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Governo Italiano

Intervista

Data:

07/09/2007


Intervista

Massimo D`Alema, in un salotto dell’Hotel King David, tira le somme, in una lunga conversazione col Riformista, della missione diplomatica che lo ha portato a Ramallah, Alessandria, Cairo e infine a Gerusalemme. Un bilancio che, secondo il vicepremier, è largamente positivo.

«Dai palestinesi agli israeliani, dagli egiziani alla Lega araba, ho raccolto espressioni di grande apprezzamento per il ruolo svolto dall’Italia in Medio Oriente, specie dopo il ruolo-guida che abbiamo assunto nella missione Unifil in Libano. Vede, non è un caso che il Presidente Peres abbia definito quella attuale la stagione migliore mai vista nelle relazioni tra Italia e Israele, nello stesso giorno in cui il ministro degli Esteri partecipava al Cairo alla cena dei ministri della Lega Araba, il cui segretario generale, Amr Moussa, ha accolto con attenzione l’idea che la Lega apra un ufficio di collegamento a Tel Aviv.
Certo, se ne devono creare le condizioni. Io credo che questa attenzione da parte di interlocutori così diversi sia il segno che la politica di equi-vicinanza che abbiamo perseguito abbia dato i suoi frutti e ci possa aprire nuove prospettive».

D’Alema guarda anche ad un contesto più ampio. «C’è una effervescenza di iniziative diplomatiche. Verso la conferenza, o incontro, di Washington si appuntano molte speranze e negli ultimi mesi si sono manifestate molte novità, a partire dal rilancio dell’iniziativa avanzata dalla Lega Araba nel 2002. In questa prospettiva, la questione palestinese ha una sua priorità. Ma solo mantenendo il quadro complessivo: e cioè la pace tra Israele e tutti i suoi vicini, palestinesi e arabi. Questo porta alla coesistenza pacifica ed al mutuo riconoscimento».

E le polemiche che D`Alema a Ramallah ha definito "italo-italiane"?
«Tutta questa storia di Hamas è stata costruita deliberatamente, al fine di gettare discredito sul nostro Paese», sostiene il vicepremier. «Quello che abbiamo detto - non solo io, ma anche Prodi - è che bisogna incoraggiare i palestinesi a porsi il problema della riconciliazione interna. Una considerazione politica che è stata tradotta con una voluta forzatura, come se l’Italia proponesse alla comunità internazionale di trattare con Hamas. Questo è assurdo, oltre che palesemente falso».

E allora la sua lettura qual è?
«Ho sempre detto, e ne resto convinto, che senza un processo di riconciliazione tra i palestinesi avremmo, sì, alla fine la formula della Two-State-Solution, ma i due stati si chiamerebbero Gaza e Cisgiordania, piuttosto che Palestina ed Israele. Uno scenario che non potrebbe che generare - e se ne colgono già ora le avvisaglie - il massimo della insicurezza per Israele, oltre che a rappresentare una tragedia per i palestinesi».

Dunque, il problema della riconciliazione resta centrale.
«Sì, ma per me è altrettanto chiaro che la priorità assoluta, ora, è dare ad Abu Mazen, alla leadership moderata di Fatah, opportunità concrete per rafforzarsi e guadagnare crescenti consensi tra il popolo palestinese».

Abu Mazen, dunque, va sostenuto, nonostante tutto?
D’Alema sottolinea la legittimità di Abbas, «presidente democraticamente eletto, capo dell’Anp, rappresentante dell’Olp e in questa sua veste legittimo interlocutore negoziale», in assenza di uno Stato palestinese formale. «Se vogliamo dare a quest’uomo, che è un uomo di pace, la possibilità di guidare lui stesso un processo di riconciliazione interna, dobbiamo dare dei segnali».

Ma quali, nel concreto?
«Libertà di movimento, rimozione dei check-point, congelamento degli insediamenti, rimozione dei cosiddetti avamposti illegali, permesso di lavoro in Israele per un certo numero di palestinesi, trasferimento di risorse perché si possano pagare gli stipendi», elenca punto per punto D`Alema.

E poi c’è il «capitolo politico», anche in vista della conferenza di novembre negli Stati Uniti. «Non si può certo pretendere che in quella sede si possa risolvere il problema delle frontiere, di Gerusalemme, dei rifugiati. Ma si debbono necessariamente definire i princìpi generali sulla base dei quali questi problemi possono essere risolti. A cominciare dal fatto che nessun cambiamento della linea del 1967 può avvenire se non concordato tra le parti. L’obiettivo ineludibile è lo status finale, almeno delineato nei suoi tratti essenziali».

La conferenza di pace sposta di nuovo il peso della madre di tutte le crisi su Washington.
Rimane aperta la questione di una credibilità europea sempre più assottigliata,  presso le opinioni pubbliche arabe.
«In parte hanno ragione, ma è anche vero che la chiave per portare a casa qualche concreto risultato rimane sempre nella collaborazione stretta tra Europa e Stati Uniti».

Come per il Libano, insomma.
«Malgrado l’iniziale scetticismo, gli israeliani hanno poi riconosciuto che la loro sicurezza è migliorata, e che Unifil è uno dei fattori: i razzi non arrivano più su Israele dal Libano».

E però pensavamo di ottenerne altri, di risultati, sempre nello scacchiere mediorientale.
«Sì, pensavamo che a partire dal Libano si potesse aprire una situazione nuova anche qui, nella crisi israelo-palestinese. La questione palestinese implica un orizzonte politico molto più vasto, Stiamo parlando della chiave del rapporto tra Occidente e mondo islamico, oltre il mondo arabo dunque, e di uno dei temi principali della ricerca di una nuova stabilità internazionale e anche di una lotta efficace contro il terrorismo. So bene che gli israeliani sono prudenti rispetto a questo discorso, perché si sentono caricati di una responsabilità eccessiva. Ma secondo me è così. Anche per ragioni simboliche».

E lo dice a due chilometri di distanza dal terzo luogo santo per l’islam, lo moschea di Al Aqsa a Gerusalemme. Una città dove si sente forte il senso di interconnessione delle grandi questioni mondiali. In un incontro avuto qui in questi giorni con un esponente religioso cristiano, D’Alema ha detto di essere convinto che «quando ci sarà la pace a Gerusalemme, ci potrà essere una concreta prospettiva di pace anche per il resto del mondo». «E viceversa», ha detto l’interlocutore.


Luogo:

Roma

Autore:

Paola Caridi

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