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Governo Italiano

Intervista

Data:

06/06/2007


Intervista

Come depotenziare il "problema Russia"? Continuando a incalzare Mosca sui diritti umani, ma evitando di assumere posizioni unilaterali. Insomma, serve il dialogo. Ma serve anche la pazienza, visto che “la Russia è ancora in una fase di transizione, oscilla tra progressi democratici e autoritarismo. Bisogna quindi scongiurare quelle scelte che stimolano la loro sindrome d'accerchiamento”. È questa la ricetta di Famiano Crucianelli, sottosegretario agli Esteri, che analizza le problematiche — dallo scudo stellare al Kosovo — che contrappongono, come una volta, Washington a Mosca. Evidenziando come l’Europa, senza una posizione unitaria, rischi di essere travolta dagli eventi.

D. Sottosegretario, si è aperto il G8. C'è il rischio che le tensioni russo-americane ipotechino l'andamento del vertice di Heiligendamm?
R. “La questione dei rapporti con la Russia è senz'altro centrale e spero che il G8 l’affronti nei termini giusti. Il che significa evitare posizione unilaterali, utili alla propaganda ma inadatte a risolvere i problemi sul tavolo: il pericolo di un archeologico ritorno allo scontro tra potenze e quello di una nuova corsa al riarmo, innanzitutto. Ma anche il rischio, conseguente, che l’Ue si ritrovi indebolita. C'è poi il problema Kosovo, che può investire l'Europa e tra i paesi europei l'Italia per prima. La situazione è delicata. Serve senso di responsabilità e occorre anche capire quello che sta accadendo in Russia”.

D. Che sta accadendo?
R. “La transizione non è finita, c'è un’altalena tra progressi democratici e autoritarismo. Le politiche che dobbiamo promuovere devono incoraggiare la democrazia. Dobbiamo criticare senza indugi le violazioni dei diritti umani, ma scongiurare allo stesso tempo quelle scelte che stimolano la sindrome dell'accerchiamento. Un problema storico, per la Russia, oggi rialimentato da certe strategie”.

D. Si riferisce allo scudo stellare?
R. “Sì e mi riferisco a Polonia e Repubblica ceca, che sul tema non hanno consultato la Nato, rompendo l'equilibrio tra le potenze, mettendo fuori gioco l'Europa e complicando, per quest’ultima, il rinnovo del partenariato strategico con la Russia”.

D. Anche la Germania, alla stregua di Polonia e Repubblica ceca, ha però scavalcato i partner europei quando nel 2005 ha siglato con Mosca l'accordo sul gasdotto del Baltico.
R. “Il timore è che ognuno degli stati membri negozi per conto suo con Mosca. La Russia è politicamente interessata a un’Unione europea forte e protagonista, ma se manchiamo di una strategia condivisa il Cremlino, come sta accadendo, tende a ignorare l'Europa come entità politica e preferisce il dialogo bilaterale”.

D. Fino a qualche anno fa, tuttavia, l'Europa era per la Russia un importante riferimento.
R. “È successo che nel frattempo la Russia abbia trovato, con Putin, una nuova considerazione di sé e una sua fierezza nazionale. Che però è densa di rischi, alimenta una politica di potenza e porta a dichiarazioni pericolose come quella, recente, sui missili puntati sull’ Europa. L'inasprimento dei toni può portare inoltre alla riapertura di quei "conflitti congelati" — Transnistria, Abkazia e Ossezia —tipici dello spazio post-sovietico. Mettiamoci anche il Kosovo, che non fa parte di quest’area geografica ma che rientra in questa prospettiva. Anzi, proprio il Kosovo potrebbe decongelare questi conflitti.

D. L'impressione è che le posizioni, sul Kosovo, siano distanti. Lo spazio per il compromesso in sede Onu pare inesistente.
R. “Il compromesso è estremamente difficile e la minaccia di veto da parte della Russia è forte. Non dobbiamo guardare alla soluzione "astrattamente" più giusta. Serve piuttosto realismo politico, optare per la scelta che faccia meno male. Ci vuole responsabilità, anche da parte russa. La Serbia non può rivendicare la sovranità. Ma l'indipendenza di Pristina, al momento, non può essere tout court. Vanno verificati gli standard democratici, poste le condizioni per il progresso socio-economico, rispettati i luoghi di culto serbi. In generale, verso Belgrado, è opportuna un’apertura. La possibile riattivazione degli accordi di associazione e stabilizzazione, favorita dalla cattura del generale Zdravko Tolimir e da tempo auspicata dall’Italia, è senza dubbio un fatto positivo, capace di spezzare l'isolamento della Serbia. Alla quale vanno date garanzie e rassicurazioni”.

D. Tornando alla Russia. Come valuta le relazioni tra Roma e Mosca?
R. “Buone. Ci sono certamente terreni di discussione e contenzioso politico, soprattutto in merito al rispetto dei principi democratici e dei diritti umani. Detto questo, c'è una serie fruttuosa di rapporti, economici e finanziari, che hanno una lunga tradizione”.


Autore:

Matteo Tacconi

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