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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

16/05/2008


Dettaglio intervista

LIMA - Il governo Berlusconi ci ripensa. Nel 2003 il premier e Franco Frattini, che già allora era ministro degli Esteri, decisero di non fare entrare l’Italia nel gruppo di negoziatori europei (Gran Bretagna, Francia e Germania) che avviarono le trattative con Teheran sul nucleare. Allora gli iraniani proposero all’Italia, che aveva la presidenza di turno della Ue, addirittura di guidare la trattativa. Una trattativa che di fatto ha creato un gruppo "P5+1", in cui i "P5" sono i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu e " 1 " è la Germania: come dire un allargamento di fatto del Consiglio di Sicurezza, con Berlino e senza Roma. «Ora abbiamo chiesto agli Stati Uniti di essere invitati nel gruppo», dice Frattini a Lima dove è arrivato per il vertice Ue-America Latina. E sull’Iran il ministro degli Esteri annuncia anche una svolta decisa: l’Italia cambia politica, si avvicina con forza all’America che vuole fermare i progetti nucleari di Teheran, anche se riconosce agli iraniani un ruolo nella regione del "Grande Medio Oriente".

D. Quale sarà l’ atteggiamento del governo Berlusconi sull’Iran?
R. «Senza usare i toni che ha usato l’Arabia Saudita dopo la crisi in Libano, dico che non vogliamo un’influenza così tangibile dell’Iran sullo scenario siriano, libanese, mediorientale. Ci preoccupa. Non vogliamo una potenza nucleare nel Grande Medio Oriente. Per questo desideriamo essere dentro la partita europea, vogliamo far capire che anche se badiamo molto agli interessi economici del nostro paese in Iran, siamo molto legati alla partita di quel gruppo di paesi europei che sta esercitando pressioni politiche sull’Iran. In articulo mortis il ministro D’Alema ha accettato di rinunciare alle obiezioni dell’ Italia sulle sanzioni Ue, decisione presa quando ormai si era capito che la vittoria elettorale di Berlusconi avrebbe portato comunque in quella direzione. Non torneremo indietro».

D. L’Italia non partecipa al Gruppo"5+1"
R. «L’Italia già lavora a livello tecnico nel gruppo ristretto che prepara i lavori del Gruppo, ma noi chiediamo di entrare anche a livello politico: ho chiesto agli Stati Uniti di essere invitati, e gli Usa ci hanno molto incoraggiato. Spero che anche gli altri partner europei comprendano questo obiettivo».

D. Ancora sui rapporti bilaterali: come considererà il governo Berlusconi il rapporto con l’Iran?
R. «Come il governo iraniano considererà il rapporto con noi. Sul nucleare stiamo con i paesi europei, con gli Stati Uniti. Ma su temi come la stabilizzazione dell’Iraq, sul traffico di droga dall’Afghanistan, sulla stabilizzazione del Medio Oriente noi vediamo interessi comuni su cui possiamo lavorare insieme».

D. Libano, si entra in una nuova fase nella crisi.
R. «L’accordo tra le fazioni politiche per normalizzare la crisi è importante. Vuol dire che l’azione della comunità internazionale ha avuto successo: il documento che abbiamo adottato l’altra sera nella teleconferenza con i Friends of Lebanon e la missione della Lega Araba hanno indotto le parti a capire che c’è una forte volontà internazionale. Nei prossimi giorni valuteremo un passo forte, una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza Onu sul ruolo di Hezbollah: il movimento sciita ha ottenuto un risultato, il ritiro delle decisioni del governo Siniora, ma ora tocca a loro fare un passo positivo. Non vogliamo che Hezbollah crei uno Stato nello Stato».

D. Come giudicate il lavoro di Unifil?
R. «I nostri amici israeliani dicono che l’obiettivo del disarmo totale di Hezbollah non è stato raggiunto. Unifil non disarma Hezbollah perché non ha mandato, e non lo fanno le forze di sicurezza libanesi perché non ne hanno la forza: secondo me adesso occorre consolidare il governo, dar vita a un governo di unità nazionale prima di discutere eventualmente del mandato di Unifil».


Luogo:

Lima

Autore:

di Vincenzo Nigro

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