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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

16/05/2008


Dettaglio intervista

LIMA. Dopo quattro anni Franco Frattini torna a guidare la politica estera italiana nel segno di una netta discontinuità rispetto al suo predecessore, Massimo D’Alema. Un cambio di prospettiva e di priorità nell’agenda internazionale come spiega lo stesso Frattini in un colloquio con un gruppo di giornalisti italiani sull’aereo che lo porta a Lima, prima missione all’estero per partecipare al quinto vertice Ue-America Latina e Caraibi. Ed eccolo, in pillole, il Frattini-pensiero: grande vicinanza con l’amministrazione Usa (indipendentemente da chi vincerà le elezioni), «amicizia ed equilibrio» nei confronti di Israele, «fermezza nelle sanzioni contro Teheran sul nucleare», ancoraggio all’Ue anche se su posizioni dialettiche («occorre ripensare Schengen»). Ma gli anni trascorsi a Bruxelles come vicepresidente della Commissione Ue hanno insegnato al brillante giurista allevato alla scuola di Giuliano Amato tutti i trucchi per evitare ogni approccio ideologico e per guardare ai dossier con una sufficiente dose di realismo. Ed ecco Frattini annunciare il prossimo documento dell’Italia e degli "amici del Libano" che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe adottare per convincere Hezbollah a «fare un passo indietro». Eccolo riconoscere, ad esempio, come «Hezbollah che ha propri rappresentanti nel Parlamento e nel Governo non si può iscrivere nell’elenco europeo delle organizzazioni terroristiche come Hamas» o ricordare che con l’Iran occorre essere fermi ma anche «tenere aperto un canale di dialogo». Sono passati quattro anni da quando Frattini ha guidato l’ultima volta il ministero degli Esteri dopo un anno di interim di Silvio Berlusconi. Frattini era, in quel momento, l’uomo che mai avrebbe fatto ombra al Cavaliere dopo lo scontro e l’uscita di scena di Renato Ruggiero. Ma ora Frattini non è più così "junior", gli anni di Bruxelles lo hanno irrobustito professionalmente e lo legittimano a coordinare la politica estera guidando il nuovo Cipes (comitato interministeriale per la politica estera) che si pensa di creare a Palazzo Chigi.

Afghanistan
Dopo l’attentato di ieri Frattini manifesta solidarietà ai nostri militari ed esprime sollievo per il fatto che sono fuori pericolo. «C’è però la necessità - dice - di trovare in ambito Nato le formule più efficaci rispetto al passato per far sì che la nostra presenza sia più incisiva per prevenire attacchi come quello di ieri». Un altro punto sottolineato dal ministro è quello della flessibilità del nostro contingente, problema sollevato da molti partner Nato. «La Francia sta inviando nuovi equipaggiamenti sul terreno e anche l’Italia ha uomini e mezzi che potrebbe usare con maggiore flessibilità, ma occorre discuterne in sede Nato».

Stati Uniti
La telefonata di congratulazioni di Condoleezza Rice a Frattini non si è fatta attendere. «Ci vedremo il 12 giugno a Parigi alla conferenza sull’Afghanistan», ha detto la Rice al nuovo capo della diplomazia italiana a riprova di un rapporto forte che proseguirà, fa intendere Frattini, anche con la prossima Amministrazione. L’Italia punta sugli Stati Uniti per entrare nel gruppo 5+1 per il nucleare iraniano. «Credo che la nostra richiesta verrà accolta», dice Frattini che porrà la questione al prossimo consiglio Affari generali di Bruxelles.

Unione europea
La fedeltà a Bruxelles fa ormai parte del Dna del nuovo ministro degli Esteri che ha già frenato alcune intemperanze della Lega sulla "sospensione" di Schengen. L’idea di Frattini è che l’Italia insieme a Francia, Germania e Regno Unito si candidi a guidare il "plotone di testa" per rilanciare, dopo le ratifiche di Lisbona, le riforme europee.

