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Governo Italiano

C_Titolo_ 2

Data:

15/01/2007


C_Titolo_ 2

«Una conferenza internazionale su giustizia, lotta al narcotraffico e Stato di diritto in Alghanistan», che si terrà a Roma in aprile, è l'impegno nato dalla visita a Kabul del sottosegretario agli Affari esteri Gianni Vernetti, che si conclude oggi. «E' importante - sottolinea - perché è frutto di una collaborazione fra i due governi, quello italiano e quello afghano, con l'Onu. Ma soprattutto perché si tratta di strumenti fondamentali per stabilizzare il Paese: senza stato di diritto non c'è democrazia».

D. Sottosegretario, che situazione ha trovato a Kabul?

R. «Relativamente tranquilla: in alcuni settori ci sono stati miglioramenti incoraggianti. Ma soprattutto il governo afghano appare sempre più sicuro e consapevole del proprio ruolo. Anche il presidente Karzai, rispetto al nostro incontro di sei mesi fa, mi è sembrato più ottimista e rilassato».

D. Il dubbio è sulla sua capacità di controllare il Paese.

R. «Secondo un recente sondaggio il 54% della popolazione lo sostiene. Certo, noi dobbiamo impegnarci, sempre di più. A breve l'Italia, come membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, acquisirà compiti specifici relativi all'Afghanistan. È un legame che sì rafforza, e che ci deve spronare a proseguire nei compiti che ci siamo assunti fin dall'inizio nel processo di ricostruzione civile e democratica. Il nation-building è fondamentale per aiutare i processi di sviluppo democratico. Anche in questo senso la conferenza a Roma è un passo importante, che va nella stessa direzione di quello che ormai da anni stiamo facendo nel Paese.

D. Come si svilupperà questo progetto?

R. «Oggi è stata presa la decisione e sono già avvenuti i primi incontri con il ministro della Giustizia Sarwar Danish, il Consigliere per la sicurezza nazionale Zalmay Rasoul e il rappresentante delle Nazioni Unite a Kabul, Tom Koenigs. Il 16 e il 17 febbraio il presidente Karzai sarà in visita ufficiale in Italia e sarà l'occasione per definire nuovi dettagli».

D. Lei ha incontrato i soldati italiani? Qual è il loro stato d'animo?

R. «Sì, abbiamo visitato il nostro contingente a campo Invicta. Non dobbiamo dimenticare ciò che è successo e abbassare la guardia, ma mi pare che il loro sforzo per aiutare gli afghani oggi sia meglio apprezzato e capito. Gli alpini del 7° reggimento, ad esempio, hanno lavorato nel distretto di Musay, un feudo talebano che nemmeno i russi erano riusciti a conquistare. Loro sono riusciti a guadagnarsi stima e gratitudine portando aiuto concreto. Hanno realizzato 70 pozzi artesiani, costruito un piccolo ospedale, hanno distribuito materiale scolastico che avevano raccolto, con un grande impegno di solidarietà, nelle loro città italiane di provenienza. Cose come queste restano».

D. Lo spettro dell'Iraq incombe sul delicatissimo equilibrio afghano. Sono scenari confrontabili?

R. «No, la situazione è totalmente differente. Anche perché ci troviamo nel Paese con il supporto internazionale e legittimati dall'Onu. E un punto di partenza del tutto diverso, che sta dando i suoi risultati».


Autore:

Carla Reschia

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