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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

26/03/2008


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Nell’ottobre del 2007, il Ministero degli Affari esteri ha istituito un Gruppo di Riflessione strategica, con l’obiettivo di aprire un confronto – sulle sfide a medio termine per la politica estera dell’Italia – fra diplomatici, centri italiani di politica estera, forze economiche, attori non governativi. Si è trattato di un esercizio innovativo per l’Italia, ma non certo di una eccezione nel panorama europeo: esercizi simili sono stati condotti o sono ancora in corso in paesi come la Francia e la Gran Bretagna.

A conclusione di alcuni mesi di lavoro, il Gruppo ha pubblicato il “Rapporto 2020”, che delinea, almeno nelle ambizioni, le priorità di una politica estera intesa non solo o non tanto come azione diplomatica ma come azione sistemica a favore di una internazionalizzazione riuscita dell’Italia.

Che questo sia l’adattamento da compiere è la premessa su cui ha lavorato il Gruppo di Riflessione, in base a una serie di considerazioni che il lettore troverà nella Prefazione del Ministro D’Alema e nella Introduzione al Rapporto. Qui, preferiamo riassumere le conclusioni o raccomandazioni che ne sono emerse, nel tentativo di suscitare un dibattito ulteriore e quindi le premesse almeno intellettuali di un nuovo consenso sulle scelte internazionali da compiere.

Proposte europee
Per quanto riguarda la politica europea, il Rapporto sostiene che l’Italia, volendo continuare a incidere sul futuro dei processi di integrazione, ha anzitutto il problema specifico di come riuscire a mantenere una influenza rilevante nell’Europa allargata a 27 o più membri. La risposta del Gruppo di riflessione è che ciò dipenderà non solo da alcune condizioni-chiave – anzitutto le condizioni dell’economia nazionale, quale fattore di credibilità della posizione italiana in Europa – ma anche dalla capacità di costruire coalizioni fra paesi membri intenzionati e pronti a scelte impegnative in nuovi campi, fra cui la Difesa.

In questa ottica, il Rapporto ritiene che l’Italia avrebbe interesse alla creazione di una sorta di “gruppo di contatto” a sei (Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna e Polonia) per la difesa europea, collegato alla nuova trojka prevista dal Trattato di Lisbona. Altrettanto importante, per l’Italia, sarà di riuscire a spostare l’asse di gravità dell’Unione da est verso sud. Solo a questa condizione, quella che oggi appare come una sovra-esposizione dell’Italia alle tensioni derivanti da Balcani e Mediterraneo diventerebbe un atout geopolitico.

Data la nuova centralità del Mediterraneo, la futura inclusione della Turchia nell’Unione resta – nelle conclusioni del Rapporto – negli interessi dell’Italia e dell’Europa. Infine, il Rapporto contiene una serie di indicazioni per rafforzare la presenza italiana nelle istituzioni europee e propone una riforma della Legge per le elezioni al Parlamento europeo.

Nuovo mix per l’energia
Nel capitolo sulla sicurezza energetica e la politica estera, il Rapporto sostiene che l’Italia non potrà sottrarsi, di qui al 2020, a una serie di vincoli precisi, anzitutto in materia di dipendenza dal gas. Ma potrà e dovrà cominciare a modificare gradualmente il suo mix energetico, con una serie di misure volte alla diversificazione dei fornitori (di qui l’importanza cruciale dei rigassificatori), attraverso il rientro nel nucleare, e con nuovi investimenti sia nel carbone pulito che nelle energie rinnovabili. Il Rapporto ritiene anche che l’Italia dovrà negoziare, in vista di un accordo post-Kyoto, target nazionali più realistici per la riduzione delle emissioni di Co2.

Infine, il Rapporto sostiene che l’Italia ha interesse a potenziare la dimensione europea della sicurezza energetica, scelta che dipende da una politica più coesa nei confronti della Russia, ma anche da passi concreti verso l’interconnessione fisica del mercato, la definizione di un quadro regolatorio omogeneo e la progressiva liberalizzazione del mercato interno (che includa criteri di reciprocità per i produttori extra-europei).

Questioni di governance
Esaminando le possibilità di riforma della governance globale, il Rapporto illustra il tipo di posizioni che l’Italia dovrebbe promuovere: da un’area economica transatlantica più integrata, a nuovi negoziati commerciali Ue-Cina, alla creazione di una constituency europea nel Fondo monetario, alla possibilità di un graduale allargamento del G-8. Se quest’ultima è la tesi maggioritaria espressa dal Gruppo di Riflessione strategica, si è espressa anche una solida posizione di minoranza, contraria all’allargamento: la motivazione è che aumentare il numero dei membri del G-8 ne complicherebbe il processo decisionale e quindi l’efficacia – oltre che non rientrare nell’interesse nazionale a mantenere un formato ristretto.

