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Governo Italiano

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Data:

27/02/2007


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D. Tra le deleghe che ricopre attualmente presso la Farnesina, una delle più importanti riguarda le relazioni con l'America Centrale e Meridionale. La sua esperienza in questo ambito è però decennale. Potrebbe parlare delle attività da lei svolte in questo precedente periodo?

R. “Da molti anni, più della metà della mia vita, mi occupo dell'America Latina. All'inizio lo facevo da giovane appassionato della letteratura, delle problematiche varie, poi dal 1989 sono stato nominato responsabile per le relazioni con l'America Latina nel mio partito. Allora era il PCI (Partito Comunista Italiano) poi è diventato Democratici di Sinistra. Quindi, dal 1989 fino a due anni fa, sono stato il responsabile delle relazioni con l'America Latina dei Democratici di Sinistra e ho potuto conoscere, attraverso decine di viaggi e di incontri, tutti i paesi dell'America Latina e quelli dei Carabi. Tutto questo lavoro, che ho svolto per circa sedici anni, è stato poi riconosciuto dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, e dal Ministro degli Affari esteri, Massimo D'Alema, che hanno voluto che tutta questa grande esperienza e, direi, competenza, fosse messa a servizio di questo lavoro più istituzionale”.

D. Potrebbe spiegare in cosa consiste il suo attuale lavoro?

R. “Siamo vari sottosegretari e poi ci sono alcuni vice-ministri, tra cui Franco Danieli, che si occupa degli italiani all'estero. Tutti lavorano insieme al ministro degli esteri D'Alema. Dopo un lungo periodo di disattenzione e disinteresse dell'Italia verso l'America Latina, l'impegno che hanno preso il presidente Prodi e il ministro D'Alema è stato quello di rimettere la politica estera verso l'America Latina tra le priorità. Non dico tra le emergenze, perché purtroppo non le decidiamo noi, ma i fatti. E stando l'Italia collocata proprio nel centro del Mediterraneo, sappiamo tutti quali sono. Ma oltre alle emergenze, ci sono poi delle priorità, che sono delle decisioni politiche, e tra quelle del governo Prodi c'è anche l'America Latina. Io sono lo strumento di attuazione di questa decisione. Il mio compito è fare tutto il possibile per rilanciare la presenza italiana in America Latina e i rapporti dell'America Latina con l'Italia”.

D Un esempio concreto?

R. “Innanzitutto riprendere la presenza diretta in molti di questi paesi. In questi primi mesi di governo, sono già stato in missioni istituzionali in quindici paesi dell'America Latina. In particolare per quanto riguarda il Brasile, nella mia prima missine da sottosegretario (in Brasile sono andato tantissime volte nel corso di vent'anni), a luglio ho accompagnato una delegazione di regioni e città italiane che andavano in Brasile per fare dei progetti di cooperazione decentrata. E in quella occasione, ho potuto avere un incontro in Itamaraty con il mio omologo, oltre che ad incontrare dei vecchi amici che adesso sono nel governo. In quella riunione, fatta a fine luglio dello dell'anno scorso, ci siamo resi conto che l'Italia e il Brasile avevano già firmato nove anni prima un accordo che prevedeva che periodicamente si dovesse tenere la commissione economica mista Italia e Brasile. Nonostante l'accordo avesse già nove anni, la commissione non era mai stata fatta. Allora, abbiamo deciso di avviare subito il lavoro. Il 28 settembre scorso si è tenuta la commissione mista con addirittura agosto in mezzo, che in Italia è come se non esistesse questo mese. Quindi, questo esempio indica che quando c'è la volontà politica si spostano le montagne.

D. Proprio in questa riunione del Consiglio italo-brasiliano per la Cooperazione Economica, Industriale, Finanziaria e allo Sviluppo che Lei ha citato, è stata annunciata l'apertura, all'inizio del 2007, di un gruppo di lavoro intitolato “Tavolo Brasile”. Che cosa sarebbe?

R. “E' il momento in cui sotto il coordinamento del Ministero degli esteri e del ministro D'Alema le istituzioni, altri ministeri che interagiscono con noi, come: Agricoltura, Ambiente, Commercio Internazionale, discutono di tutte le cose che hanno a che vedere con il paese, nel caso il Brasile. Il prossimo incontro si terrà verso la metà di marzo. E a fine marzo il presidente del Consiglio, Romano Prodi, andrà in Brasile”.

D. Allora è confermato il viaggio? E il presidente Prodi andrà anche in altri paesi?

R. “Sì. Andrà in Brasile e Cile. Quindi, il tavolo Brasile è anche in previsione di questo importante viaggio del nostro presidente del Consiglio e, entro la fine dell'anno o poco dopo, si terrà il secondo consiglio italo-brasiliano per la cooperazione Economica, Industriale, Finanziaria e allo Sviluppo, questa volta in Brasile, perché il primo si è fatto qui”.

D. All'Italia interessano tutti i paesi latinoamericani?

R. “L'interesse dell'Italia è verso tutta l'America Latina e Carabi. Naturalmente, ci sono delle cose più o meno mature, paesi più importanti, com'è il caso del Brasile, ma diciamo che l'interesse è verso tutte le realtà latinoamericane”.

