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Governo Italiano

Intervista

Data:

02/09/2007


Intervista

Le speranze e gli impegni che accompagnano la missione in Medio Oriente che Massimo D`Alema intraprenderà nei prossimi giorni.
Alla vigilia della sua missione - che lo porterà da domani in Israele, Territori palestinesi ed Egitto - il titolare della Farnesina anticipa nel lungo colloquio con l`Unità i punti chiave della strategia italiana.
«In questo momento - riflette D`Alema - è molto importante la presenza dell`Europa in Medio Oriente, proprio perché siamo entrati in una fase molto delicata e molto importante: penso alla ripresa dei colloqui tra il primo ministro israeliano Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen in preparazione della Conferenza internazionale lanciata dall`amministrazione Usa, di cui ancora poco si sa, anche perché se ne vanno definendo progressivamente i contenuti e il formato, e intorno alla quale c`è anche una mobilitazione del mondo arabo».
Il fattore tempo è cruciale per ridare sostanza ad una prospettiva di pace. Quello attuale, insiste D`Alema, «è un momento di attività febbrile delle diverse diplomazie mediorientali, perché si avverte che effettivamente ci sono le condizioni per fare un passo in avanti importante.
In questo contesto, ritengo che l`Europa abbia un contributo molto importante da offrire, e l`importanza del mio viaggio è data anche dalla molteplicità degli impegni. La coincidenza della riunione della Lega Araba al Cairo mi permetterà ad esempio di avere incontri bilaterali con diverse personalità, a cominciare dal ministro degli Esteri dell`Arabia Saudita, oltre al presidente Mubarak e al mio collega egiziano».
Al centro di questa offensiva diplomatica c`è la questione palestinese. Un tema che sta particolarmente a cuore a Massimo D`Alema.
A Ramallah, il vice premier incontrerà sia il presidente Abu Mazen che il primo ministro Salam Fayyad.
Agli interlocutori palestinesi, anticipa il capo della diplomazia italiana, «innanzitutto porterò l`incoraggiamento ad andare avanti con determinazione nella preparazione della Conferenza e nel dialogo con il governo israeliano, verso obiettivi significativi, che rendano concrete le prospettive di pace. Si tratta in primo luogo di ascoltare dai leader palestinesi a che punto è il dialogo diretto con Israele, che dalle informazioni che abbiamo sembra essere arrivato ad affrontare nodi veramente rilevanti.
Ascoltare, dunque, e poi incoraggiare i miei interlocutori a procedere con coerenza e rapidità verso la definizione di una piattaforma per un possibile accordo di pace.
E’ questo, a nostro giudizio, il passo cruciale che deve essere compiuto oggi».
E lungo questa strada, rimarca D`Alema, «a un certo punto si presenterà il problema di una riconciliazione nazionale palestinese.
Si tratterà di capire come loro valutano l`evoluzione della situazione, ma d`altro canto l`unica possibilità di una pace effettiva e di uno Stato palestinese unitario e vitale è quella di promuovere un processo di riconciliazione.
Perché dovrebbe essere chiaro che non è pensabile un accordo di pace con metà del popolo palestinese, a meno che non si creda - ma nessuno sembra auspicarlo davvero - che debbano sorgere due Stati in Palestina».
Quello della riconciliazione, e quindi di un rapporto rinnovato tra Al-Fatah e Hamas, è un tema caldissimo a cui D`Alema non si sottrae: «Se cominciamo - insiste - con una divisione tra Gaza e la Cisgiordania, è evidente che non ci sarà nessuna pace e nessuno Stato palestinese.
L`esistenza di fatto di due componenti politiche è un`assoluta ovvietà ed è assurdo che si imbastiscano polemiche su questo.
Il punto vero è come superare questa situazione». Centrale resta il tema di come sostenere l`Autorità nazionale palestinese e, soprattutto, di come rendere meno drammatiche le condizioni di vita della popolazione di Gaza. Altro tema cruciale della missione del titolare della Farnesina.
«L`Europa - ricorda D`Alema - sta continuando a fornire aiuti umanitari, e lo sta facendo sia attraverso la struttura delle Nazioni Unite sia con le organizzazioni umanitarie che hanno continuato ad operare nella Striscia, dalle quali c`è venuto anche in questi giorni un appello a non isolare Gaza.
Questo sarà uno dei temi al centro dell`incontro che avrò con il primo ministro Fayyad, anche per capire come loro si pongono rispetto a questo problema».
Da Ramallah a Gerusalemme. Dall`Anp al governo israeliano. «Con le autorità israeliane - rileva D`Alema - ci saranno in agenda diversi temi, come quello dei Libano, Paese dove certamente non mancano elementi di preoccupazione.
 