Nel capitolo sulle priorità regionali (Balcani e Mediterraneo allargato), il Rapporto sostiene che solo la continuazione dell’allargamento ai Balcani Occidentali permetterà di stabilizzare una regione che rischia, dopo l’indipendenza del Kosovo, un nuovo “momento nazionalista”.

Guardando ai problemi del vicinato europeo ad Est (Moldova, Ucraina, Caucaso) - fra legittime aspirazioni euro-atlantiche delle ex-repubbliche sovietiche e problemi di sicurezza di Mosca - si sostiene la necessità di un “grand bargain” regionale fra Europa, Stati Uniti, Russia. Sul fronte Sud, viene precisato e qualificato l’approccio italiano all’Unione per il Mediterraneo, e si esamina il modo in cui la politica estera possa favorire una migliore gestione dei flussi migratori. Infine, vengono proposti alcuni criteri politici – in aggiunta ai dettami costituzionali – per la partecipazione italiana alla missioni internazionali di gestione delle crisi.

Per la competitività dell’Italia
Nella parte relativa agli interessi italiani nella competizione globale, il Rapporto esamina le priorità geografiche della proiezione economica internazionale del nostro paese e avanza una serie di raccomandazioni sugli strumenti, fra cui l’istituzione di un Consiglio per la competitività e la fusione del Commercio estero nel Ministero degli esteri. Questa posizione, largamente maggioritaria, ha trovato obiezioni da parte di chi sostiene modelli alternativi (fusione con il Ministero dello Sviluppo economico, mantenimento di un Ministero a se stante).

Dieci proposte
Il Rapporto si chiude con dieci proposte per migliorare coerenza ed efficacia dell’azione esterna dell’Italia, fra cui la decisione di rafforzare il coordinamento della politica europea attraverso la nomina di una figura ministeriale di alto livello che fra l’altro rappresenti l’Italia nel Consiglio affari generali.

L’Italia avrà anche bisogno di investire nella sfera dell’azione esterna maggiori risorse finanziarie e umane. Siamo infatti tra i paesi europei che spendono meno per la politica estera (soltanto lo 0,11% del nostro Pil), tanto più se includiamo gli aiuti allo sviluppo; mentre la nostra rete diplomatico-consolare - disegnata su esigenze che non rispecchiano più la realtà attuale – è stata in parte adattata ma va riorganizzata ancora più radicalmente, anche per rispondere alle esigenze che provengono dal mondo economico.

Queste, quindi, alcune delle principali raccomandazioni operative. Che rispondono al tentativo di tradurre in indicazioni specifiche quella che è la premessa di fondo su cui ha lavorato il Gruppo di riflessione strategica: la politica estera va concepita come parte di un disegno nazionale, di un disegno strategico condiviso sul ruolo che l’Italia dovrà esercitare – nei suoi rapporti bilaterali, sul tavolo europeo, nelle istituzioni multilaterali – per promuovere interessi e valori di fondo del nostro paese.

L’esigenza di una politica estera efficace è tanto più evidente nelle fasi in cui, come l’attuale, il sistema internazionale è alle prese con una transizione sistemica, che in parte ha già modificato e in parte tenderà a ridisegnare le gerarchie globali. Per tutti gli attori europei, non solo per l’Italia, esistono rischi di arretramento ma anche opportunità. Una capacità di previsione strategica, che definisca gli scenari alternativi a medio termine e le opzioni possibili per l’Italia, diventa quindi essenziale.

Il Rapporto 2020 – che va letto come un contributo indipendente – è un primo passo, per definizione parziale, in questa direzione. Come si è visto, il documento insiste sui temi della proiezione economica, della sicurezza energetica, del contributo che la politica estera potrà e dovrà dare alla capacità dell’Italia di competere sul piano globale, come comunità nazionale e come paese membro dell’Unione europea. Questa impostazione, naturalmente, non esaurisce l’agenda della politica estera italiana: ma ne è una componente cruciale. Che fra l’altro riflette – come indica il sondaggio finale sugli orientamenti dell’opinione pubblica, effettuato dall’Università di Siena – ciò che la maggior parte dei cittadini italiani sembra attendersi dalla politica estera.


Luogo:

Roma

Autore:

Marta Dassù, Maurizio Massari

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