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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

02/02/2007


Dettaglio intervista

Non piacque allora a Patrizia Sentinelli il modo in cui furono raccolti i fondi con gli sms per lo tsunami. E non le piacerebbe che la nuova Agenzia, prefigurata dalla legge delega sulla riforma della cooperazione e approvata a Caserta alcune settimane fa, diventasse una sorta di assopigliatutto, come qualcuno teme, che drena denaro dai cittadini sottraendo governo e ministero degli Esteri dalle sue responsabilità: «Quelle - dice - di fare cooperazione attraverso l'Aps», l'aiuto pubblico allo sviluppo. E' uno dei temi sul tappeto di una legge di riforma sulla quale la viceministro degli Esteri con delega alla cooperazione ha ricevuto molti plausi ma anche mugugni e distinguo, persino dalle Nazioni Unite. «Dico subito - precisa Sentinelli - che lo strumento della legge delega era il modo più rapido per uscire da uno stallo sulla riforma durato troppi anni».

D. C'è chi ha storto il naso anche nel suo partito...

R. “Non si deve pensare che la legge delega significhi sottrarre al Parlamento la sua funzione. L'iter sarà lungo e la legge migliorabile proprio attraverso il dibattito parlamentare. Ma intanto c'è uno strumento su cui ragionare. Lo dico all'opposizione e lo dico agli alleati. Abbiamo ereditato un'urgenza e io sono contenta di aver preparato uno strumento su cui si può subito lavorare”.

D.Lo dice anche all'Onu che l'ha rimproverata?

R. “Occorre essere chiari. Le legge è uno strumento che resta ma poi ci sono i governi che danno gli indirizzi politici. La cooperazione del nostro paese abbraccia quindi la scelta multilaterale di un governo che intende lavorare all'Onu e con l'Onu. Le dico di più: la legge fissa dei paletti quando parla di diritti umani, di beni comuni, di diritti dei paesi in via di sviluppo. Tutto si può migliorare, ma i riferimenti sono chiari come lo è quello all'Onu”.

D. Qualcuno teme una privatizzazione dell'Aps quando si scrive che l'Agenzia potrà drenare denaro non solo pubblico.

R. “Bisogna intendersi. lo non escludo che l'Agenzia, ente pubblico autonomo ma radicato nel ministero degli Esteri, possa beneficiare di fondi esterni all'aiuto pubblico. Perché no su questo o quel progetto? Ma con la chiarezza che conferma una presa di responsabilità. L'agenzia nasce per gestire denaro pubblico, quello che l'Italia destina alla cooperazione. Nessuna privatizzazione”.

D. Nessuno scippo al mondo dell'associazionismo?

R. “Assolutamente. Non ci deve essere nessun timore che il ruolo dell'Agenzia prefiguri l'idea che lo stato voglia essere onnipresente. Iniziative come gli sms, nel modo in cui la cosa fu gestita, non si ripeteranno. Ma se non è quella la via, questo non vuol dire che non ci debba essere rapporto con i privati.

D. Anche con le imprese?

R. “Anche con le imprese, che possono ad esempio svolgere un ruolo importante sul piano della formazione. Mi è capitato di dire che le nostre imprese, anziché partecipare impropriamente com'è avvenuto, alle gare nei paesi in via di sviluppo, possono benissimo trasferire conoscenze e competenze italiane. Anche questa è cooperazione, una cooperazione con molte facce. Penso alla decentrata ad esempio, la cooperazione degli enti locali, un'esperienza italiana importante che va sostenuta e valorizzata”.

D. C'è stata una polemica con la Protezione civile?

R. “No, la Protezione civile può svolgere un ruolo importante nella prima emergenza. Ma non spetta a lei fare cooperazione”.

D. Se l'Agenzia gestisce anche l'aiuto umanitario non si correrà il rischio che, attuando per legge gli indirizzi della politica estera, sottovaluti un'emergenza rispetto a un'altra proprio per motivi politici?

R. “E' un problema su cui ho molto riflettuto, ma guardi, non si sarebbe al riparo nemmeno se un fondo umanitario fosse altrove, presso la presidenza del consiglio o un altro ministero o con una caratteristica di autonomia dall'Agenzia. C'è sempre il rischio di sbagliare le priorità. Dico però che la legge è molto chiara negli indirizzi di base che tutelano scelte che vanno nella direzione delle popolazioni in difficoltà”.

D.Si sente la coscienza a posto?

R. “Abbiamo fatto il possibile e molto dobbiamo ancora fare. Penso all'Afghanistan ad esempio. Dobbiamo impegnarci di più nella cooperazione civile e ci stiamo lavorando”.

D. Separando civili da militari?

R. “Si, se sta alludendo al caso di Herat. Tre esperti sono rientrati e stiamo individuando un nuovo compound fuori da quello militare. Ma, ripeto, la cooperazione fa parte della politica estera. Ecco perché è importante la Conferenza internazionale coi vari attori regionali, ecco perché vanno studiate operazioni di contrasto sul narcotraffico che non siano le eradicazioni ma una politica di acquisito a scopo medicinale dell'oppio ad esempio.., ecco perché sono importanti questi primi trenta milioni di euro aggiuntivi per la cooperazione. Ma dico anche che tutto questo deve rientrare in una strategia di discontinuità”.


Autore:

Emanuele Giordana

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