Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Intervista

Data:

23/05/2007


Intervista

”Bisogna insistere nel rinforzare il ruolo dell'Unione africana nella gestione della crisi somala. L'organismo del Continente nero va sostenuto, altrimenti si rischia di lasciare allo sbando il Corno d'Africa, regione di estrema importanza negli equilibri geo-politici dell'intera area”.

Di ritorno da una breve visita a Mogadiscio, il vice ministro degli Esteri con delega all'Africa subsahariana, Patrizia Sentinelli, riporta all'attenzione della comunità internazionale il rebus somalo.

«L'Italia ha già stanziato dieci milioni di euro per sostenere il dispiegamento della missione Amisom, predisposta dall'Unione africana», riferisce il vice ministro ad Avvenire. Degli ottomila uomini che dovrebbero prender parte alla missione, ad oggi sono in Somalia soltanto 1.500 militari dell'esercito ugandese. «Burundi e Nigeria hanno annunciato l'inizio della loro partecipazione ad una forza di interposizione in tempi brevi spiega ancora la Sentinelli - Le forze del Burundi, in particolare, hanno pressoché completato il periodo di training previsto».

«Non v'è dubbio prosegue la Sentinelli che i ritardi nell'organizzazione della missione siano dovuti anche a riserve di tipo politico, legate alla grande insicurezza che permane a Mogadiscio. Per questo la comunità internazionale deve far sentire il più possibile il proprio sostegno all'Unione africana, chiamata a una grande sfida, quella di riportare pace e stabilità in Somalia».

«Naturalmente sottolinea ancora il vice ministro la questione sicurezza non può essere separata dalla necessità di avviare un serio processo di riconciliazione nazionale». Proprio il nodo della riconciliazione è stato uno dei principali temi che la Sentinelli ha affrontato con le autorità somale a Mogadiscio. «Il presidente Abdullahi Yusuf ha assicurato che il percorso sarà inclusivo: anche gli esponenti delle Corti islamiche, posto che abbiano rinunciato all'uso della violenza, potranno prendere parte ai lavori della Conferenza di riconciliazione, il cui inizio è previsto per il 14 giugno».

La formula che verrà adottata sarà la già nota "4.5", che garantirà un numero uguale di rappresentanti ai quattro maggiori clan (Dir, Darood, Hawiye e Digil-Rahanweyn) e la partecipazione, in misura inferiore, delle minoranze. «Yusuf ha promesso che i clan potranno indicare autonomamente i propri esponenti - osserva la Sentinelli - Sono parole importanti, ma ora è importante che questa condizione sia implementata nei fatti». Il vice ministro fa poi notare come anche il clan Hawiye, i cui uomini a fine aprile si sono resi protagonisti di scontri cruenti con le truppe governative, abbia siglato un documento con il quale rinuncia alla lotta armata. «Siamo all'inizio di una fase cruciale: sappiamo bene che il processo di riconciliazione nasconde delle fragilità - ammette la Sentinelli - ma non dobbiamo permettere che questa finestra di speranza che si è aperta si richiuda bruscamente».

Se l'Unione europea «si sta muovendo in modo adeguato», gli Stati Uniti, che hanno appoggiato l'operazione etiopica in Somalia in funzione anti-islamica, secondo la Sentinelli sono disponibili ora a sostenere la riconciliazione «senza interferenze». «Non possiamo rassegnarci al conflitto», conclude il vice ministro, che di Mogadiscio, nonostante le distruzioni subite, conserva il ricordo di una città «dalla bellezza struggente, indimenticabile».

Autore:

Paolo M. Alfieri

2870
 Valuta questo sito