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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

02/03/2008


Dettaglio intervista

In volo da Caracas a Roma
- A bordo di un Airbus dell’Aeronautica partito dal Venezuela, Massimo D’Alema mette da parte il libro Padre Pio – “Miracoli e politica nell’Italia del Novecento” di Sergio Luzzatto, «interessantissimo, su una materia poco studiata», per rispondere alle domande del Corriere sulla sua visita a Caracas e la sua politica sull’America Latina. Ormai sull’Atlantico è giorno, la notte in viaggio è durata poco. In Italia continua il tramonto della legislatura. In un’ora e mezza di conversazione, il ministro degli Esteri parlerà di aspetti della politica internazionale che riguarderanno anche il prossimo governo italiano: le incognite sul futuro di Cuba, il petrolio, i buoni rapporti con un Paese malvisto dagli Stati Uniti qual è il Venezuela.

D. Che cosa si è detto poche ore fa nel suo incontro con il presidente venezuelano Hugo Chàvez?
R. «Mi ha molto colpito il suo atteggiamento di cordialità nei nostri confronti. Chàvez è noto in pubblico per il linguaggio colorito, ma nell’incontro ha avuto espressioni di grande calore e amicizia. Mi ha spiegato come intende utilizzare le risorse dovute al petrolio nella fascia dell’Orinoco, che l’Eni potrà esplorare in virtù dell’accordo firmato durante la mia visita, per uno sviluppo del Venezuela basato su nuove tecnologie e istruzione».

D. Vi sarete soffermati su Cuba. Per cominciare: chi è secondo lei Raúl Castro, il successore di Fidel?
Uno che potrebbe «aprire delle porte», come spera il cardinale Tarcisio Bertone, o «un tiranno», come dice George W. Bush?

R. «Al di là dei giudizi sulla persona, che negli ultimi decenni non si è certo presentata come figura eterodossa, in fasi storiche come l’attuale certe previsioni sono sempre azzardate.
Il ruolo che alcuni uomini possono svolgere dipende da vari fattori».

D. Per esempio? A chi pensa?
R. «Per paradosso, il primo processo di rinnovamento del regime sovietico fu promosso da Yuri Andropov, un ex capo del Kgb. Più che l’analisi dell’uomo serve capire il contesto».

D. Chàvez su questo che idee ha?
R. «Abbiamo valutazioni in parte diverse, come sugli Usa, ma credo ci sia volontà di guardare al futuro».

D. Il presidente venezuelano ha sostituito l’Urss come finanziatore di Cuba: ha offerto lavoro a 20 mila suoi medici, le fornisce 92 mila barili di petrolio al giorno. Lei gli ha dato suggerimenti?
R. «Ho chiesto di incoraggiare la leadership cubana a liberare i detenuti politici e permettere ai gruppi di opposizione di agire alla luce del sole.
Occorre un processo bilanciato: sarebbe bene che a questi gesti, che auspico, corrispondesse anche un progressivo allentamento dell’embargo da parte degli Usa».

D. Le sanzioni non la convincono.
R. «L’embargo ha finito per essere uno degli argomenti, utilizzati dall’Avana per alimentare il mito dell’isola che sfida il gigante. Ma l’appuntamento sarà per dopo le elezioni americane: c’è il condizionamento della lobby cubana di Miami, le campagne elettorali sono poco adatte per certe aperture».

D. Chàvez che cosa si aspetta dal voto per la Casa Bianca?
R. «Chàvez e il ministro degli Esteri Nicolas Maduro ci vedono la possibilità di voltare pagina. Comunque vada. Anche se vincesse John McCain, riconosciuto come espressione della parte più moderata dei repubblicani».

D. A proposito: a Caracas nella sede dell’azienda petrolifera di Stato, la Pdvsa, vicino alla sala per la firma dell’accordo con l’Eni c’erano un’immagine di Bush con baffi da Hitler e denti da Dracula e un tazebao con scritto «La Exxon Mobil es la punta de lanza del imperialismo».
R. «C’è stato un contenzioso con la Exxon in Venezuela (lo Stato ha avanzato pretese su contratti in vigore, ndr). L’Eni aveva una vertenza analoga. La Exxon si è rivolta a tribunali in Usa e Regno Unito ottenendo il blocco di 12 miliardi di dollari a fronte di un debito di 5. Questo ha irrigidito le posizioni e consentito all’Eni, che ha scelto una via diversa, di spuntare un compromesso al di là delle attese, ottenendo quasi un miliardo di dollari invece degli iniziali 400 milioni. E le prospettive di esplorazione sull’Orinoco valgono molto di più. Il Venezuela ha voluto dimostrare che chi ha privilegiato la via del dialogo, senza rinunciare ai propri diritti, è stato premiato».

D. Per questo la sua visita a Caracas, inusuale mentre il governo si occupa degli affari correnti?
R. «La mia missione rientra negli sforzi fatti dal governo a sostegno delle imprese. Lo sa che le riserve strategiche dell’Eni, il valore di una compagnia petrolifera, sono di 7 miliardi e mezzo di barili? Ora aumentano in prospettiva del 15%, cioè di circa un miliardo e 200 milioni.
Cambia il peso del gruppo».

D. In casi del genere che fate con l’opposizione? Telefonate a Gianni Letta?
R. «In casi del genere ci si informa, e le vie possono essere diverse».

D. E gli americani come la prenderanno?
R. «Prima dì partire per il Venezuela ho informato gli americani».

D. L’ambasciatore Ronald Spogli?
R. «Già. Ho detto che sono in gioco interessi rilevanti del nostro Paese e li difendo. È un linguaggio che gli americani capiscono benissimo, e apprezzano la sincerità».

D. Adesso lei è su un volo di Stato. Quando andò a Cuba da segretario della Fgci nel`78, ricorda che la delegazione viaggiò in nave?
R. «Io ero partito in aereo per l’anniversario dell’assalto al Moncada, un’azione azzardata e tragica. Da allora non ci ho messo più piede».


Luogo:

Roma

Autore:

Maurizio Caprara

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