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Governo Italiano

Intervista

Data:

27/09/2007


Intervista

L’ Italia preme sulla giunta militare ma scommette già sul futuro, intensificando i contatti e l’appoggio all’opposizione democratica e al governo in esilio. Il sottosegretario agli Esteri con delega per l’Asia, Gianni Vernetti, martedì ha convocato i rappresentanti birmani a Roma per chiedere di non usare la forza contro la gente in piazza, la liberazione di Aung San Suu Kyi e l’avvio immediato di un dialogo democratico. Ieri era a New York per una serie di contatti bilaterali con l’inviato Onu per Myanmar, il premier ombra di Yangon e rappresentanti di diversi Paesi coinvolti a vario titolo nella crisi.

D. Sottosegretario Vernetti, che cosa sta facendo la nostra diplomazia?
R. “Siamo attivamente impegnati per il varo, in Consiglio di sicurezza dell’Onu, di sanzioni internazionali inasprite contro la giunta birmana, che sta spargendo il sangue di pacifici marciatori. Serve un segnale forte al regime, sia con la condanna politica della repressione, sia con un embargo alle esportazioni di legno pregiato. Lavoriamo, però, anche sul fronte dell’opposizione.”

D. In che modo?
R. “Da tempo aiutiamo gli espatriati che si trovano nei campi profughi in Thailandia, un supporto economico, oggi quantificabile in alcune centinaia di migliaia di euro, che vogliamo aumentare considerevolmente.”

D. La drammatica situazione birmana non è stata scoperta solo ora? La Cisl ha denunciato il fatto che funzionari del regime sono stati invitati a nostre spese a un corso in Diritti umani presso l’Istituto internazionale di Diritto umanitario di Sanremo in programma a ottobre.
R. “Penso che siano venute meno le condizioni per la loro partecipazione, ma non enfatizzerei l’episodio. Si trattava di due civili, dipendenti del ministero degli Esteri. E’ falso invece che l’Italia abbia trascurato le condizioni di oppressione in Myanmar, come dimostra il sostengo al governo in esilio.”

D. Molti osservatori ritengono più efficace agire sugli "amici" del regime, in particolare Cina e Russia, che hanno già bloccato in Consiglio di Sicurezza provvedimenti contro la giunta.
R. “La nostra azione diplomatica, in coordinamento con i partner Ue, Francia e Gran Bretagna in primis, va in tale direzione. Pechino va ammorbidendosi, il ricorso alla violenza rende il regime del tutto impresentabile. Anche l’India è economicamente sbilanciata a favore dei militari: in tutte le nostre missioni a Delhi abbiamo sollevato il caso Birmania, trovando però risposte tiepide.

D. Se per ora non si raggiungesse un accordo in sede Onu, che cosa farà Roma?
R. “Siamo determinati a procedere con sanzioni unilaterali, americane ed europee. L’Italia rinuncerebbe all’importazione di legname. Non possiamo allentare la pressione finché la giunta non farà concessioni agli oppositori.”


Autore:

Andrea Lavezza

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