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Governo Italiano

Intervista

Data:

03/06/2007


Intervista

“Condanniamo il raid americano, che complica un processo negoziale già difficoltoso e denso di incognite”. La viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli è recentemente rientrata da una visita a Mogadiscio che a metà di maggio ha segnato il ritorno di un esponente del governo di Roma nella capitale somala dopo 20 anni.

Una visita in cui ha ribadito l’interesse dell’Italia per la conferenza di riconciliazione somala annunciata per il prossimo 14 giugno, ma che voci insistenti danno per nuovamente rimandata.

D. Come giudica il bombardamento Usa di ieri in Somalia?
R. “Ripetiamo, come abbiamo già fatto a gennaio in occasione di altri raid Usa, che questo non è il modo giusto di procedere. L’Italia e l’Unione europea stanno faticosamente accompagnando il processo politico per cercare di riconciliare quella terra. Queste azioni rendono le cose più difficili”.

D. Che bilancio ha tratto dalla sua recente visita somala?
R. “Innanzitutto abbiamo riaperto un canale diretto di comunicazione con Mogadiscio e con il governo dell’autorità transitoria. Abbiamo parlato con il presidente Abdullahi Yusuf, con il premier Ali Mohammed Gedi, con il presidente del “comitato degli indipendenti” Ali Mahdi. Con questa visita, abbiamo voluto significare il nostro interesse rinnovato per quella terra e per l’intero Corno d’Africa. E sottolineato l’auspicio dell’Italia affinché la tanto pubblicizzata conferenza di riconciliazione si faccia e sia il più incisiva possibile”.

D. Non le sembra che questo governo, che ha scarso sostegno da parte della popolazione, non sia il soggetto politico più adatto per un’iniziativa tanto ambiziosa?
R. “In questo momento, il governo è sicuramente in difficoltà e ha comportamenti poco sostenibili. Noi abbiamo espresso le nostre preoccupazioni senza mezzi termini. Certo, le incognite restano. E i dubbi pure: ma la speranza è che questa conferenza sia l’avvio di un processo suscettibile di ridare un po’ di pace a quel paese”.

D. Una conferenza in una Mogadiscio occupata dagli etiopi non rischia di essere svuotata di senso?
R. “Questa è la grande contraddizione: abbiamo fatto presente che è difficile tenere una conferenza credibile con le truppe etiopiche ancora nel paese. Lo abbiamo detto chiaramente tanto al presidente Yusuf che al premier Meles Zenawi, che abbiamo incontrato ad Addis Abeba. E’ imperativo sostituire al più presto i soldati etiopici con i militari dell’Amisom, la missione dell’Unione africana in Somalia.

D. Come giudica il rifiuto del governo somalo di includere le Corti islamiche come soggetto politico nella conferenza?
R. “Le Corti sono rappresentate solo all’interno della struttura clanica, che costituisce il framework di riferimento della conferenza. Sappiamo che i loro esponenti vorrebbero una rappresentanza in quanto soggetto politico. Non ci sembra che ci siano le condizioni per un tale gesto. Lo ripeto: quello di oggi è un avvio, molto difficile, che speriamo riesca a portare sul medio periodo a un processo realmente inclusivo, in cui siano coinvolte tutte le anime della Somalia – anche gli islamici e la società civile, che lamenta giustamente si essere presa in scarsa considerazione nell’attuale fase politica”.


Autore:

S. Li.

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