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Governo Italiano

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Data:

19/10/2006


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«La richiesta dei rapitori è irricevibile». Così il Sottosegretario agli affari esteri Gianni Vernetti, senatore della Margherita, commenta l'ipotesi di mio scambio tra il fotoreporter Gabriele Torsello, rapito una settimana fa in Afghanistan, e Abdul Rahman, l'afghano che l'anno scorso venne incarcerato nel suo paese perché si era convertito al cristianesimo, e che trovò scampo anche grazie all'asilo offerto dall' Italia. Davanti all'ennesima manifestazione del caos afgano, pero, Vernetti invita a non retrocedere. Fosse per lui, aggiunge, non invierebbe più truppe in Afghanistan, perché «l'Italia ha già deciso di confermare la propria presenza militare e di cercare di aumentare le risorse destinate alla cooperazione e allo sviluppo e alla presenza civile». Tuttavia l'impegno in Libano non cambia i programmi del governo: «Ritirare le truppe sarebbe una scelta unilaterale e inaccettabile - ci dice - sarebbe una scelta contro la Nato, l'Europa e le Nazioni Unite».

D. I rapitori del fotoreporter italiano Gabriele Torsello chiedono uno scambio con Abdul Rahman. Come risponde il governo italiano a questa richiesta?

R. «E' ovviamente una richiesta irricevibile. Non solo il rispetto del diritto internazionale, ma anche quello dell'etica ci impongono di escludere a priori una simile eventualità. Rhaman è in Italia grazie alla concessione del diritto d'asilo, e non possiamo certo scambiarlo».

D. Detto questo, ritiene tuttavia che sia possibile dialogare con i rapitori, giungere a una soluzione per il rilascio di Torsello?

R. «Ovviamente ci stiamo adoperando, stiamo attivando tutte le iniziative possibili per arrivare alla liberazione di Torsello. Possiamo contare sul contributo dell'intelligence, sulla nostra presenza in Afghanistan, sulle strutture militari nostre e su quelle della coalizione. Al tempo stesso teniamo aperti i contatti con le autorità afgane, sia quelle centrali di Kabul sia quelle locali della provincia in cui il nostro connazionale è stato rapito».

D. Cosa si sa di ufficiale sul gruppo di rapitori? Sono legati in qualche modo ai talebani o sono semplici banditi?

R. «Difficile dirlo, ma non è escluso che sia stato rapito da criminali comuni che poi potrebbero averlo rivenduto ai talebani».

D. Con il senno di poi crede che il governo Berlusconi abbia fatto una mossa azzardata a concedere l'asilo a Abdul Rahman, considerando la delicatezza dell'episodio e il fatto che l'Italia è da anni presente in Afghanistan e poteva perciò essere facilmente oggetto di ritorsioni?

R. No, penso di no, perché l'asilo politico è un istituto saggio che quando serve va utilizzato».

D. Lei a luglio è stato in Afghanistan e segue le vicende di quel paese. Che segnali vengono da Kabul?

R. «Vengono segnali in parte positivi e in parte negativi. C'è purtroppo, e senza dubbio, una ripresa dell'attività terroristica talebana nel sud, ma dall'altro lato il governo Karzai sta ottenendo successi. E' un risultato il fatto che sette milioni di bambini vadano a scuola, mentre sotto il regime talebano non era possibile. C'è un parlamento che funziona, e tra quei banchi siede ben il 28% di donne. E' un processo lento, ma si iniziano a costruire strade, infrastrutture e ospedali».

D. Il caos che domina alcune zone dell'Afghanistan è un motivo in più per rimanere, o invece per ritirare le truppe, come a più riprese ha chiesto la sinistra radicale?

R. «Ritirare le truppe sarebbe una scelta unilaterale e inaccettabile, sarebbe una scelta contro la Nato, l'Europa e le Nazioni Unite».

D. Perché è importante rimanere in Afghanistan?

R. «Perché insieme ai nostri alleati europei e americani dobbiamo contribuire a stabilizzare quel paese, combattere il terrorismo, sradicare il narcotraffico. Completare un lavoro che si è iniziato e non si è ancora concluso».

D. Se fosse per lei invierebbe più truppe in Afgnistan, come a settembre hanno deciso di fare i polacchi, mandando altri mille uomini?

R. «No, l'Italia ha già deciso di confermare la propria presenza militare e di cercare di aumentare le risorse destinate alla cooperazione e allo sviluppa e alla presenza civile. Abbiamo anche ristrutturato il progetto relativo alla giustizia, di cui ci stiamo occupando da tempo e che resta fondamentale. Aggiungo, per quanto riguarda la presenza in Afghanistan, che l'impegno in Libano non cambia i piani del governo».


Luogo:

Roma

Autore:

Daniele Castellani Perelli

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