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Governo Italiano

Intervista

Data:

05/07/2007


Intervista

«Capisco le critiche che “Sbilanciamoci!” muove al governo, quello che posso dire è che stiamo invertendo una tendenza». Ad affermarlo è il sottosegretario al ministero degli Esteri Patrizia Sentinelli, forte dei 600 milioni di euro stanziati nell’ultima finanziaria a differenza dei 400 del governo Berlusconi. Ma non basta. Nel Dpef si è deciso di incrementare (ben 4700 miliardi di euro) le risorse per gli aiuti pubblici allo sviluppo. L’obiettivo che si è proposto infatti il governo è quello di stanziare tali fondi per arrivare alla fine del 2008 con lo 0,33 del Pil investito per gli aiuti allo sviluppo. Cifre comunque ben distanti da quelle decise al summit di Rio de Janeiro del ‘92 che ha previsto lo stanziamento dello 0,7 del Pil.

D. Ma lei ammette però che dal libro bianco della campagna “Sbilanciamoci!” emerge un quadro non roseo della cooperazione internazionale italiana?
R. «Iniziamo col dire che non solo apprezzo il lavoro di “Sbilanciamoci!” sulla cooperazione, ma ritengo la loro attività indispensabile. Senza la loro spinta dal basso e senza le loro giuste critiche il mio sarebbe un lavoro monco. Poi per il resto devo dire che l’analisi del libro bianco è giustamente severa, ma anche che conferma quello che vado dicendo da mesi: bisogna investire maggiormente su questo settore, ristabilendo trasparenza dei fondi pubblici e rilanciare gli accordi bilaterali. Ma purtroppo io faccio la mia parte e mi batto per ottenere il possibile».

D. In che consiste la nuova legge delega?
R. «Istituisce un’agenzia centrale che si occupa di gestire tutti i fondi pubblici, gli Aps (aiuti pubblici allo sviluppo), con un controllo maggiore del ministero degli Esteri. In questo modo si stabilisce un’organizzazione seria e rigorosa che permette una certa trasparenza di gestione, evitando così quella divisione dei fondi destinati alla cooperazione tra i vari ministeri. Il modello seguito è quello di Spagna e Inghilterra, così come tra l’altro chiedeva la campagna di “Sbilanciamoci!”. Infatti la grande denuncia fatta dai movimenti è proprio sul come il 76% complessivo dell’Aps siano gestiti dal ministero dell’Economia che li investe solo nella cooperazione multilaterale... Ma il problema non è la cooperazione multilaterale, che invece è una grande risorsa. La questione è la metodologia. Il ministero stanzia i fondi senza seguire poi gli sviluppi del progetto. Bisogna invece esercitare un ruolo di indirizzo, soprattutto in organismi sovranazionali come la Banca Mondiale, che spesso impone ai paesi aiutati dottrine liberiste. Poi dovremmo riprendere l’altra gamba: la cooperazione bilaterale. Garantire in pratica maggiori risorse alle Ong, provando a stabilire una relazione con lavoro stabile ed efficace. Cosa che tra l’altro sto già tentando di fare».

D. E che dice dei fondi stanziali per la cooperazione che andavano a finire nella gestione dei Cpt?
R. «Non ne sono al corrente... Comunque se fosse vero deve assolutamente uscire dai conteggi dell’Aps. Anche perché i Cpt non sono politiche di accoglienze per i rifugiati».

D. E sui fondi invece investiti per il peace-keeping e le altre missioni per la sicurezza?
R. «Quello è un tasto dolente. Comunque fino a questo momento le attività militari di nessun tipo devono essere finanziate con questi fondi. E mi batterò perché sia così.»


Autore:

Giacomo Russo Spena

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