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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

22/05/2008


Dettaglio intervista

A Franco Frattini non piace la parola «discontinuità», parola che secondo lui, «ha una pessima fama in diplomazia», anche se il ministro degli Esteri del governo Berlusconi non nasconde alcune delle principali differenze che si noteranno tra la sua gestione e quella del predecessore Massimo D’Alema. Ma, prima di parlare di questo, desidera commentare l’intervista alla «Stampa», con la quale il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha annunciato che, riguardo alla situazione di Gaza, la pazienza del suo governo sta per esaurirsi. «La situazione è intollerabile - ha detto-. Arriva il momento di dire basta e questo momento è sempre più vicino. Faremo di tutto per evitare di coinvolgere la popolazione».

D. Signor ministro, il premier israeliano esclude un’invasione di Gaza, ma annuncia un’imminente azione militare. Cosa ne pensa?
R. «Guardi, io mi rendo conto che gli israeliani hanno avuto molta pazienza e capisco bene i loro problemi di sicurezza, anche in un momento in cui i gruppi terroristici rendono sempre più invivibile la situazione agli  stessi palestinesi. Sono consapevole che la madre di tutti i mali sono certamente i terroristi, gli estremisti di Hamas a Gaza. Di fronte a questo si richiede ad Israele una pazienza selettiva, cioè pazienza nei confronti della popolazione civile che soffre, mentre la comunità internazionale deve premere fortemente perché cessi la causa di tutto questo, cioè il lancio di razzi e le incursioni dei terroristi. Pienamente solidale con gli israeliani, quindi, ma auspico che Israele cerchi di alleviare le sofferenze dei palestinesi anche con medicinali e beni di prima necessità. E gli europei devono capire che chi accusa Israele e giustifica Hamas indebolisce proprio quei palestinesi che, come Abu Mazen, si battono per la pace».

D. Più in generale, come vede le prospettive del processo di pace in Medio Oriente? Olmert parla di una corsa contro il tempo...
R. «Non sono molto ottimista. Bisogna dare a Bush, a Abu Mazen e a Olmert questa carta ed è una carta che si gioca fino a ottobre. Loro ce la stanno mettendo tutta, ma se non ce la fanno di qui a ottobre, dopo sarà difficile riprendere un negoziato in tempi rapidi. Purtroppo da Annapolis a oggi molti obbiettivi individuati sono sfumati. C’è un solo elemento positivo: i tre attori sono disponibili a uno sforzo di fiducia reciproca. Basti pensare a come Abu Mazen ha saputo distinguere tra palestinesi che soffrono e quelli che compiono atti terroristici. Come Olmert, mi auguro che Abu Mazen regga e continui nella sua azione positiva».

D. Un quotidiano israeliano ha scritto che Olmert ha sollecitato gli americani a istituire un blocco navale ai danni dell’Iran. Che ne pensa?
R. «Intanto questa notizia dovrebbe essere confermata e precisata. Già venne smentita l’ipotesi di un attacco armato. Io piuttosto penso che tutta l’Europa, Italia compresa, dovrebbe essere unita sulla linea delle sanzioni all’Iran, già abbracciata da Germania, Francia e Gran Bretagna, insieme agli Stati Uniti. Ma noi vogliamo fare questo passo, innanzitutto, in un quadro Onu, e poi in un quadro di prospettiva europea, perché l’Italia non vuole restare fuori da questa partita politica».

D. Ministro, se non vogliamo parlare di discontinuità con il governo precedente, in che cosa pensa che la politica estera italiana cambierà rispetto al Medio Oriente?
R. «Non si può nascondere che certe situazioni vengono lette da noi in modo differente rispetto al governo precedente. La questione dell’Iran, di cui ho appena parlato, è una di queste, anche se il mio predecessore D’Alema, negli ultimi giorni del suo mandato, aveva finalmente aderito all’idea di un congelamento dei fondi. Un altro punto molto chiaro è quello di non considerare Hamas un interlocutore politico. Una cosa è parlarci pragmaticamente sul terreno attraverso meccanismi di intelligence per alleggerire la situazione militare, come fa l’Egitto, con cui mi complimento; un’altra è la legittimazione politica.

D. Spostandosi un po’ verso est, come vede gli sviluppi della situazione in Afghanistan?
R. «Spero che tra qualche giorno a Parigi, alla Conferenza dei donatori, cominceremo a ragionare più concretamente in termini di flessibilità e di duttilità sul territorio. Per esempio, come comportarsi se la Nato ci chiedesse più elasticità sui cosiddetti "caveat". Insomma, in certe situazioni, le regole d’ingaggio devono essere più flessibili. Dobbiamo essere pronti con un pacchetto Afghanistan, che comprenda misure di cooperazione sul terreno, più forte stabilizzazione istituzionale e maggiore disponibilità sui "caveat". È vitale anche per il nostro contingente, che sta per spostarsi da Kabul a Herat, dove passa il traffico internazionale della droga, che serve a finanziare i talebani. Che fare? Io credo che questo sarà un argomento da G8 sotto presidenza italiana».


D. Ministro, molte persone si chiedono cosa stiamo a fare in Libano, dove la situazione sembra peggiorare...
R. «Noi in Libano svolgiamo un compito estremamente importante. Abbiamo una missione militare che tutti apprezzano; conduciamo un’azione diplomatica di collegamento fondamentale. Io stesso conto di essere prestissimo in Libano per incontrare il nuovo presidente e testimoniare a Suleyman l’impegno dell’Italia. Quando avremo un assetto istituzionale stabilizzato e un governo di unità nazionale ci potremo finalmente chiedere se il disarmo delle milizie di Hezbollah possa riprendere e concludersi in tempi brevi».


D. Parlando di unità tra paesi europei, sembra che, con le recenti misure sull’immigrazione, il governo italiano abbia raccolto molte critiche...
R. «Però vede, in fondo, con un po’ di prudenza e qualche contatto giusto, è stato chiarissimo a tutti che l’Italia non è affatto sul banco degli imputati. Le misure sulla sicurezza che abbiamo adottato oggi sono assolutamente in linea con le direttive europee. Il malinteso con gli amici spagnoli è stato assolutamente chiarito. Sento soprattutto attenzione verso un’Italia che vuole rientrare nel club di coloro che si battono per una maggiore sicurezza nel mondo».


Luogo:

Roma

Autore:

di Paolo Passarini

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