D. Lei potrebbe fare qualche anticipazione riguardo il viaggio del presidente Prodi in Brasile?

R.“ Sicuramente ci sarà un incontro con i membri del governo, con il presidente Lula. Anche la parte economica sarà molto rilevante e poi vorremmo con questa visita sviluppare la presenza delle regioni italiane che sono tante e diversissime tra di loro, dai distretti industriali, della società civile, della cooperazione, dell'università e della cultura. Parlando in particolare della cooperazione, un'idea che è stata lanciata nell'incontro che abbiamo fatto il 31 dicembre nella residenza di Lula, insieme al ministro degli Esteri D'Alema, è stata quella della possibilità di avere della cooperazione tra l'Italia e il Brasile per operare in iniziative verso paesi in maggiori difficoltà. Il Brasile è in condizioni non solo di ricevere cooperazione, ma di dare. Sappiamo che in alcuni casi è ancora necessario l'aiuto, che ci sono i problemi sociali, ma il Brasile è un grande paese. Possiamo dire, una potenza mondiale. Quindi, è in grado di collaborare insieme all'Italia per fare una triangolazione: cooperazione Italia-Brasile verso un paese che ha bisogno di aiuto. Per esempio, un'idea che abbiamo sottoposto al presidente Lula è di fare una cooperazione verso l'isola di Haiti, perché il Brasile dirige le forze delle Nazioni Unite in Haiti, avendo così una presenza diretta e tra l'altro, molto difficile. L'Italia è presente in cooperazione sia ad Haiti che in Repubblica Dominicana. Uno dei problemi che c'è su quell'isola è la frontiera, la deforestazione dell'Haiti, le centinaia di migliaia di haitiani che entrano in Repubblica Dominicana e vengono usati come manodopera con una serie di problemi sociali molto forti. Allora, se questi nostri due paesi collaborassero in un progetto di cooperazione verso una realtà molto meno sviluppata, sarebbe una grandissima opportunità di pensare al futuro, superando vecchi schemi e facendo cose molto utili”.

D. sappiamo che i rapporti universitari tra Brasile e Italia non sono ancora ben sviluppati come invece succede con il Brasile ed altri paesi. E' in programma un avvicinamento anche in questo settore?

R. “Si, questo è vero. Sul versante universitario ci sono molti contatti. Molte università italiane collaborano con delle università brasiliane. Qualche passo in avanti è stato fatto, però, i veri passi in avanti arriveranno non solo dalla buona volontà di tanti professori, lettori, operatori che pure già c'è, ma quando ci saranno le risorse per pagare alcune decine o centinaia di borse di studio per studenti, laureati brasiliani che possano essere interessati ad un master o altro tipo di approfondimento delle proprie specialità in Italia e viceversa. Il 28 settembre, nel Consiglio italo-brasiliano, c'erano dei rappresentanti del mondo accademico e uno dei temi era proprio questo. Ovviamente, nessuno ha la bacchetta magica per risolvere dei ritardi di decenni, però abbiamo individuato il problema”.

D. Attraverso i suoi viaggi, che idea si è fatto di questa America Latina che cambia e in modo piuttosto veloce?

R. “L'idea di una realtà molto viva, dinamica, soprattutto che ha voltato pagina rispetto alla corsa delle due “g”. C'è stato un periodo in cui sembrava che ovunque dovesse cadere o nel versante “golpe” o nel versante “guerriglia”. Finalmente, grazie ad una grande evoluzione culturale, ha superato o sta superando questa dualità e sta scoprendo sempre di più se stessa. Negli ultimi dieci anni, ben quattordici presidenti sono stati cambiati prima dello scadere del proprio mandato, però mai attraverso il golpe, ma sempre con un percorso istituzionale. Questa è una novità importantissima che vuole dire che anche in situazioni di tensione prevale la volontà democratica. L'Italia vuole contribuire alla coesione sociale e alla stabilità democratica dei paesi dell'America Latina. Questo significa collaborare alla crescita economica, all'integrazione commerciale. Siamo a livello europeo uno dei paesi che più spinge perché si facciano gli accordi tra Unione Europea e le singole regioni latinoamericane. Quindi, la nostra volontà è di lavorare perché l'integrazione latinoamericana non guardi solo al proprio interno ma al proprio esterno e che l'Europa sia uno dei punti di riferimento centrali, superando anche certe chiusure protezionistiche. Se si facesse l'accordo tra l'Unione Europea e il Mercosud si creerebbe, forse, il principale mercato economico del mondo con 650 milioni di abitanti. Quindi, con molta pazienza e tranquillità, ma anche con tanta determinazione, stiamo lavorando perché questo dialogo Europa e blocchi regionali dell'America Latina avvenga velocemente”.

D. In base a quello che ha potuto conoscere, che impressioni si è fatto del Brasile e del suo popolo?

R. “Ci sono dei grandi cambiamenti rispetto ai primi tempi, quando mi trovavo in Brasile per i primi contatti politici, per esempio con il Partito dei Lavoratori che iniziava a fare i primi passi, con altre forze politiche e sindacali. Adesso vedo una situazione molto più matura, anche con tutti i problemi e difetti che possono sorgere. Noto che la popolazione ha un atteggiamento vigile, critico. Non ci sono tabù. Se c'è una critica da fare, anche allo stesso presidente Lula, la gente non ha problemi a farlo. Direi che attraverso il ritorno alla democrazia, i governi post periodo militare, dopo il periodo di Collor, dopo l'esperienza del presidente Cardoso, che ha avuto tante ombre come tutti, ma sicuramente ha dato un grande contributo alla stabilizzazione democratica, adesso c'è la fase della maturità, dove finalmente si comincia a pensare al futuro”.


Luogo:

Roma

Autore:

Ana Paula Torres

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