa: sia il movimento pacifista italiano, sia il governo non hanno mai fatto graduatone tra rapiti. L'impegno di tutti è massimo perché Torsello possa tornare presto alla sua famiglia e alla sua professione e dunque in libertà. La Farnesina, come è necessario che sia, è impegnata in prima linea. Ci sono contatti diretti della famiglia con l'unità di crisi, c'è il lavoro diplomatico, ci sono stati ripetuti appelli».

D. E la gente come si è mossa?

R. «La partecipazione popolare alla manifestazione di venerdì sera a Lecce dimostra che i rappresentanti delle istituzioni locali e le varie anime della società civile che si sono sempre schierate per la pace sono state tutte presenti. Io stessa sono in contatto con le istituzioni pugliesi. Ieri a Firenze l'assemblea nazionale dei movimenti per la pace e contro la guerra ha lanciato un appello per il rilascio dell'ostaggio. Questa, e non altra, è la realtà».

D. Lei è stata di recente in missione in Afghanistan, e si è occupata dei progetti di cooperazione. Ci può spiegare qual è l'impegno italiano in quel Paese, al di là della missione militare?

R. «L'impegno della cooperazione è già significativo, ma deve essere molto più forte. In ogni caso, quando è stata rifinanziata la missione militare sono stati stanziati anche 17 milioni di euro per interventi di cooperazione per Afghanistan e Sudan. Di questi ben 10 milioni sono già stati destinati all'Afghanistan. Ho potuto vedere con i miei occhi che la popolazione civile apprezza moltissimo e vede con favore questa nostra presenza».

D. Può fare qualche esempio di opere italiane laggiù?

R. «Parlo dell'ospedale di Kabul, che è stato costruito con i nostri fondi e il cui reparto materno-infantile fornisce un vero sollievo alle donne, ai neonati, la cui mortalità è elevatissima, e ai bambini (che nel 20-25 per cento dei casi in quel paese muore entro i cinque anni). Parlo dei progetti per favorire l'inserimento delle donne in attività lavorative: produzione alimentare e catering, artigianato dei lapislazzuli, riparazione di cellulari, costruzione di radio alimentate a energia solare. Queste radio sono fondamentali per impostare l'insegnamento a distanza, in un Paese vasto e con vie di comunicazione disastrate. Progetti portati avanti con competenza e generosità dal nostri cooperanti. A tutto ciò si deve aggiungere quello che facciamo insieme agli organismi internazionali.»

D. Vuole rivolgersi direttamente ai rapitori di Torsello?

R. «Si, proprio in forza di questa presenza di cooperazione italiana, ai rapitori di Torsello, io dico, con il cuore, e molto accorata: liberatelo! L'Italia vi è vicina anche da questo punto di vista, e si sta impegnando sempre di più con gli strumenti della cooperazione».

D. Per il prossimo anno la finanziaria cosa prevede per la cooperazione?

R. «Posso assicurare che, proprio come inversione di tendenza rispetto agli anni passati, si è fatto un passo avanti significativo. Seicento milioni di euro sulla tabella C "Aiuti a dono" permetteranno di fare subito degli interventi incisivi in materia di aiuto pubblico allo sviluppo. Sono soldi "freschi" che gestiamo direttamente noi della Farnesina e soprattutto sono fondi immediatamente disponibili. Rispetto allo scorso anno abbiamo ottenuto un incremento del cinquantasette per cento. E' un dato non sufficiente, se lo mettiamo a confronto con quanto si spende in Afghanistan per gli impegni militari, ma è pur sempre un dato positivo. Un fatto incontestabile di cui, ripeto, i rapitori di Torsello dovrebbero veramente tenere conto».


Luogo:

Roma

Autore:

M. Antonietta Calabrò

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