Libano
«L’accordo tra le fazioni - sostiene Frattini - può aiutare a normalizzare la situazione, ma ci rendiamo conto che non possiamo modificare le regole di ingaggio di Unifil in maniera unilaterale. L’importante è che le forze di sicurezza libanesi riacquistino il controllo del territorio e poi che venga eletto il presidente Sleiman. Solo dopo si può pensare a fare un tagliando alla missione Unifil, tenendo presente che il disarmo di Hezbollah resta uno dei compiti previsti dalla risoluzione Onu».

Israele
Gli israeliani si sentono accerchiati dall’Iran. Proprio per questo, secondo Frattini «il nuovo Governo deve guardare con grande amicizia ed equilibrio ad Israele; mettere questo problema come prioritario nella nostra agenda evitando alzate di spalle».

Iran
Sull’Iran, spiega Frattini, l’Ue svolge un ruolo di facilitatore. «Noi - aggiunge - vogliamo essere dentro la partita europea; facciamo parte del gruppo ristretto a livello tecnico ma ho chiesto di essere invitato anche nel gruppo politico». Sulle sanzioni per il nucleare l’Italia si allinea con gli Stati Uniti anche se poco prima del cambio di Governo «anche D’Alema ha accettato le sanzioni». Noi abbiamo molti interessi economici in Iran ma «non ci faremo isolare dal resto d’Europa per tutelarli». Inoltre se vogliamo contribuire alla stabilizzazione della regione «dobbiamo tenere aperto il dialogo con Teheran».

Tibet
Tramontata ormai l’idea di un boicottaggio sportivo l’Europa, dice Frattini «parlerà con una voce sola con la prossima presidenza francese dell’Ue». Sono in corso contatti tra le autorità di Pechino ed emissari del Dalai Lama (che Frattini, in un’intervista pubblicata giovedì dal Financial Times, ha detto di non aver intenzione di incontrare, per non provocare inutilmente gli «amici cinesi»). «Valuteremo i progressi del negoziato - dice il ministro - ma oggi deve prevalere su tutto la solidarietà per le vittime del terremoto».

Libia
La Libia è interessata a rilanciare il rapporto con l’Italia. Si tratta, secondo Frattini, di dare attuazione all’accordo firmato da Amato il 29 dicembre del 2007 che prevede l’invio di sei motovedette per pattugliare le coste libiche mentre per controllare la frontiera Sud sarà la Ue a mettere a disposizione mezzi e risorse. L’Italia è pronta a fare quanto già prevedeva un accordo a lungo negoziato e poi sospeso, il cosiddetto "grande gesto" per chiudere il passato coloniale, ossia l’autostrada litoranea. L’Eni è disponibile a finanziare la prima parte dell’opera. Frattini non esclude una prossima visita a Tripoli insieme a Maroni.

Romania
Non si tratta, secondo il ministro, di fare deportazioni di massa: dobbiamo usare gli strumenti esistenti e mettere a punto programmi congiunti per l’inclusione sociale dei rom, da finanziare con il Fondo sociale europeo uno strumento che l’Italia ha usato in minima parte. Per i cittadini extra europei basterà invece anticipare la direttiva che prevede di armonizzare la permanenza nei Cpt «Credo - continua Frattini- che 18 mesi sia un termine ragionevole rispetto a Paesi come Regno Unito, Svezia e Danimarca che prevedono la reclusione senza alcun termine».

Schengen
«C’è bisogno di fare un tagliando a Schengen e aggiornarlo alle nuove realtà», dice il capo della Farnesina rivelando che ci aveva pensato già con una comunicazione al Consiglio Ue. «Ora – aggiunge -  non si tratta più di garantire solo la libera circolazione ma di tenere conto anche della sicurezza delle frontiere. In questa materia non si può agire in maniera unilaterale; occorre rafforzare le ispezioni alle frontiere e introdurre dal 2009 le impronte digitali per gli ingressi dei cittadini extracomunitari».


Luogo:

Lima

Autore:

di Gerardo Pelosi

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