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Governo Italiano

Intervista

Data:

10/11/2006


Intervista

"In Afghanistan serve una svolta, l'opzione militare è stata un fallimento, e ormai non basta più…". Per capire l'effetto-domino della sconfitta di Bush nel "rodeo elettorale" con i democratici, basta sentir parlare Massimo D'Alema. Il ministro degli Esteri partirà questa sera per Kabul portandosi in valigia un'idea nuova, ambiziosa, ma anche molto difficile. "L'ltalia si sta adoperando per organizzare una Conferenza internazionale sull'Afghanistan:vogliamo avviare un ripensamento e un rilancio delle strategie multilaterali, a partire da quell'area". Il responsabile della Farnesina riconosce il cambio di "fase" innescato dall'esito delle elezioni americane. Anche se invita gli osservatori occidentali alla cautela: "Non c'è dubbio che una fase si è chiusa:quella dell' unilateralismo, della dottrina neocon sulla guerra preventiva. Ma la fase nuova che si profila non sarà facile. Bush apre ai democratici, sull'Iraq e sulla politica estera: all'indomani della sconfitta è una scelta obbligata. Bisognerà vedere quali effetti produrrà la "coabitazione" tra la Casa Bianca e il Congresso. Dal punto di vista degli equilibri internazionali, potrebbe anche tradursi in una fase di paralisi del gigante americano. Naturalmente speriamo che questo non avvenga. Ma è un rischio che non si può sottovalutare". Nel frattempo, la chiusura del ciclo politico dei teosofi repubblicani consente all'Europa di prefigurare scenari nuovi. A partire proprio dall'Afghanistan.

"Partiamo da una constatazione oggettiva -dice D'Alema- e cioè che la strategia dell'intervento armato seguita finora si è purtroppo rivelata del tutto inefficace. E questa non è un'opinione, ma un dato di fatto. L'idea della Conferenza internazionale nasce da qui. L'esigenza è quella di sedersi intorno a un tavolo, e avviare un piano di sostegno politico, economico e umanitario per quel Paese. Se noi non facciamo questo, la missione militare è destinata a fallire. Se noi non combattiamo, oltre che i signori della guerra, anche i signori della droga, usciremo sconfitti insieme al popolo afgano. Con una produzione di oppio che rappresenta l'equivalente di 3 miliardi e mezzo di euro l'anno, i talebani hanno risorse per finanziare il terrorismo per i prossimi 5 mila anni...".

Per questo il ministro degli Esteri ha deciso di far precedere il suo viaggio in Cina da una tappa a Kabul. Nella capitale afgana il vice premier italiano sbarcherà questa notte, dopo una tappa a Verona per il Forum italo- spagnolo organizzato dall'Arel. Tra domani e domenica sono in agenda gli incontri decisivi, per tentare di chiudere il cerchio sulla Conferenza internazionale. "Vedrò il presidente Karzai, l'ambasciatore americano a Kabul, l'inviato del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, e gli spiegherò il senso di una proposta che viene non solo dall'Italia, ma da tutta l'Unione Europea". La diplomazia della Farnesina, insieme a quella di Palazzo Chigi, lavora già da qualche giorno, per definire, una piattaforma comune europea. "Prodi ha gia parlato con Tony Blair, e io a mia volta ho avuto colloqui con il ministro degli Esteri tedesco e con il presidente del Parlamento di Strasburgo Borrell. L'Italia è in prima linea, per un progetto politico, economico e umanitario che coinvolga la Ue, le Nazioni Unite, la Nato, i governi dei paesi vicini all'Afghanistan. E su questo progetto speriamo di poter ottenere un consenso anche dall'America, dopo il nuovo corso che si potrebbe aprire all'indomani del voto di martedì scorso. Lo so, non sarà affatto facile. Ma è il momento di tentare. Così, in quell'area, non si può andare avanti".

Le parole di D'Alema risuonano nei palazzi della politica italiana, e sono musica per le orecchie dei leader della sinistra radicale. Soprattutto di quelli che, già da prima dell'estate, reclamano un ritiro immediato delle truppe italiane da Kabul, oltre che da Nassiriya. Ma il ministro degli Esteri tronca sul nascere gli entusiasmi dei partiti che danno voce alle pretese del pacifismo irriducibile del popolo arcobaleno: "Cerchiamo di uscire dalle miserie di casa nostra. Tanto per cominciare, in Afghanistan non c'e una "missione italiana", ma una missione congiunta della Nato, dell'Onu e della Ue, di cui l'Italia fa parte. Detto questo, vedo che verdi, rifondatori e comunisti interpretano le mie parole come una exit strategy. Mi dispiace deluderli, il loro è un classico caso di wishful thinking. E' un'interpretazione arbitraria. Io non solo non ho mai detto, ma non ho neanche mai pensato che l'Italia debba ritirare i suoi soldati da Kabul. Quando affermo che dobbiamo "ripensare" la missione non intendo dire che dobbiamo ritirarci. Se pensassi che questo è l'obiettivo, lo direi in modo esplicito, come ho fatto a suo tempo per l'Iraq. Il vero obiettivo, invece, è restare in Afghanistan, ma in modo diverso, non solo con una presenza militare. La Conferenza internazionale deve servire proprio a definire le modalità del nuovo impegno multilaterale, più vasto e articolato, che dobbiamo garantire in quell'area".

Quando accenna a "quell'area" il vocepremier allarga l'orizzonte. E nel perimetro dell'azione internazionale da rilanciare include anche il Medioriente. "Non possiamo più assistere inerti a quell'immane tragedia", dice il presidente Ds, scioccato dalla strage israeliana compiuta sui civili di Beit Hanun. La solidarietà e la vicinanza al popolo palestinese, che in passato gli è costata anche il sospetto di una "pregiudiziale antiebraica", è oggi più che mai scontata. Ma D'Alema va oltre la ritualità di una polemica domestica che, di fronte alla complessità e drammaticità della questione mediorientale, appare perlomeno inappropriata. Anche su questo fronte, l'Italia sta lavorando:"sono sempre più convinto dell'assoluta necessità ed urgenza di arrivare, per il medioriente, a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul modello di quella che abbiamo approvato per il Libano".

E' un'altra iniziativa ambiziosa, e per certi versi più difficile di quella che riguarda l'Afghanistan. Ma sulla quale il responsabile della Farnesina non rinuncia a giocare un ruolo, e ad azzardare, anche qui, un'intensa azione diplomatica: "E' evidente che soprattutto sulla questione mediorientale serve un'assunzione di responsabilità forte e diretta dell'Europa. Stiamo lavorando, speriamo che questo risultato si possa raggiungere a breve…". In queste ore ministero degli Esteri e presidenza del Consiglio hanno avviato una trattativa con le principali cancellerie europee. L'obiettivo di D'Alema, dopo il suo rientro dalla Cina, previsto per il 15 novembre, è quello di arrivare a una riunione informale del "Quinto", cioè il gruppo dei cinque maggiori Paesi dell'Ue, per concordare il lancio della proposta formale di risoluzione sul Medio Oriente al Palazzo di Vetro. "Non so se ci riusciremo -conclude il vicepremier- ma so che la comunità internazionale ha oggi più che mai il dovere di rilanciare e rafforzare le sue istituzioni". La "lezione americana" del miditerm insegna. Se non ora, quando?


Autore:

Massimo Giannini

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