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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

18/10/2006


Dettaglio intervista

Quel consenso così ampio non era affatto scontato. Quei 186 voti sono il frutto dell'apprezzamento internazionale del ruolo e degli impegni che l'Italia si è assunta nelle aree più calde di crisi. Lealtà e autonomia: sono i tratti distintivi della nuova politica estera italiana, e saranno queste le basi su cui costruire la nostra presenta nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». A sostenerlo e Patrizia Sentinelli, vice ministra degli Esteri.

D. L'Italia fa il pieno di voti per il suo ingresso nel Consiglio di Sicurezza come membro non permanente. Quale è a suo avviso il segno politico di questo successo?

R. «Quel consenso così ampio non era affatto scontato, esso e il frutto del riconoscimento della capacità dimostrata di saper sviluppare una nostra iniziativa autonoma nel contesto delle alleanze internazionali di cui l'Italia fa parte. Quel voto dimostra di come paghi la determinazione ad avere una interlocuzione non subalterna con gli Stati Uniti. La discontinuità con la pratica del precedente governo non solo non ha indebolito i nostri rapporti internazionali ma al contrario li ha rafforzati. Quel voto, infine, dimostra la capacità attrattiva, aggregante, che ha una visione multilaterale delle relazioni internazionali».

D. Autonomia, dunque. E poi?

R. «Lealtà. E' l'altro tratto della nostra politica estera che ha ricevuto il riconoscimento pressoché unanime nella comunità internazionale. Parto dall'esperienza personale di queste settimane: in tutti gli incontri che ho avuto nella mia recente missione in Africa - in Congo, Sudafrica, Etiopia - ho registrato l'apprezzamento per il lavoro che l'Italia sta svolgendo, per la politica che si sta mettendo in campo, nei fatti e non a parole. La stessa missione Unifil in Libano sta a dimostrare che si può essere capaci di avanzare una proposta automa che sappia avere un positivo effetto-traino tra i partner europei e nel Medio Oriente».

D. A partire da queste considerazioni politiche, quali dovrebbero essere le priorità nell'agenda italiana all'interno del massimo organismo decisionale delle Nazioni Unite?

R. «Concordo pienamente con quanto ribadito più volte da Massimo D'Alema: la priorità delle priorità è una soluzione politica del conflitto israelo-palestinese. L'Unità ha avuto il merito di documentare a più riprese la drammatica situazione in cui versa la popolazione palestinese, in particolare nella Striscia di Gaza. Siamo davvero sull'orlo di un baratro. E' necessario moltiplicare gli sforzi perché la questione palestinese divenga centrale nell'agenda politica dell'Europa e nelle relazioni euro-atlantiche, perché altrimenti si potrebbe rischiare, e sarebbe davvero un disastro anche per Israele, che si arrivi ad una guerra civile interpalestinese nei Territori. Dobbiamo riprendere con coraggio la strada dei negoziati, sapendo parlare, come l'Italia sta facendo, con tutti i soggetti della crisi. Un approccio multilaterale si è dimostrato vincente nella guerra in Libano, può esserlo anche nel conflitto israelo-palestinese».

D. Dagli impegni politici alla solidarietà concreta. Cosa sta facendo l'Italia in Palestina. Lo chiedo a lei che ha l'importante delega per la cooperazione internazionale.

R. «Solidarietà concreta è, solo per citare l'ultimo provvedimento preso, stanziare, come ha fatto il governo italiano, 7,2 milioni di euro per aiuti in campo sanitario alla popolazione dei Territori».

D. Il centrodestra rivendica all'azione del governo Berlusconi il successo dell'Italia.

R. «Parole in libertà. In questi giorni sono a Lussemburgo per partecipare alla riunione del Consiglio dei ministri dello Sviluppo in congiunta con quelli del Commercio e degli Esteri. Ogni volta che ho preso la parola in rappresentanza del governo italiano per le diverse sessioni, è stato apprezzato il nostro approccio ai temi in discussione, dalla complementarietà all'integrazione alle politiche per l'Africa. Ma come si fa a sostenere che il successo all'Onu non sia il portato del riconoscimento del ruolo che l'Italia sta svolgendo sullo scenario internazionale. Ho parlato dell'Africa e del Medio Oriente, ma lo stesso discorso vale per l'Afghanistan, dove sono stata di recente in missione. Tutti i nostri interlocutori hanno sottolineato l'importanza di un partner come l'Italia, che è parte integrante di un sistema di alleanze ma che al tempo stesso è capace di far valere le proprie posizioni».


Autore:

Umberto De Giovannangeli

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