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Governo Italiano

Articolo

Data:

10/07/2007


Articolo

Il Governo italiano sta dimostrando grande attenzione verso l’Africa. Sul piano europeo, come indica la nostra convinta partecipazione al dialogo fra l’Unione europea e l’Africa, dai temi dello sviluppo a quelli del consolidamento democratico, a quelli legati alle migrazioni; come Paese membro del G-8, che ha avviato una stretta concertazione con i Paesi africani; come parte del gruppo di contatto sul Darfur, che ha appena tenuto un’importante riunione a Parigi sulla drammatica crisi in atto in quella regione; infine, come Paese fortemente impegnato a promuovere la stabilità e la pace nel Corno d’Africa all’interno del gruppo di contatto sulla Somalia.

Stiamo rilanciando anche i rapporti bilaterali con alcuni dei grandi protagonisti africani, nella convinzione che il ruolo dell’Africa stia giustamente crescendo sullo scenario internazionale. L’Africa è infatti destinata a contare sempre più negli equilibri mondiali nei prossimi anni. Il rischio, per i Paesi europei, è di non cogliere fino in fondo questa realtà. È dunque anzitutto l’Europa a dover riconsiderare, come in parte sta facendo, gli elementi strutturali del suo rapporto con l’Africa. L’Italia darà il suo fattivo contributo a questa riflessione sulle politiche europee verso il Continente.

Con i Paesi africani vogliamo instaurare un rapporto articolato, ampio e paritario che apra nuovi filoni di collaborazione, superando definitivamente schemi di cooperazione asimmetrici. E un approccio nuovo, fondato sulla strategia della presenza, della conoscenza e dell’ascolto. L’Africa è ricca di culture, tradizioni e storia. La sua realtà è composita, diversificata, originale, e le sue giovani popolazioni aspirano ad un futuro migliore. L’Africa sta cambiando e gli africani non intendono affidare a terzi le redini del proprio destino: la solidarietà non comporta alcuna rinuncia al principio della responsabilità.

Per l’Italia, tre sono le direttrici di una nuova politica verso il Continente:

• Primo, consolidare l’inversione di tendenza, già avviata dal Governo italiano, dell’aiuto pubblico allo sviluppo, destinato alle aree più svantaggiate del Continente, aumentando le risorse disponibili.

• Secondo, individuare nuove opportunità di cooperazione economica. Alle situazioni drammatiche come la povertà, l’Aids/Hiv, le tensioni, le crisi umanitarie, si aggiungono fattori molto diversi e concreti segnali di speranza. È l’altro volto dell’Africa: una crescita economica media intorno al 5%, la riduzione del numero dei conflitti, i progressi nei settori della governance democratica, trainati da alcuni casi di successo.

• Terzo, rilanciare il dialogo politico con importanti attori regionali che, come nel caso del Sudafrica, sono decisi a organizzare su basi solide la cooperazione fra Europa, Nazioni Unite e organismi africani.

E’ per noi fondamentale anche il metodo con il quale si articola una nuova strategia verso l’Africa. L’Italia intende porsi con una strategia d’insieme. Vogliamo rivolgerci all’Africa in modo coerente, come sistema. Abbiamo già adottato quest’ottica verso l’Asia e verso l’America Latina; intendiamo applicarla anche per rilanciare la presenza italiana in Africa. Siamo consapevoli che solo lo stretto coordinamento tra i vari attori può garantire sostenibilità e serietà agli impegni. La nostra azione ha l’ambizione di durare nel tempo e costruire relazioni solide ed efficaci, un vero e proprio partenariato ispirato al rispetto e all’amicizia.

E’ questa la tela di fondo su cui si svolge l’importante visita in Sudafrica, organizzata congiuntamente dal Governo italiano e da Confindustria.

Il Sudafrica è, per molti versi, una nazione di riferimento per l’intero Continente. La nostra visita ha anzitutto una valenza politica. Da un lato, intendiamo manifestare concretamente l’apprezzamento per l’equilibrio e la saggezza con cui si è sviluppato il processo democratico post-apartheid, tanto da costituire un modello per altre aree società e sistemi politici in transizione. Dall’altro, l’Italia vuole porsi come un interlocutore privilegiato verso un Paese molto attivo internazionalmente e non solo sullo scacchiere africano. Con Pretoria il dialogo è una consuetudine ben radicata e ho già incontrato in più occasioni, a New York e a Roma, il ministro Dlamini Zuma. La nostra comune partecipazione al Consiglio di sicurezza Onu per il biennio 2007-08 conferisce carattere strategico e profondità di orizzonti alla nostra cooperazione.

La visita ha un importante risvolto economico. Vogliamo accentuare la nostra presenza commerciale e di investimento in uno dei più ricchi, vibranti e organizzati mercati del Continente. Non è un caso che si svolga proprio in Sudafrica la più grande missione che la Confindustria italiana abbia organizzato nell’Africa subsahariana. In Sudafrica troviamo anche una comunità italiana - la più grande del Continente - molto attiva e ben inserita nell’ambiente locale. Possiamo sviluppare un rapporto nuovo nella cooperazione umanitaria, scientifica e tecnologica. Sono in corso programmi per l’elaborazione di un vaccino contro l’Aids/Hiv. Inaugureremo a Città del Capo il terzo polo dell’Istituto di ingegneria genetica e biotecnologia di Trieste. Vi sono progetti per la formazione di "peace-keepers".

Dunque, molti cantieri sono aperti. Italia e Sudafrica possono fare molta strada assieme, sviluppando un rapporto equilibrato, che comprenda campi d’azione comune nuovi, come le energie rinnovabili e sostenibili, la cooperazione "triangolare" verso Paesi e regioni meno sviluppati, la stabilità e il consolidamento delle istituzioni politiche nelle democrazie nuove e fragili.

Siamo perciò ad un punto di partenza, non di arrivo. E L’Italia intende investire nel futuro sudafricano, che apre prospettive anche per il futuro dell’Africa intera.


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