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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

06/06/2008


Dettaglio intervista

Il 5+1 sull’Iran è già diventato 5+2, una delegazione di esperti italiani sarà presente al tavolo del negoziato già a partire dal prossimo incontro. "L’ultimo rapporto dell’Agenzia atomica dell’Onu sul nucleare di Teheran ha rivelato che sono stati fatti passi indietro, non possiamo restare a metà del guado", dice al Foglio il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Il dossier iraniano sarà il tema centrale dei colloqui con il presidente americano, George W. Bush, in arrivo in Europa il 10 giugno e in Italia il 12. E’ l’ultimo viaggio europeo per Bush, la prima occasione per il governo Berlusconi di "rilanciare i rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti" e definire la posizione italiana, che è quella di "interlocutore privilegiato in Europa per il Mediterraneo e il medio oriente", spiega Frattini. A dire il vero, questo ruolo è già ricoperto dalla Francia, "ma noi non siamo gelosi", sorride il ministro, e con Nicolas Sarkozy, capo dell’Eliseo, si sa che i rapporti sono molto sereni. "Anche perché noi - suggerisce - a differenza dei francesi, non abbiamo un passato coloniale, e quindi con alcuni paesi, l’Algeria per esempio, possiamo giocare un ruolo di primo piano". E poi una differenza forte con Parigi in fondo c’è: è la Turchia, "noi siamo a favore da sempre alla continuazione dei negoziati per l’ingresso di Ankara nel consesso europeo", dice Frattini. Bush insomma si troverà di fronte un alleato solido, pronto a rafforzare il suo storico compito di mediatore - o "di facilitatore", come ama definirlo il capo della diplomazia italiana - sui tanti fronti in cui il ruolo dell’Europa è strategico.

Come si è capito, l’Iran è il fulcro di questo rilancio. Gli Stati Uniti stanno con l’Italia, il segretario di stato Condoleezza Rice ha già esplicitato il suo sostegno. C’è lo scoglio della Germania, che non considera l’ingresso italiano nel gruppo di contatto del 5+1 così importante, ma Frattini abilmente smussa gli angoli, dice che "non è un no quello della Germania", basta leggere che cosa ha scritto ieri mattina la Suddeutsche Zeitung in un commento: "Scrive che Berlino dovrebbe aiutare Roma a entrare nel negoziato sul nucleare iraniano", sottolinea il ministro. "E’ un segnale che il dibattito è aperto, e la Suddeutsche è vicina al ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier". Insomma, la Germania potrebbe stabilire a breve che un asse italo-tedesco è auspicabile quanto quello italo-francese. Resta sullo sfondo il grande scontro della riforma del Consiglio di sicurezza che si porta dietro le ambizioni italiane ed europee, e quelle tedesche. Per evitare che il dibattito diventi aspro, Frattini ha già il piano pronto: "Bisogna evitare che i due temi, Iran e Onu, siano legati". Non è detto che sia così facile. Anche perché, a parte il prestigio internazionale per l’Italia, l’ingresso nel gruppo di contatto sull’Iran è carico di rischi commerciali, considerando il volume di scambi e di rapporti con la Repubblica islamica. Conviene essere seduti a quel tavolo? "Altroché", dice convinto Frattini. "L’Italia a bordo è utile. E’ meglio essere nella pattuglia che decide i termini delle sanzioni, piuttosto che doverle soltanto applicare".


La collaborazione con la Russia

Oltre alla linea della fermezza con Teheran, il presidente Bush troverà un’altra sorpresa ad accoglierlo, o meglio, la riscoperta di un vecchio, bel ricordo. "E’ lo spirito di Pratica di Mare", spiega Frattini. Nel 2002, al vertice della Nato di Pratica di Mare, Berlusconi facilitò il dialogo tra Bush e l’allora presidente russo Vladimir Putin (oggi premier tuttofare), aiutando così a trasformare un rapporto freddino in una solida amicizia. Ora che le relazioni della Russia con l’Europa e con l’occidente sono divenute faticose, con lo scudo antimissilistico americano nell’Europa dell’est a fare, nell’ottica del Cremlino, da cavallo di Troia, "bisogna riscoprire e rilanciare lo spirito di Pratica di Mare, spiegando agli amici russi che quello scudo non è certo costruito contro di loro, tanto più che è obiettivo nostro e dell’Europa collaborare con Mosca non soltanto nel settore energetico ma anche in quello della difesa integrata". La Russia è troppo importante per permettersi distrazioni, c’è la dipendenza energetica ma ci sono anche "la politica dei visti (di cui si parlerà al summit americano-europeo in Slovenia lunedì, ndr), la lotta al terrorismo, al narcotraffico". Il ritorno dello spirito di Pratica di Mare è fondamentale.

Nel giro del mondo con il ministro Frattini trovano grande spazio il Libano e Unifil. E’ convinto che il paese sia troppo instabile per andare al Consiglio di sicurezza a rinegoziare le regole d’ingaggio della missione, "non c’è un governo, non c’è un esercito". Appunto, ci viene da dire, è il momento in cui i soldati di Unifil, al servizio di un esercito che non c’è, corrono più pericoli. Ma nella politica di un passo alla volta, Frattini ha già ottenuto che le regole esistenti siano "applicate efficacemente". Nel mese di aprile sono state fatte undicimila ispezioni a veicoli, ventimila a persone. Abbiamo trovato qualcosa? "No, ma abbiamo mancato per poco un carico di armi". Chissà se è una bella notizia, certo la determinazione non manca. Anche in Afghanistan, dove la flessibilità che Frattini, con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, vuole introdurre permetterà una reattività oggi inimmaginabile. Di questo i due ministri riferiranno in Parlamento l’11 giugno, prima dell’arrivo di Bush. "E dell’arrivo del ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni", ricorda Frattini, con cui "vogliamo istituire incontri bilaterali strutturati, come Israele ha già con Washington e Londra". La prossima settimana Frattini non si fa mancare nulla, arriva pure una delegazione cinese, e ieri mattina in Tibet sono stati arrestati sedici monaci. "Ma la linea è la solidarietà - dice - dopo le centinaia di migliaia di morti nel terremoto non possiamo parlare di boicottaggi, vedremo come va il dialogo tra Pechino e il Dalai Lama e decideremo". Linea Bush, insomma. Il mondo pare tutto a fiori visto dalla Farnesina. Possibile che non ci sia neanche uno screzio? "Ah si, ci sono delle cose su cui litighiamo tanto con gli americani. I polli al cloro o la difficoltà nel far capire che possono bersi un Brunello di Montalcino senza fare controlli astrusi". Le tentazioni protezionistiche di una parte dell’America, soprattutto del pupillo dell’Europa Barack Obama, danno qualche preoccupazione, dice il ministro. Marginali? "No, sono dettagli da miliardi di dollari. Ma io non me ne occupo" sorride. "lo lavoro al 5+1".


Luogo:

Roma

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