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Governo Italiano

Intervista

Data:

08/08/2007


Intervista

Non  capita spesso di essere ospiti, per una giornata intera, del ministro degli Esteri Massimo D’Alema. A Gente è successo. La nostra inviata è volata a Bruxelles con il ministro e vicepresidente del Consiglio, per poi tornare a Roma, facendo uno scalo a Firenze. Ecco il racconto di quella giornata.
Appuntamento alle 7.30 all’aeroporto romano di Ciampino. D’Alema arriva puntualissimo. Indossa un elegante abito blu, camicia bianca e cravatta firmata Marinella. È senza orologio, i suoi assistenti spiegano che non lo porta mai. Anticipa la scorta e con passo veloce sale sull’Airbus 319, l’aereo di Stato utilizzato dal presidente della Repubblica, dal presidente del Consiglio, dal vicepresidente, dalle alte cariche parlamentari e dai ministri per le missioni più importanti. L’Airbus è diviso in tre salotti, ha poltrone color cognac e grandi tavoli in radica bionda. Voliamo verso Bruxelles: D’Alema è atteso nella sede del Consiglio dell’Unione Europea per discutere, con gli altri ministri degli Esteri, dell’indipendenza dell’ex provincia serba del Kosovo e delle prospettive di pace in Medio Oriente.

Ma, domandiamo subito, sono prospettive di pace reali?


R. «Ah, una domanda così impegnativa dopo il caffè», sorride il ministro. «Va bene: la posta in gioco è un accordo tra israeliani e palestinesi che definisca le condizioni per la convivenza, che porti alla creazione di uno Stato palestinese e al riconoscimento di Israele da parte dei Paesi arabi. Un risultato che sembra a portata di mano, ma niente è più difficile che fare la pace tra due popoli che si fanno la guerra da più di 60 anni».

D. Molti la criticano accusandola di essere troppo indulgente nei confronti di Hamas, il movimento palestinese al centro di polemiche per avere, oltre a un volto politico, anche una componente terroristica.


R. «Io ho dichiarato una cosa che è contenuta nella lettera scritta dai dieci ministri degli Esteri europei del Mediterraneo a Tony Blair [inviato speciale del "Quartetto" Stati Uniti, Russia, Onu e Ue in Medio Oriente, ndr]. E cioè: non dobbiamo spingere Hamas verso Al Qaeda, ma incoraggiare una riconciliazione nazionale palestinese. Questa è una posizione espressa anche dalle forze di destra, di sinistra e di centro del Parlamento europeo, che hanno auspicato proprio una possibile ripresa del dialogo politico interno tra i palestinesi. Certo, se ne devono determinare prima le condizioni. Quello che non può essere messo in dubbio è il mio sostegno ad Abu Mazen».

D. L`Italia è in pericolo dopo le minacce di Al Qaeda e la scoperta della scuola di terrorismo nella moschea di Perugia?


R. «Non solo l’Italia, ma l`Europa e il mondo sono  potenzialmente in pericolo. Il terrorismo è dilagante, non possiamo abbassare la guardia. L’Italia si difende con efficacia: le forze dell’ordine fanno bene il loro lavoro, i nostri servizi segreti stanno collaborando col mondo arabo».


Alle 9.30 atterriamo a Bruxelles. Tre ore più tardi, la riunione assume un carattere più informale e D’Alema pranza con i colleghi ministri. Resta tre ore a tavola: per lui è un grande sacrificio, perché normalmente mangia uno yogurt e un frutto. Durante il pranzo capita un fatto divertente. Mentre parla il tedesco Steinmeier, nella sala si avverte un brusio, che cresce presto d’intensità. Steinmeier chiede: «C’è un problema? ». La collega austriaca Ursula Plassnik risponde: «No, c’è un topo! ». Non si sa come, si è intrufolato fino all’ottavo piano del palazzo.
Nel pomeriggio si va a Firenze, dove D’Alema partecipa alla Festa dell’Unità. In aereo parliamo della situazione italiana.

D. Il governo Prodi fa fatica, che futuro avrà?

R. «Governare l’Italia è sempre difficile. Gli esecutivi sono formati da coalizioni con tanti partiti, ognuno dei quali deve ricercare la propria visibilità, quindi c’è un effetto confusione che rende difficile il cammino di qualsiasi governo. Però abbiamo ottenuto risultati importanti. E sono quelli che contano».

