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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

24/05/2008


Dettaglio intervista

Rilancio della relazione con gli Stati Uniti. Ma anche continuità nella modernizzazione della struttura della nostra diplomazia, sempre più volta a dare impulso alla presenza  nel mondo del made in Italy. E, soprattutto, ottimismo sugli sviluppi in atto nelle aree calde del mondo, dal Libano ai Balcani, all’Afghanistan. Il che significa anche riduzione dell’impegno diretto in missioni di mantenimento della pace, finanziariamente onerose per un bilancio pubblico già fortemente sollecitato in patria. Franco Frattini, ministro degli Esteri nell’Esecutivo appena insediato, descrive a Class Cnbc, la tv di Class Editori (che controlla questo giornale), le linee guida del suo secondo incarico alla Farnesina, dopo quello assolto durante la  legislatura 2001-2006, quando aveva preso il posto di Renato Ruggiero.

D. Quali saranno le linee direttrici della politica estera del nuovo governo?

R. “In primo luogo una forte attenzione all’Europa. Accompagnare la ratifica del Trattato di Lisbona che fa fare un passo avanti nell’integrazione europea in temi che per noi sono di assoluta attenzione  come la sicurezza, le politiche migratorie, l’energia. Un passo avanti verso quelle linee comuni di politica estera che purtroppo non sono diventate ancora “la” politica estera dell’Unione europea, ma in futuro spero lo diventeranno. Altra regione importante per l’Italia  è il Mediterraneo. Seguiremo con grande attenzione il progetto che la presidenza francese lancerà, proponendo proprio una Unione euro-mediterranea e chiaramente saremo tra i sostenitori di questo grande progetto, teso ad avvicinare le due rive del Mediterraneo. Ma è evidente che la politica estera italiana, rilancerà con forza rispetto al passato recente la relazione  con gli Usa, il nostro principale alleato internazionale non europeo, guardando agli scenari di crisi nel mondo dove la collaborazione con gli Usa e gli altri paesi europei è essenziale, penso al Libano e ai Balcani, quindi al Kosovo, dove c’è una grande presenza italiana,  e ovviamente all’Afghanistan,  in cui l’Italia ha anche una grande responsabilità. Infine,  il tema della preparazione del G8 a presidenza italiana che si terrà il prossimo anno è un’altra delle grandi priorità: preparare un’agenda per il G8 che includa, oltre alla lotta al terrorismo, anche temi come la coesione sociale, la lotta alla povertà, il cambiamento climatico e  la sicurezza dell’alimentazione. Temi che  credo il G8 debba affrontare”.

D. Il processo di rinnovamento  della Farnesina, che ha visto un’ulteriore spinta in questi ultimi mesi, proseguirà con il suo mandato?

R. “Ho trovato una Farnesina rinnovata. Il Segretario Generale, gli Uffici, hanno avviato un processo di modernizzazione e maggiore presenza nel tessuto economico- sociale non solo in Italia  ma anche nei Paesi dove abbiamo le nostre missioni diplomatiche. I nostri non sono più solo ambasciatori della politica ma anche  del made in Italy, che per noi è essenziale. Questo processo continuerà e avrà il mio incoraggiamento”.


D. L’Italia è attivamente impegnata nei principali scenari di crisi nel mondo. Che cosa prevede per l’evoluzione del quadro internazionale?

