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Governo Italiano

Intervista

Data:

31/01/2007


Intervista

È stato in qualità di un “vecchio amico” che il Ministro degli Esteri del governo Prodi, Massimo D'Alema, 57 anni, è venuto ad assistere all'insediamento per il secondo mandato del Presidente Luís Inácio Lula da Silva. Unico leader straniero presente alla cerimonia, D'Alema ha avuto un'agenda piena. Nell'ultimo giorno del 2006, si è incontrato con il Presidente e con il Ministro degli Affari Esteri, Celso Amorim. “Abbiamo parlato della necessità di unione tra Brasile e Italia, America Latina e Unione Europea”, ha detto uscendo dall'Itamaraty.

Il giorno seguente, ha ricevuto Comunità Italiana per un'intervista, nella quale ha tenuto a mettere in rilievo i rapporti commerciali tra Brasile e Italia, argomentando a favore della rimozione delle barriere economiche tra i due paesi.

Comunità Italiana - Lei ha qualche progetto per gli Italiani residenti in Brasile nel 2007?

Massimo D'Alema - È chiaro che la presenza degli Italiani in Brasile ci porta ad avere una attenzione speciale. E questo non è facile dato che non abbiamo un bilancio astronomico per venire incontro a tutti. Tuttavia, tenteremo di rafforzare le istituzioni italiane come scuole e camere di commercio che sono importanti per il nostro paese.

CI- Come vede il voto degli Italiani residenti all'estero e come fare affinché tale processo migliori?

Massimo D'Alema - In generale è stata un'esperienza positiva, sebbene recente. Ancora non abbiamo fatto un'analisi specifica. Comunque, se è esistito un aspetto del quale dobbiamo rammaricarci è stato il fatto che ha votato solo una percentuale molto limitata degli aventi diritto. Lavoreremo per tentare di migliorare ed ampliare questa opportunità.

CI- Come analizza le relazioni economiche tra America Latina e Italia?

Massimo D'Alema - I [paesi] latino americani hanno una forte necessità di relazionarsi con l'Europa e non vi sono dubbi che l'Italia si presenta come un grande paese europeo che può rappresentare un ponte tra l'Unione Europea e l'America Latina. C´è stato un errore di valutazione in passato, quando sembrava che l'America Latina fosse un continente dimenticato dalla globalizzazione. Ciò ha portato a un certo deflusso degli investimenti, principalmente nel settore finanziario. Oggi ci troviamo pertanto in una posizione meno favorevole ma, pur così, l'Italia è presente nella regione con le sue imprese. Dobbiamo tracciare una strategia di espansione della presenza italiana, anche puntando sulle piccole e medie imprese che possono contribuire in modo originale allo sviluppo dell'economia latino americana. Ci dedicheremo presto a questo obiettivo.

CI- E in relazione al Brasile?

Massimo D'Alema - Stiamo negoziando. Alla vigilia del secondo turno delle elezioni brasiliane, abbiamo ricevuto una rappresentanza di imprenditori brasiliani in Italia. A marzo dovrà venire il Presidente del Consiglio [Romano Prodi]. Siamo qui anche per preparare quella visita, che dovrà produrre un documento con iniziative concrete che mirano allo sviluppo delle relazioni economiche e degli investimenti italiani. Riteniamo pertanto che gli imprenditori italiani abbiano grandi opportunità qui in Brasile.

CI- La base delle esportazioni brasiliane è l'agrobusiness che risente delle barriere protezionistiche dell'Europa. Come l'Italia potrà aiutare il Brasile nel mercato europeo?

Massimo D'Alema - L'interscambio commerciale bilaterale è favorevole al Brasile. Parlando di barriere e incentivi, i nostri prodotti incontrano più ostacoli in Brasile che non il contrario. Registriamo un saldo commerciale negativo di un miliardo di Euro. Dal nostro punto di vista, il Brasile non può lamentarsi dell'Italia. Sosteniamo da molto tempo la conclusione di accordi commerciali che favoriscano l'eliminazione delle barriere di protezione. Oggi questi accordi sono in parte resi difficili dalle politiche protezionistiche in materia agricola dei paesi più ricchi. Credo che in questo momento il principale ostacolo sia costituito più dalla politica dei sussidi degli Stati Uniti e che non da quella dell'Unione Europea. Dopo la riforma della Politica agricola europea, i sussidi stanno riducendo la loro incidenza. Dobbiamo anche dire che, esistono barriere politiche da parte dei [paesi] latini americani, specialmente per i prodotti industriali e i servizi. Pertanto, l'accordo deve comportare concessioni reciproche.

CI -Crede che, nei prossimi quattro anni del governo Lula, tale questione delle barriere tariffarie sarà il principale tema negoziale?

