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Data:

08/11/2007


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Libano, sbloccare la paralisi per dare speranza al Paese

Massimo D`Alema, Bernard Kouchner, Miguel Angel Moratinos
Ministri degli Esteri di Italia, Francia e Spagna

Per la prima volta tre ministri europei si sono recati insieme in Libano. Portavamo un messaggio di amicizia e di solidarietà da Paesi così vicini al Libano come la Francia, l’Italia e la Spagna.
Ma, a seguito del vertice di Lisbona, intendevamo anche, insieme a tutti gli europei, sottolineare la nostra volontà di fare tutto il possibile per consentire al Libano di uscire dalla crisi che attraversa.
I nostri tre Paesi hanno una responsabilità particolare nei confronti del Libano.
L Italia, la Spagna e la Francia, che danno il più importante contributo alla Unifil, hanno partecipato in modo determinante agli sforzi della comunità internazionale in appoggio all’esercito libanese, per garantire la sicurezza nel sud del Libano, dopo il conflitto dell’estate 2006.
Ne paghiamo anche il prezzo: sei soldati del contingente spagnolo sono morti il 24 giugno scorso.
Ma siamo determinati ad agire in favore dell’indipendenza, della sovranità e dell’unità del Libano.
E tuttavia sono minacciate le libertà elementari. I nostri amici libanesi di ogni origine, di ogni confessione, hanno motivo di essere preoccupati: il Parlamento non si è riunito da mesi, il Governo è contestato, i deputati della maggioranza colpiti da attentati devono barricarsi in un albergo. E l’elezione presidenziale si avvicina al suo termine - il 24 novembre - senza che il Paese, normalmente governato per consenso, si sia messo d’accordo sul nome di uno o più candidati.
Oltre al Libano si tratta di difendere e far prosperare un modello che assicuri la coabitazione di uomini e di donne di religioni e di origini diverse.
Il Libano porta un messaggio unico per il Medio Oriente, per il Mediterraneo e per il mondo. Non dimentichiamolo.
Non cediamo. Lo dobbiamo a tutti i nostri amici libanesi.
La speranza vive ancora. Un nuovo appuntamento è stato fissato per il 12 novembre ai deputati per la prima tornata di scrutinio presidenziale.
In vista dell’elezione di un presidente rappresentativo, di ampia convergenza, entro i termini previsti, un’intesa interlibanese è non soltanto necessaria, ma ancora possibile.
Un presidente in grado, allo stesso tempo, di restaurare l’autorità della funzione e la cui elezione non appaia diretta contro nessun campo, nessun Paese.
Questa speranza è rafforzata dall’impressione che abbiamo tratto dai nostri colloqui con le principali personalità del Libano.
Esiste una volontà, non soltanto di continuare il dialogo ripreso in Libano dopo l’incontro di tutti i partiti politici a La Celle Saint Cloud in Francia, ma di fare in modo che abbia successo.
Si percepisce, nella maggioranza come nell’opposizione libanese, una ragionata aspirazione al compromesso.
I leader, che hanno praticamente tutti conosciuto le ore buie della guerra civile, sono consapevoli del fatto che un blocco non potrà avere la meglio sull’altro. Sanno tutti che una vacanza presidenziale rischia di trasformare l’attuale blocco istituzionale in caos e in un conflitto sanguinoso. I libanesi, tutte le comunità libanesi, hanno per la prima volta dopo molto tempo l’occasione di decidere essi stessi del loro destino.
Questa responsabilità storica deve essere pienamente assunta, in uno spirito di responsabilità. La comunità internazionale, i partner dei libanesi come i loro vicini, hanno l’obbligo di aiutarli.
Momento di speranza: cerchiamo di immaginare l’impulso straordinario che un’intesa in Libano potrebbe portare alla pace in Medio Oriente e in particolare al dialogo israelo-palestinese.


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