R. “Spero vi siano cambiamenti positivi. Avremo l’elezione del presidente del Libano, dopo 18 mesi di stallo nei negoziati. Questo può rilanciare la stabilizzazione libanese, con il grande contributo della Lega Araba,  cui faccio i complimenti. La cosa ci interessa molto perché la guida italiana di Unifil2, cioè della missione di peace- keeping in Libano, è una delle grandi priorità. Dobbiamo  inoltre lavorare perché in Medio Oriente si arrivi ad una stretta finale dei negoziati di pace tra Israele e Autorità Nazionale Palestinese e si coinvolga finalmente la Siria, come sembra si stia facendo con Israele, dato estremamente positivo. Ci aspettiamo grandi cambiamenti dai Balcani,  perchè si avvicinino all’Europa: in primo luogo dalla Serbia, incoraggiata da noi  a scegliere la strada dell’Europa  e non del nazionalismo. Evidentemente dobbiamo accompagnare tutti i paesi dei Balcani occidentali a fare passi avanti verso l’Europa. Questi i grandi scenari  senza dimenticare  l’Afghanistan  per cui abbiamo a Parigi tra poche settimane una conferenza  internazionale tra i ministri degli Esteri”.

D. La globalizzazione ha da un  lato evidenziato la necessità di una  governance a livello mondiale; dall’altro ha messo a nudo l’incapacità degli  organismi internazionali di svolgere pienamente questo ruolo. in che modo è possibile rilanciare le istituzioni multilaterali e che cosa l’Italia può fare al riguardo?

R. “L’Italia  da molto tempo sta proponendo una riforma complessiva del sistema delle Nazioni Unite, che non abbia come mira il moltiplicare i seggi permanenti (al Consiglio di Sicurezza, ndr) come alcuni  vorrebbero, ma anzitutto un funzionamento più democratico delle Nazioni Unite. Il che significa dare una più larga rappresentatività a quelle basi regionali che in molte aree del mondo fanno la differenza, pensiamo all’America Latina o all’Africa, e che spesso non riescono a d avere una rappresentatività piena. Vogliamo più democraticità ed efficacia nei  lavori dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che deve  esprimere una volontà realmente collegiale. Pensiamo che questo possa contribuire molto al multilateralismo: io ci credo molto, ma  deve essere un multilateralismo efficace, capace di decidere. Se si vuole la strada multilaterale ma poi ci si blocca nei veti incrociati, l’impressione dei cittadini del mondo è che le Nazioni Unite non decidano mai.
Io voglio che decidano, in modo efficace e veloce”.

D. A giugno la Francia assumerà la presidenza dell’Unione europea. Ci si attende  un forte impulso al progetto dell’Unione Mediterranea, tanto caro a Parigi. Quale sarà la posizione italiana?

R.”Noi lo sosterremo. E’  un progetto che non può e non deve dividere l’Europa. Questa iniziativa non può riguardare soltanto il Nord Africa, insieme a Italia, Francia e Spagna, e forse Malta e Cipro. Coinvolge tutta l’Europa. Il Mediterraneo non è un braccio di mare fra  la Libia e la Sicilia. Anche i paesi nordici hanno ormai capito che il Mediterraneo è una regione di straordinario interesse. E’  estremamente importante nella sua dimensione occidentale, così come in quella orientale, inclusa la Turchia. Tra l’altro, nel Mediterraneo c’è l’Adriatico, che vuol dire tutta la scena balcanica, e poi l’intersezione delle grandi reti verso il Nordest europeo. Noi la sosteniamo con forza perché l’Italia è il naturale ponte nel Mediterraneo verso questo scambio tra  culture,  religioni,  civiltà, che oggi è uno dei grandi temi politici. Specialmente  se consideriamo che abbiamo in Europa milioni di immigrati che provengono  dalla riva sud del Mediterraneo”.

D.  La sua prima missione istituzionale è stata a Lima, per  partecipare al vertice fra l’Unione europea e comunità latino-americana. Come vede le prospettive del rapporto fra Italia e America latina?

R. “In quell’ area l’Italia è  sempre più  protagonista. E’ chiaro che il nostro legame con l’America del Sud  è speciale per via dei milioni di persone che in quei paesi, soprattutto in Argentina e Brasile, hanno anche un passaporto italiano. Io ho avuto incontri bilaterali con la maggioranza dei capi di Stato di quei Paesi e siamo d’accordo sul proseguimento delle  iniziative di collaborazione e cooperazione.


Luogo:

 

Autore:

di Mariangela Pira

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