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Governo Italiano

Intervista al Segretario Generale, Amb. Massolo

Data:

31/03/2008


Intervista al Segretario Generale, Amb. Massolo

La chiamano la «rivoluzione culturale», ma essendo dei diplomatici, sembra una rivoluzione di velluto. Entro la fine dell’anno prossimo, annuncia il segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo, il ministero degli Esteri, ambasciate e consolati compresi, sarà molto diverso da come è stato negli ultimi sessant’anni.
«Da tempo i diplomatici non sono più gente da cocktail, questo si sa, e ora ci stiamo aprendo al sistema Paese», spiega Massolo. Ma da qui a trasformare gli ambasciatori in «manager del sistema Italia» o a convincerli ad essere valutati sui rendimenti delle loro sedi ce ne passa. «Il primo passo, comunque è stato quello di puntare sul pensiero creativo».

D. Ambizioso per la politica estera.
R. «Necessario, direi. Abbiamo comunque anche posto le premesse per migliorare l’operatività quotidiana del ministero istituendo un vicesegretario generale incaricato di coordinare la posizione dell’Italia sulle questioni più rilevanti della politica internazionale: sarà nominato dal prossimo governo. Per quanto riguarda invece il lungo periodo il ministro D’Alema ha dato l’impulso per creare un gruppo di riflessione strategica composto da esponenti delle amministrazioni statali e da esperti indipendenti».

D. Che ha prodotto il «rapporto 2020»: che cosa ne sarà di tutto questo lavoro, ora che, probabilmente, cambierà ministro?
R. «Io mi auguro che il tavolo diventi permanente, che il metodo non vada perso: è riduttivo vedere lo svolgersi delle relazioni internazionali, per quanto riguarda le opzioni di lungo periodo che riguardano essenzialmente la sicurezza del Paese, in relazione al mutare dei governi. Il rapporto 2020 è un documento in evoluzione e il suo contributo va oltre gli schieramenti».

D. Ma la politica estera, si è visto, dall’Iraq in poi, risente dei cambi di governo.
R. «Le sfide planetarie presuppongono un quadro di riferimento comune».

D. E’ per quanto riguarda le 360 sedi all’estero, il braccio «armato» del ministero, che cosa cambierà?
R. «Vogliamo che siano una rete globale al servizio del Paese, gestita dal ministero, non un onere per il Paese».

D. Più facile a dirsi che a farsi, in una struttura burocratica così complessa.
R. «Abbiamo già avviato la rimodulazione progressiva di sedici sedi. Molte funzioni potranno essere informatizzate. Dall’anno prossimo per diverse operazioni ci sarà il consolato digitale. Poi abbiamo in programma di aprire alcune nuove sedi: le ambasciate in Kosovo e Moldova, consolati in Cina, Russia e India. E’ poi argomento di dibattito anche tra le imprese l’accorpamento tra il ministero del commercio estero e la Farnesina. Si tratta di una scelta politica. Per quel che ci riguarda siamo pronti. C’è già da oggi un lavoro coordinato con le associazioni di categoria e bancarie per promuovere le missioni all’estero in modo sempre più sistematico e integrato. Abbiamo anche messo a punto un meccanismo di valutazione delle iniziative all’estero».

D. Darete i voti agli ambasciatori?
R. «Valuteremo la "soddisfazione del cliente", come fanno già molti Paesi, stiamo anzi proprio studiando i sistemi dei nostri partner. Ma agli ambasciatori, entro la fine del 2009, daremo anche ampia indipendenza e responsabilità economica. Ci apriremo alla cultura del management: poiché il bilancio pubblico non ci permetterà probabilmente di incrementare le risorse, i nostri ambasciatori e consoli dovranno gestire con flessibilità le attuali risorse e potranno aprire, al pari dei loro colleghi stranieri, le ambasciate a collaborazioni pubblico-privato, ricorrendo a sponsorizzazioni per manutenzione e attività promozionali, culturali. Sarà una collaborazione virtuosa sotto l’occhio vigile del ministero del Tesoro e della Corte dei conti».

D. Questo ministero come lo descrive lei, sembra rifarsi molto al modello berlusconiano delle «ambasciate dell’economia», piuttosto che al modello dalemiano.
R. «E’ vero che il sistema iniziò ad essere impostato con il governo di centrodestra. In questa legislatura abbiamo potuto contare sulla forte spinta politica del ministro D’Alema».


Luogo:

Roma

Autore:

Gianna Fregonara

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