D. Però la gente è scontenta...


R. «Certo, le aspettative sono sempre molto alte. Faccio notare tuttavia che abbiamo arrestato il crollo dei conti pubblici, che il tasso di crescita è aumentato al 2 per cento, che abbiamo riportato l’inflazione sotto la media Ue. Il governo ha trovato un buon accordo sulle pensioni, che aiuterà i giovani di oggi ad avere, domani, una pensione dignitosa. Ha varato misure di giustizia sociale, grazie alle quali, tra l’altro, a ottobre vi sarà un aumento delle pensioni minime per oltre 3 milioni di pensionati».

D. A proposito di futuro: Walter Veltroni è il miglior candidato alla guida del Partito Democratico?


R. «È quello che già ora raccoglie più consensi. E il consenso è la chiave del successo».

D. Come si porrà il Pd nei confronti dei giovani?


R. «L’Italia è abbastanza off limits per i giovani, sia in politica sia in economia. Ma i giovani devono farsi avanti e combattere per il loro futuro. La nostra generazione ha lottato a partire dal `68 e, nel bene o nel male, si è fatta rumorosamente strada».

D. Un altro tema molto caldo di questi giorni è quello delle intercettazioni. È opportuno che i magistrati ne facciano uso?


R. «Ne approvo l’uso nell’ambito della legge. E sottolineo nell’ambito della legge».

D. Se non avesse fatto politica, che cosa avrebbe fatto?


R. «Ho studiato Filosofia alla Normale di Pisa e, se non fossi stato travolto dalla passione politica, sicuramente avrei insegnato filosofia».

D. La sua passione più grande, invece, è il mare...


R. «Il mare rappresenta la dimensione in cui riesco ad avere il miglior rapporto con me stesso: ritrovo una grande intensità con la natura e un meraviglioso contatto con il silenzio».

D. Le piacerebbe partire in barca a vela con la sua famiglia e fare il giro del mondo lontano da tutti?


R. «Sarebbe estremamente liberatorio e non è detto che prima o poi non lo faccia».

D. Di cosa ha paura?


R. «Come succede alle persone della mia età, molto legate alla famiglia, ho paura per i miei figli, Giulia, che ha 21 anni, e Francesco, di 16. Ho paura, come tutti i genitori, che succeda loro qualcosa, che siano infelici, che non si realizzino...».

D. E che cosa sogna?


R. «Di poter concludere serenamente il mio lavoro, di avere più tempo per la famiglia, per il mare. Mi sento in una stagione in cui posso dare ancora qualche cosa, ma non voglio arrivare sino al momento di sentir dire, nei corridoi, "Ah, già, bisognerebbe trovare un posto a D’Alema..."».

Alle 20.30 arriviamo a Firenze, direzione Fortezza da Basso, per il Festival dell’Unità. A ricevere D’Alema c’è il sindaco di Firenze, Leonardo Dominici. Applausi, strette di mano, saluti da vecchi compagni di partito. Lui è sempre impeccabile, tranquillo, sorridente. Assaggia tortelli di patate alla Mugellana, orecchiette all’Arturo, bistecca alla fiorentina, tagliata al gorgonzola, gelato, cantucci, vin santo. Viene il momento dell’intervento sul palco. D’Alema parla del caso Unipol e delle iniziative del giudice Clementina Forleo. «Spetterà al Parlamento valutare le richieste del gip», esordisce il ministro, «ma dalle telefonate è chiaro che né io né Fassino, né Latorre siamo partecipi di atti illeciti. Non abbiamo partecipato a nessun disegno criminoso e appare evidente il carattere trasparente dei nostri interrogativi. Se il magistrato vuole chiarimenti ulteriori, sono disponibile. Se avessimo preso tangenti dalle Coop per favorire Unipol, saremmo colpevoli. Ma dov’è il crimine se abbiamo ritenuto che era un bene che il Movimento Cooperativo avesse una banca?».
A mezzanotte si riparte per Roma, a bordo di un piccolo aereo Falcon 900. Atterriamo a Ciampino all’una. D’Alema, con noi sempre aperto e affabile, ci saluta sfoderando l’ultimo, controllato sorriso.


Luogo:

Roma

Autore:

Miki Albuzza

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