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Governo Italiano

Dettaglio Intervista

Data:

28/12/2007


Dettaglio Intervista

«Mentre parliamo, questo terribile atto terroristico non è stato ancora rivendicato. Una cosa però è certa: in tutta la sua campagna elettorale, Benazir Bhutto aveva lanciato la sfida al network terrorista di Al Qaeda». A parlare è Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri con delega per l’Asia. «L’assassinio di Benazir Bhutto - sottolinea Vernetti - rappresenta un fatto terribile, di una gravità inaudita, che rischia di portare il Pakistan in una condizione di gravissima difficoltà». Il sottosegretario agli Esteri anticipa anche l’azione della diplomazia italiana nei confronti del governo pachistano: «L’attentato che è costato la vita di Benazir Bhutto - rimarca Vernetti - è un fatto di inaudita gravità. L’Italia come l’intera Comunità internazionale non può esimersi di chiedere alle autorità pachistane immediati chiarimenti. Noi riteniamo assolutamente obbligatorio che quel governo faccia immediata luce su questa tragica, terribile, inaudita vicenda, fermo restando che è nel nostro interesse tenere sempre più stretto il Pakistan all’Occidente. Abbiamo bisogno di Islamabad per stabilizzare l’Afghanistan e l’intera regione».

D. Qual è il segno dell’attentato che è costato la vita a Benazir Bhutto?
R. «Tutta la sua storia ci dice che Benazir Bhutto è stata una donna laica, coraggiosa, nemica dell’integralismo e del fondamentalismo islamico. Mentre parliamo non c’è stata ancora una rivendicazione ufficiale dell’attentato, ma è sicuro che Benazir Bhutto in tutti i suoi comizi, le interviste, le prese di posizione pubbliche, aveva ribadito il suo impegno per smantellare le reti di Al Qaeda in Pakistan, a cominciare dall’area del Waziristan ai confini con l’Afghanistan».

D. L’opposizione accusa il presidente Parvez Musharraf.
R. «Indubbiamente c’è qualcosa che non ha funzionato. Il suo rientro era stato concordato con i vertici del governo pachistano e con lo stesso Musharraf, ma già dalle prime ore del suo arrivo si è capito che le cose non sono andate come dovevano. Non è ammissibile che il governo pachistano, da quando la Bhutto è rientrata nel Paese, non sia riuscito a garantire la sicurezza di un grande leader politico. Prima il gravissimo attentato di Karachi con 150 morti, che aveva Benazir Bhutto come obiettivo. Allora, per miracolo riuscì a salvarsi. Oggi (ieri, ndr), questo miracolo non si è ripetuto. L’Italia come l’intera Comunità internazionale hanno il dovere di chiedere chiarimenti al presidente Musharraf. Per quanto ci riguarda, riteniamo assolutamente obbligatorio che il governo pachistano dia una immediata ricostruzione dei fatti, e che faccia immediata luce su questa tragica, terribile vicenda».

D. Ed ora, cosa ne sarà del Pakistan?
R. «La nostra politica nei confronti del Pakistan non cambia. Noi dobbiamo sempre più tenere stretto il Pakistan all’Occidente, aiutarlo verso una transizione democratica, anche sostenendo, quando è necessario, l’opposizione democratica. Abbiamo bisogno del Pakistan per stabilizzare l’Afghanistan e l’intera regione».

D. Dalla riflessione politica ad un ricordo personale...
R. «Io ho sentito Benazir Bhutto al telefono non più tardi di un mese fa. Ho trovato una donna risoluta, coraggiosa, consapevole anche dei grandi rischi a cui andava incontro; una donna, una leader, che aveva un obiettivo molto chiaro: quello di riportare il suo Paese nel solco della democrazia».

D. E in chiave di lotta al terrorismo jihadista?
R. «L’attentato di oggi (ieri, ndr) ci ricorda come l’impegno per contrastare il terrorismo jihadista, andrà intensificato nei prossimi anni. Questa è una battaglia a cui nessuno può sottrarsi».


Luogo:

Roma

Autore:

Umberto De Giovannangeli

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