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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

10/01/2008


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Caro direttore, ho letto con interesse l’articolo di Legatus, del 2 gennaio, sulla politica estera (italiana) possibile.
Per la parte riguardante l’America latina, area di mia competenza (formale, in quanto Sottosegretario delegato per quei paesi, e sostanziale, in quanto me ne occupo da circa trent’anni) vorrei rassicurare Legatus circa il fatto che la «rivisitazione della politica italiana verso l’America latina» non «deve partire»: è già partita. Inoltre «l’occhio rivolto anche alle tendenze emergenti quali i Bric di cui l’Italia avrebbe tutto l’interesse ad occuparsi da vicino» è già stato aperto anzi, se mi è permesso: spalancato. Per quanto riguarda il Brasile già nel marzo scorso, nella visita che il presidente Prodi fece dopo cinque lunghi e colpevoli annidi assenza italiana - venne sottoscritto con il presidente Lula l’accordo di partenariato strategico. Va segnalato, inoltre, che quella visita è stata la prima di un capo di governo europeo dopo il varo del Pac brasiliano (e posso assicurare che non è stata certo una casualità).
In generale mi meraviglia un po’ il fatto che quella che è stata una attività intensa che ha rilanciato la presenza italiana in America latina - sorprendendo anche gli altri paesi europei - venga trattata con sufficienza (atteggiamento discutibile ma legittimo) e con superficialità e approssimazione (atteggiamento altrettanto discutibile ma meno legittimo). Poche parole (pronto, se richiesto, a fornire tutti gli ulteriori approfondimenti) per dire che oltre a Prodi in Brasile e Cile, il ministro D’Alema è stato in tre paesi latinoamericani (in Perù, dove tra pochi mesi si svolgerà il vertice Ue -  America latina e Caraibi, l’ultimo ministro degli Esteri prima di D’Alema era stato Emilio Colombo vent’anni fa!). Siamo tornati in tutti i paesi latinoamericani riattivando accordi e collaborazioni da anni bloccati e, soprattutto, promuovendone di nuovi. Quando dico «tutti» voglio sottolineare che non abbiamo fatto discriminazioni di carattere politico-ideologico (quelle valgono solo sulla condizionante questione del rispetto dei diritti umani), e stiamo riattivando le relazioni con il complesso dell’America latina, cercando di farne una politica "di paese", quindi con forti collaborazioni con organismi della società civile, con le regioni (a partire dalla Lombardia) e gli enti locali, con il mondo imprenditoriale e sindacale, con le università. Stessa impostazione all’interno del governo, coinvolgendo gran parte dei dicasteri oltre, ovviamente, al Commercio internazionale. Per la prima volta, nel novembre 2006 a Montevideo e due mesi fa a Santiago, l’Italia (unico tra i paesi europei non "iberici") è stata invitata ai vertici iberoamericani. Per la prima volta siamo stati invitati come ospite d’onore alla fiera del libro di Guadalajara, Messico (fino ad ora l’unico paese europeo era stato la Spagna). E sempre per la prima volta Spagna e Italia hanno firmato una dichiarazione comune sull’America latina. L’Italia è diventata tappa obbligata nelle visite europee dei presidenti latinoamericani: oltre una decina nell’ultimo anno. Nella predisposizione dei "mandati negoziali" della Ue per definire gli accordi di associazione con le sub-regioni latinoamericane incisiva è stata la iniziativa italiana. Siamo stati il secondo paese europeo a recarsi a Panama dopo la decisione del raddoppio del Canale e un consorzio di imprese a partecipazione italiana è tra i quattro preselezionati per le gare: a febbraio, oltre che in Messico, Prodi si recherà anche nel paese dell’istmo. Nella drammatica vicenda colombiana abbiamo riattivato la collaborazione italiana, venendo accolti tra i paesi osservatori del negoziato tra governo ed Eln e, per quanto riguarda i sequestrati delle Farc, poche settimane fa a Buenos Aires, ho incontrato sia la madre di Ingrid Betancourt con la senatrice Piedad Cordoba, che esponenti francesi, argentini e brasiliani. Forte è l’iniziativa sul tema della coesione sociale e territoriale, tema che sarà al centro del Vertice Ue-Lac di Lima: per esempio stiamo fortemente lavorando sulla cooperazione transfrontaliera, da sempre "tallone d’Achille" dell’America latina, per far diventare le frontiere da focolai di tensione in occasione di crescita comune. L’unico paese europeo visitato dalla ministra Dilma Roussef, che per Lula coordina il grande programma Pac (oltre 250 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture che cambieranno la fisionomia del Brasile, quindi dell’America del Sud) è stato l’Italia. Poche settimane fa è stato sancito l’ingresso dell’Italia nell’azionariato della Caf (importante banca di sviluppo latinoamericana): fino a ora l’unico paese europeo presente era la Spagna. Abbiamo perfezionato la presenza italiana nel Bid e stipulato, poche settimane fa, l’accordo per dare vita ad uno strumento finanziario per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Abbiamo riattivato le relazioni con l’Argentina, congelate da anni (forse in contemplativa attesa che il problema dei bond si risolvesse facendo trascorrere il tempo). Con il dipartimento di stato Usa abbiamo aperto un dialogo su queste tematiche. Inoltre, sia l’attività di cooperazione allo sviluppo (che fa capo alla viceministra Sentinelli) che quella rivolta agli italiani in America latina (che fa capo al viceministro Danieli), sono state rilanciate in questo periodo.
Infine, tutto ciò (e, posso garantirlo, molto di più) è stato al centro dei lavori della terza conferenza Italia-America latina tenutasi a metà ottobre a Roma, inaugurata da Prodi e dalla presidente del Cile, Michelle Bachelet, ed alla quale hanno partecipato (oltre alla commissione europea, Spagna, Portogallo, Slovenia, Francia e Germania) tutti, dicasi tutti, i paesi latinoamericani, nell’80% dei casi a livello di ministri. E’ stato un avvenimento assolutamente inedito per l’Italia.

Luogo:

Roma

Autore:

Donato Di Santo

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