Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

04/01/2008


Dettaglio intervista

«L’Italia si schiera per la fine delle violenze in Kenya ed il dialogo. I leader devono trovare un compromesso. Lo schieramento del presidente Kibaki ha subito una sconfitta, vi sono state irregolarità, per questo è ora necessaria una soluzione condivisa» È l’opinione di Patrizia Sentinelli, vice-ministra degli Esteri.

D. Da Nairobi arrivano notizie contraddittorie, il presidente Kibaki pare disposto al dialogo, ma l’opposizione ho confermato la marcia di protesta.
R. «Sto seguendo la situazione con molta preoccupazione. Un anno fa mi sono recata in Kenya in occasione del Social Forum. In quella occasione abbiamo sottoscritto un accordo con le autorità locali per la riconversione del debito e per interventi di qualificazione negli slum di Nairobi e nelle aree rurali. Siamo tra coloro che hanno investito in Kenya, pur consapevoli delle grandi disparità sociali tra i diversi strati della popolazione. Tutti gli indicatori macroeconomici davano però indicazioni positive per il Kenya».

D. Una delle conseguenze delle violenze potrebbe essere il blocco degli interventi per combattere fame ed Aids. Le agenzie dell’Onu denunciano che la crisi in Kenya paralizza anche l’invio degli aiuti umanitari nei paesi vicini.
R. «Per questo occorre intervenire per favorire la cessazione delle violenze e l’individuazione di un compromesso. La soluzione deve essere africana e devono essere gli africani ad individuarla. In queste ore si sono affacciate varie ipotesi: si è parlato di una possibile modifica della Carta Costituzionale, della convocazione di nuove elezioni. L’importante è che si raggiunga una soluzione di compromesso, concordata. Il verdetto degli osservatori conferma, del resto, che vi sono state irregolarità nelle operazioni elettorali. Noi ci schieriamo per il dialogo, speriamo che i leader smettano di scambiarsi terribili accuse di genocidio. Le elezioni hanno dimostrato che in Kenya vi è una forte aspirazione alla democrazia. Il governo uscente ha subìto una sconfitta alle urne, il presidente Kibaki non può contare sulla maggioranza dei voti in Parlamento e dunque è indispensabile un accordo».

D. La diplomazia italiana appoggia una delle ipotesi che si sono affacciate in queste ore?
R. «Sono in costante contatto con l’ambasciatore d’Italia, Magistrati. La nostra indicazione è di seguire tutti i canali che favoriscono il dialogo».

D. Molti turisti italiani stanno rientrando dal Kenya, molti altri si trovano ancora nel paese africano. Quali sono le indicazioni della Farnesina?
R. «L’Italia è impegnata a fornire le massime garanzie ai nostri connazionali che si trovano nel paese africano. Il nostro consolato è in contatto con i cooperanti e le persone che si trovano in Kenya per lavoro o in vacanza. La situazione sulla costa non appare allarmante. Il ministero consiglia di rinviare i viaggi. Gli aeroporti tuttavia non sono stati finora chiusi».

D. A Roma i movimenti per la pace hanno lanciato un’iniziativa intitolata «stop alla violenza».
R. «Ciò è senza dubbio molto utile. Non è da ieri che i movimenti per la pace italiani stanno dialogando con la società civile del Kenya che è molto vivace ed attenta ai rapporti con le Ong e le associazioni che si battono per la ripresa economica e contro la povertà. Come ha giustamente detto Alex Zanotelli i poveri stanno pagando il prezzo di queste violenze».

 


Luogo:

Roma

Autore:

Toni Fontana

7561
 Valuta questo sito