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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

17/12/2007


Dettaglio intervista

È il primo, grande appuntamento internazionale dopo la Conferenza di Annapolis. Novanta delegazioni sono attese oggi a Parigi per dare un seguito concreto alle speranze di pace emerse dal summit nel Maryland. A guidare la delegazione italiana è la vice ministra degli Esteri Patrizia Sentinelli.

D. Qual è il significato politico della Conferenza dei Paesi donatori per la Palestina che si apre oggi a Parigi?
R. «Ritengo che quello di Parigi sia un appuntamento di grande importanza perché sostanzia la stessa Conferenza di Annapolis. Sappiamo che un accordo di pace fra israeliani e palestinesi passa per la soluzione di questioni cruciali quali i confini, lo status di Gerusalemme, i rifugiati... Di certo la Conferenza dei Paesi donatori può contribuire a far fare un passo in avanti alla ricerca di una pace giusta, duratura, tra pari, fondata sul principio di due popoli, due Stati. Dico questo perché la Comunità internazionale, e a questo serve la Conferenza di Parigi, può contribuire materialmente al rafforzamento dell’Autorità Palestinese del presidente Abu Mazen, sostenendo il processo politico israelo-palestinese ma anche rafforzando la capacità di "governance" dell’Anp soprattutto per quanto riguarda gli elementi sociali, i servizi e il sistema formativo».

D. Cosa ha fatto e cosa intende fare l’Italia per rafforzare l’Anp?
R.«Voglio ricordare che recentemente ho effettuato una missione in Israele e in Palestina, nell’ambito della quale ho potuto incontrare sia a Gerusalemme che a Ramallah e Betlemme, rappresentanti della società civili ed esponenti di primo piano del governo palestinesi. Questi incontri hanno permesso di rinsaldare i nostri legami, politici e di cooperazione. Dico questo per rimarcare l’importanza indiscutibile della presenza dell’Italia in Palestina attraverso le Organizzazioni non governative, le nostre associazioni di volontariato, i nostri Enti locali, che evidenziano una specificità dell’intervento italiano, per la sua profondità e articolazione, particolarmente apprezzata dalla popolazione e dai rappresentanti istituzionali palestinesi. Noi siamo lì per contribuire, sia con i rapporti bilaterali che con le agenzie Onu, in ambito multilaterale, al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione civile, con la convinzione che c’è un legame inscindibile tra sforzi diplomatici e solidarietà concreta che ridia speranza alla gente dei Territori. Ciò s’inverà in interventi mirati per i rifugiati, a favore delle donne, in particolare penso ai progetti contro gli abusi e la violenza, in progetti che favoriscono il microcredito, le attività autoimprenditoriali, e così su altri campi sociali ...».

D. Con quali impegni concreti l’Italia intende presentarsi alla Conferenza dei Paesi donatori?
R. «A Parigi intendiamo annunciare innanzitutto nuovi impegni quantitativi: in aggiunta ai 140 milioni di euro già attivati, l’Italia investirà in Palestina, per la Palestina, altri 108 milioni nei prossimi anni: 56 per prestiti a basso tasso, 52 in aiuti, e ulteriori 80 a dono per il biennio 2008-2010, finalizzati in particolare a sostegno della giustizia, della salute e dell’educazione. Nell’ambito multilaterale, l’Italia sosterrà nel 2008 l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) con 10 milioni di euro, il doppio del 2007: ogni giorno, voglio sottolinearlo, 500mila bambini palestinesi studiano nelle scuole dell’agenzia. A tutto ciò va aggiunto un altro progetto particolarmente significativo: l’attivazione a Milano di un corso di formazione per diplomatici dell’Autorità nazionale palestinese; significativo perché testimonia la nostra convinzione che assieme agli aiuti finanziari e ai progetti di cooperazione economica, è anche importante contribuire alla formazione della classe dirigente del futuro Stato di Palestina».

D. Ciò significa che per l’Italia la questione palestinese resta centrale?
R. «Senza dubbio. Dobbiamo investire sulle prospettive tracciate da Annapolis perché serve raggiungere una pace che definendo uno Stato indipendente di Palestina, dia certezza alle aspettative dei palestinesi, e sicurezza a Israele. Questo servirà alla stabilizzazione dell’intera regione mediorientale ma anche all’Italia per affermare che il negoziato è davvero l’unica strada possibile, così come la politica multilaterale è la scelta strategica in sostituzione dell’unilateralismo che ha tragicamente fallito in Iraq».


Luogo:

Roma

Autore:

Umberto De Giovannangeli

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