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Governo Italiano

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Data:

24/02/2007


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«A questo punto, le nostre ventiquattro imprese che operano in quell'area dovrebbero appellarsi alle clausole previste nei contratti e dichiarare i motivi di forza maggiore, per evacuare dal Delta del Niger tutto il personale italiano impiegato. Si tratta di 627 connazionali». Il viceministro degli Esteri, Franco Danieli, segue con apprensione gli sviluppi del nuovo sequestro di due italiani in Nigeria mentre è ancora in corso quello avvenuto il 7 dicembre scorso e che vede ostaggi dei guerriglieri del Mend, Francesco Arena e Cosma Russo».

D. Viceministro, da chi sono stati sequestrati Lucio Moro e Luciano Passarin?

R. «Non lo sappiamo, nessun gruppo ha ancora rivendicato l'azione».

D. Il vostro è un invito o un ordine di evacuare?

R. «Noi già da tempo avevamo suggerito alle aziende di far rientrare i loro dipendenti. Molte imprese hanno intanto fatto rientrare i familiari e gran parte dei dipendenti sono stati trasferiti a Lagos. Solo che sono costretti a fare i pendolari, il che comporta un ulteriore fattore di rischio. Adesso il nostro è un invito più stringente».

D. Si può parlare del sequestro di persona come una forma di propaganda da parte di gruppi di guerriglieri oppositori politici?

R. «La Nigeria è un Paese di 120 milioni di abitanti che vivono in condizioni drammatiche di povertà, e pur essendo tra i grandi produttori di greggio - mi pare sia all'ottavo posto della classifica - si fa fatica a trovare la benzina, gran parte della popolazione vive in capanne di fango. Fonti delle Nazioni Unite dicono che i diversi gruppi di potere nel corso di qualche decennio abbiano trasferito all'estero una cifra vicina ai 340 miliardi di dollari».

D. Il Mend, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger, chiede per lasciare gli ostaggi la liberazione di detenuti politici e una redistribuzione della ricchezza a vantaggio delle popolazioni del Delta.

R. «La Nigeria vive un momento di transizione istituzionale e di potere: ad aprile si rinnoveranno i parlamenti nazionali e quello federale, i governatori e il presidente della Repubblica. Tenendo conto di questa prospettiva, nel Delta è radicata una galassia di bande criminali, di milizie con motivazioni pseudo politiche, di gruppi che hanno sempre più caratteristiche di natura politica, come il Mend. Che però non è una organizzazione unitaria, è a sua volta una galassia di gruppi».

D. Se questo è il quadro, le trattative in corso per la liberazione degli ostaggi italiani non sono complicate da un ruolo attivo delle istituzioni nigeriane?

R. «Nel caso specifico di Arena e Russo vi è un rapporto tra il governo italiano e quello nigeriano. Noi abbiamo chiesto prima di tutto di non compiere interventi militari, così come è avvenuto per altri sequestri con risultati drammatici. E abbiamo sollecitato, senza però ottenere una risposta positiva, di migliorare le condizioni di detenzione del leader guerrigliero Mujahid Dokubo Asari, di cui il Mend chiede la liberazione».

D. Il Mend ha sempre detto che Francesco Arena e Cosma Russo rimarranno prigionieri fino ad aprile. La fuga dell'ostaggio libanese complica la trattativa per la loro liberazione?

R. «Iman Saliba è stato liberato. Da quella zona non fugge nessuno se non ha i mezzi per farlo».


Luogo:

Roma

Autore:

Guido Ruotolo

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