Ciò che tuttavia non è mai stato messo in discussione da parte israeliana è un sentimento di sincera gratitudine nei confronti dell`Italia, che ci è stato più volte manifestato, per il ruolo propulsivo che abbiamo assunto e continuiamo a svolgere in una missione che, senza dubbio, contribuisce anche alla sicurezza di Israele.
Il che non significa disconoscere o sottovalutare i problemi che ancora esistono: ad esempio, l`effettività dell`embargo delle armi, la situazione umanamente drammatica dei due soldati israeliani tenuti ancora prigionieri. Credo che i miei incontri a Gerusalemme mi daranno l`occasione di fare il punto su una serie di importanti questioni, e non solo sul punto - che resta cruciale - dei rapporti israelo-palestinesi».
Ma è innanzitutto su questo tasto che l`Italia intende battere con decisione. Lo dice chiaramente Massimo D`Alema. «Il nostro messaggio - afferma - è molto chiaro.
Ed è un messaggio che è stato costante nel corso di questi mesi: se Israele vuole davvero sostenere i moderati palestinesi - una scelta giusta e politicamente saggia, che forse avrebbe potuto essere compiuta anche prima della fase attuale - il problema è offrire ad essi due elementi essenziali e politicamente qualificanti.
In primo luogo, un miglioramento immediato delle condizioni di vita dei palestinesi. Molto si può fare in questo ambito, ad esempio in vista della piena applicazione degli accordi di libertà di movimento, o sulla questione della riduzione ed alleggerimento dei check-point».
In secondo luogo, ed è questo un punto decisivo, Israele deve dare ai moderati palestinesi «una prospettiva politica, il che significa mettere nelle mani di Abu Mazen un possibile accordo di pace, una concreta prospettiva di Stato palestinese. E’ chiaro che queste sono condizioni che consentirebbero ai moderati di guidare da una posizione più solida un processo di riconciliazione interna, e di avanzare in modo realistico nella direzione della pace e dell`intesa con Israele».
«Io credo - rimarca D`Alema - che occorra incoraggiare Israele a rendere concreta questa opzione politica. Se da parte israeliana vi è la determinazione a dare forza ai moderati palestinesi allo scopo di isolare e sconfiggere le posizioni integraliste e terroristiche, allora oggi per far vincere Abu Mazen è necessario dargli davvero le carte per potersi presentare ai palestinesi come l`uomo della pace, come colui che è in grado di ottenere un miglioramento delle loro condizioni di vita».
L`ultima tappa dell`intenso tour diplomatico è l`Egitto, dove D`Alema avrà anche l`occasione di un confronto a tutto campo con i ministri degli Esteri della Lega Araba.
«Il cuore dei colloqui - annota il ministro degli Esteri - riguarderà la questione israelo-palestinese.

Io ritengo che la Lega Araba possa davvero svolgere un ruolo fondamentale in questo momento.
L`iniziativa di pace approvata al vertice arabo di Beirut nel 2002, rilanciata recentemente dai sauditi al vertice di Riad del marzo di quest`anno, rappresenta un punto di riferimento essenziale del processo di pace.

Da questo punto di vista, penso che la Lega Araba potrebbe lanciare ad Israele ulteriori segnali di distensione e di apertura.
Se per esempio la Lega Araba decidesse di avviare un proprio rapporto con Israele, di aprire un ufficio di collegamento....
Ma soprattutto l`iniziativa araba è importante proprio perché può dare ad Israele il senso che la pace con i palestinesi davvero coincide pienamente con una normalizzazione dei suoi rapporti con l`insieme dei suoi vicini, e quindi con una condizione di sicurezza basata sulla coesistenza pacifica, sul mutuo riconoscimento, e non soltanto sulla deterrenza. Su questo versante, non vanno sottovalutati impegni, posizioni, sollecitazioni che sono avvenuti nel corso di queste settimane e mesi».
Gli incontri del Cairo serviranno anche a fare il punto sul Libano. «Anche in Libano - osserva D`Alema - la Lega Araba ha tentato una mediazione. In Libano si terranno a breve le votazioni per eleggere il Capo dello Stato.
Si tratta di un passaggio cruciale, che richiederà un forte impegno di tutti per uscire da una lunga impasse politica e istituzionale».
Altro dossier «incandescente» è quello iracheno. «Anche in Iraq - sottolinea D`Alema - il tema è quello di un processo di riconciliazione nazionale che sia effettivamente in grado di arginare la deriva di una guerra civile e religiosa, che è la minaccia più spaventosa per il futuro dell`Iraq, e su cui si innesta cinicamente il terrorismo».
Un`estate fa, il Medio Oriente era segnato da morte e distruzione, e da una nuova guerra: quella fra Israele e Hezbollah. Un anno dopo, il viaggio del vice premier è anche un`occasione per fare il punto con l`Unità su ciò che è cambiato in quella tormentata, e nevralgica, area del mondo. «Naturalmente - rileva D`Alema - permangono ancora tantissimi elementi di incertezza e, se guardiamo all`Iraq, di drammatica violenza.
Tuttavia quest`anno è trascorso in modo positivo. Alcuni fattori politici nuovi stanno agendo: c`è una maggiore presenza della Comunità internazionale in quanto tale, dell`Unione Europea, delle Nazioni Unite.
Anche l`iniziativa araba è un dato positivo, ed ha rappresentato una novità importante. Ma soprattutto credo che si sia venuta definendo l`agenda vera che la Comunità internazionale deve perseguire in Medio Oriente».
Un ribaltamento delle priorità su cui D`Alema insiste da tempo. «Al primo punto dell`agenda - annota il vice premier - c`è la pace israelo-palestinese. Il merito delle vicende di questo ultimo anno è di aver riportato il tema israelo-palestinese al posto d`onore dell`agenda mediorientale, facendo cadere l`illusione che questa questione potesse essere affrontata in un quadro politico diverso e più ampio, sulla base cioè delle suggestioni del "Grande Medio Oriente" o su improbabili processi di democratizzazione "indotti"; suggestioni e politiche che non avevano molto fondamento e che non hanno dato molti frutti.


Autore:

Umberto De Giovannangeli

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