Massimo D'Alema - Credo la questione debba essere affrontata a livello governativo. Noi speriamo che si giunga a risultati concreti. Non è facile. Dovrà essere prevista una riduzione del sistema di protezione. Non si tratta di un accordo di libero commercio, ma di prevedere quote alte di produzione agricola con l'Europa e credo che sia possibile incontrare un equilibrio vantaggioso per tutti.

CI- La diplomazia del governo Lula in questo primo mandato ha agito in diversi fronti: integrazione dell'America Latina, ricerca di nuovi soci commerciali in Africa e Asia. All'ONU ha lottato per l'aumento dei seggi nel Consiglio di Sicurezza. Con questa diversità di mete, come analizza la politica estera brasiliana?

Massimo D'Alema - Non credo che si possa dire che la politica estera brasiliana non abbia avuto risultati. Vi sono situazioni in cui il Brasile è un grande protagonista su scala internazionale. È un paese che ha peso e voce nelle relazioni internazionali e questo è un risultato. Inoltre, è cresciuto molto il ruolo continentale del Brasile. Il paese è divenuto leader dell'America del Sud a causa del rapporto intenso con tutti i paesi. Ciò porta vantaggi dal punto di vista della sicurezza e stabilità, e anche a livello di sviluppo economico brasiliano.

CI- E dal punto di vista del resto del mondo?

Massimo D'Alema - Dal punto di vista mondiale, dobbiamo considerare che le cose stanno cambiando rapidamente. Esistono paesi che sono emersi e sono protagonisti. Il Brasile fa parte di questo gruppo. Devo dire che oggi al fianco del G8, il Brasile, l'India e altri grandi paesi asiatici rappresentano una realtà molto consistente. La verità è che, nel frattempo, l'altra parte del mondo è rimasta al margine e, pertanto, non si può più parlare di paesi in via di sviluppo perché ci sono nazioni marginalizzate.

CI - Come vede l'attuale Consiglio di Sicurezza delle Organizzazioni delle Nazioni Unite (ONU) e la necessità di sua riforma, che è una delle rivendicazioni brasiliane?

Massimo D'Alema - Riteniamo che l'idea di aumentare il numero dei paesi nel Consiglio di Sicurezza non corrisponde a una necessità. Su questo punto, esiste una differenza di opinione. Chiaro che noi non vogliamo togliere nulla della legittimità delle aspirazioni brasiliane. Il Brasile è un grande paese e agisce legittimamente per un riconoscimento del suo ruolo internazionale. L'ONU riflette un equilibrio di forza creatosi al termine della Seconda Guerra Mondiale, ma, pur così, non siamo usciti da questa configurazione con aumento dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Il grande rischio è di creare un gruppo di paesi che comandano e un gruppo di paesi che non comandano. Il Consiglio di Sicurezza deve dare seggi alle rappresentanze delle grandi regioni del mondo. Noi lottiamo affinché ci sia un rappresentante europeo. Dobbiamo trovare un meccanismo più aperto e democratico.

CI - All'inizio del primo mandato Lula, il mondo ha avuto paura, poiché temeva che questo governo di sinistra potesse portare il paese alla bancarotta. La credibilità di Lula é aumentata? Lula rappresenta una nuova sinistra?

Massimo D'Alema - Si. Questa è la grande sfida della sinistra che ha dovuto conciliare i suoi ideali con la logica di un'economia aperta e di una società pluralista. Il Brasile sta facendo questo. Nel passato, molti avevano una grande paura di Lula. Sono stato in Brasile durante la campagna elettorale per il primo mandato per dare un sostegno in qualità di Vice Presidente dell'Internazionale Socialista. La nostra amicizia è di lunga data e comincia prima della campagna elettorale. C'era effettivamente una grande preoccupazione nel modo imprenditoriale. Ricordo di avere incontrato molti impresari italiani che operano in Brasile e che erano impauriti all'idea che Lula potesse vincere le elezioni. Temevano le nazionalizzazioni e il mancato rispetto degli accordi. Ricordo di avere intermediato un dialogo diretto tra il Presidente Lula e gli imprenditori italiani a San Paolo in cui egli spiegò le sue intenzioni. Dicemmo loro che non potevano avere paura dell'elezione di Lula perché egli rappresentava una sinistra moderna. Devo dire che l'imprenditoria brasiliana ha incontrato un interlocutore serio in Luiz Fernando Furlan, [ministro dello Sviluppo, Industria e Commercio Estero] in questo governo di sinistra. In tal senso, credo che Lula rappresenti una sinistra moderna che persegue la giustizia sociale, la dignità del lavoro e, allo stesso tempo, fa questo rispettando l'economia di mercato. Persino gli Stati Uniti, che hanno perso l'influenza in America Latina, guardano con grande interesse all'esperienza brasiliana e stanno cercando di rafforzare il dialogo con Lula. Il presidente brasiliano è considerato dall'America del Nord, e non soltanto dalla sinistra europea, un grande interlocutore.


Autore:

Fabio Lino

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