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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

07/05/2008


Dettaglio intervista

«Anche di fronte ad una tragedia immane come quella che ha colpito la Birmania, la giunta militare al potere si è confermata per ciò che è: uno dei regimi dittatoriali peggiori del mondo». A sostenerlo è Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri uscente con delega all’Asia e ai Diritti umani.

D.  Le notizie che giungono dalla Birmania danno corpo ad una catastrofe di proporzioni immani. Ma nonostante questa ecatombe, la giunta militare frena il pieno dispiegarsi degli aiuti umanitari.
R. «E incredibile ma purtroppo è così. Abbiamo a che fare con uno dei regimi dittatoriali peggiori del mondo, che ha represso con la violenza e nel sangue una rivolta di monaci pacifici la scorsa estate; un regime che tiene da anni agli arresti domiciliari il Premio Nobel per la Pace e leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Ki, e che neanche di fronte ad un immane disastro naturale sente il dovere di aprirsi al mondo. Nelle ultime ore si manifestano alcuni spiragli di apertura da parte della giunta militare agli aiuti, in ogni caso la macchina degli aiuti si è messa in moto anche per quel che riguarda l’Italia. Nei prossimi giorni invieremo un diplomatico per rafforzare la nostra ambasciata e abbiamo attivato un primo, immediato pacchetto di aiuti, la Protezione civile si sta preparando, ed entro pochi giorni saremo in grado di dispiegare un consistente intervento di aiuti».

D. Sulla giunta militare birmana è intervenuto George W. Bush. Il presidente Usa ha chiesto ai generali al potere di non ostacolare gli aiuti internazionali. Neanche il capo dell’iper potenza mondiale riesce a far breccia sul regime birmano?
R. «Credo che alla fine ci sarà un’apertura sugli aiuti, perché il dramma è di dimensioni così enormi che anche i generali accederanno a maggiori aperture. Io spero che però questa tragica vicenda porti consiglio alla Cina...».

D. In che senso?
R. «Nel senso che questa tragedia porti Pechino a capire l’assurdità della tutela che ha posto a questo regime. La Cina non può chiudere gli occhi di fronte al fatto che anche a cospetto di un cataclisma che ha provocato decine di migliaia di morti, devastato intere città e villaggi, la giunta militare si sia dimostrata del tutto insensibile alle sofferenze e alle sempre più precarie condizioni di vita della popolazione civile. Mi auguro che questa vergogna faccia riflettere tutti, in particolare la Cina che è il principale Paese che supporta e garantisce quel regime sul piano internazionale, e soprattutto lo tutela in sede di Consiglio di Sicurezza dell’Onu, spesso mettendo il veto nei confronti di risoluzioni di condanna del regime liberticida birmano».

D. Cosa lascia il governo italiano uscente a quello entrante per ciò che concerne la tutela dei diritti umani in Birmania e non solo?
R. «Intanto l’incarico a Piero Fassino come inviato speciale dell’Ue per la Birmania è stato rinnovato per altri sei mesi, e c’è un quadro ampio di azioni che coinvolgono non solo la Birmania ma la stessa Cina, diversi Paese del sudest asiatico con una presenza di iniziativa italiana non soltanto nel campo della cooperazione allo sviluppo ma anche in quella, non meno importante, della cooperazione per la promozione della democrazia e la tutela dei diritti umani. Una decina di giorni fa, abbiamo finanziato un seminario nel nord della Thailandia, nei campi profughi, nell’ambito di un progetto di sostegno all’opposizione democratica birmana in esilio, soprattutto con un’attività di formazione dei quadri democratici dell’opposizione. E’ un impegno importante, un atto di solidarietà concreta, che mi auguro il nuovo governo italiano continui a sostenere. La difesa dei diritti umani non è un optional».


Luogo:

Roma

Autore:

Umberto De Giovannangeli

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