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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

11/05/2008


Dettaglio intervista

«Immigrazione e multilinguismo rappresentano le due facce della medaglia che si chiama integrazione”. Franco Frattini nuovo Ministro degli Esteri nel governo italiano, è stato vicepresidente della Commissione Ue oltreché commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza».

D. Ma oggi cosa vuol dire integrazione?
R. «Oggi la parola “integrazione” non significa dappertutto la stessa cosa. Sono in crisi i modelli nazionali e diventa determinante un approccio che sappia sfruttare esperienze concrete e ravvicinate, ad esempio quelle delle città. E ci fornisca quindi strumenti di analisi capaci di interpretare il pluralismo delle culture e delle identità. Soprattutto perché l’integrazione è un elemento chiave dell’approccio globale della politica migratoria, che abbraccia si al dimensione interna sia la dimensione esterna del fenomeno migratorio. Un approccio lanciato nel dicembre 2005 e che, una volta approvato da tutti i capi di Stato e di governo, è diventato il punto di riferimento della politica migratoria a livello europeo».

D. Qual è il peso del multilinguismo nelle politiche migratorie?
R. «Poiché non possiamo parlare di immigrazione (legale) se non ci occupiamo di promuovere l’integrazione nelle società di accoglienza, non possiamo pensare a politiche d’integrazione che trascurino o non considerino assolutamente prioritaria la dimensione del linguaggio. Una  dimensione naturalmente declinata nella considerazione delle differenti “aperture” o resistenze che le età – bambini, adolescenti, adulti, anziani – offrono all’apprendimento linguistico. E tuttavia una dimensione che consideri la “fatica” dell’apprendimento linguistico non soltanto come una condizione negativa di “sradicamento” ma come una positiva opportunità di arricchire la propria personalità e le stesse chances di vita. E che si apra quindi allo scambio linguistico come alla dimensione dell’arricchimento e del dialogo».

D. Quale impulso può venire dall’Anno europeo per il dialogo interculturale?
R. «Senz’altro l’Anno europeo favorirà il rafforzamento delle iniziative in questo ambito. Vi sono, naturalmente, diverse dimensioni del dialogo interculturale. Ma questo tema assume rilevanza anche e soprattutto sotto la prospettiva delle politiche di integrazione. Stiamo pertanto promuovendo esempi di iniziative positive, di successo, ed incoraggiamo un produttivo scambio di informazioni ed  esperienze proprio in questo ambito».

D. Cosa è mancato finora?
R. «Per troppo tempo abbiamo “dato per scontato” l’apprendimento delle lingue delle società di accoglienza da parte del mondo dell’immigrazione, involontariamente incoraggiando la formazione di comunità “chiuse” e distanti. In questo mancando anche – proprio attraverso l’insegnamento linguistico – all’obiettivo di promuovere l’universalismo dei nostri valori e finendo per trascurare la dimensione della reciprocità, quello di un interesse ed una curiosità sinceri per la ricchezza delle culture dell’immigrazione».

 


Autore:

di G.S.

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