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Governo Italiano

Intervista

Data:

08/04/2007


Intervista

ROMA "Il vertice apre una prospettiva multilaterale per la stabilizzazione dell'Iraq”. Il viceministro degli Esteri, Ugo Intini, è favorevole all'approccio allargato della conferenza internazionale per la stabilizzazione dell'Iraq di Sharm el Sheik perché “questa filosofia è quella che l'Italia persegue da tempo in tutte le aree di crisi, dalla Palestina, al Libano all'Afghanistan”. Intini conferma che l’Italia parteciperà anche all'Iraqi Compact, il foro di dialogo economico che riunisce i paesi donatori, che precederà il vertice.

D. La prima conferenza a Bagdad è stato un momento di confronto, non c'è il rischio che il numero di paesi invitati a Sharm el Sheik rischi di complicare la possibilità di raggiungere accordi concreti?
R. “Rispetto a quella di Bagdad questa conferenza è importante sul piano politico perché accetta la filosofia del multilateralismo ma anche perché sale di livello e stavolta a discutere della stabilizzazione dell'Iraq ci saranno i ministri degli Esteri di diversi Paesi. Per la prima volta probabilmente potremmo vedere intorno allo stesso tavolo Condoleezza Rice e i ministri degli Esteri di Siria e Iran”.

D. Cosa si aspetta l'Iraq da questa conferenza?
"La crisi irachena si può risolvere soltanto con la collaborazione dei Paesi confinanti. L'Iraq si aspetta molto dai colloqui con i sauditi e gli iraniani e il vertice sarà un punto di partenza nel processo di "confidence building", un passo fondamentale per stabilizzare la regione”.

D. Cosa si aspetta invece la comunità internazionale?
R. "La conferenza sarà l’occasione per tentare di fermare quello che viene chiamato "un treno in corsa destinato ad andare contro un muro":la crisi sul programma nucleare militare iraniano, che di sanzione in sanzione rischia di scatenare un conflitto".

D. In Egitto si potrà discutere anche di altre crisi in corso nella regione?
R. "E quello che auspichiamo: la pluralità di attori coinvolti potrebbe diventare anche l'occasione per parlare della crisi libanese e palestinese. Per quanto riguarda l'Iraq sarà un primo passo, possiamo chiamarla la "Bagdad II" a cui sarà sicuramente necessario aggiungerne degli altri per arrivare alla pacificazione del Paese".


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