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Governo Italiano

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Data:

07/06/2008


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L'Italia, Paese fondatore dell’Unione Europea, condivide profondamente i valori di fondo che hanno guidato in 50 anni il processo di integrazione. Ho lavorato a lungo, anche con impegno personale nelle istituzioni nazionali ed europee, affinché la Carta dei diritti fondamentali assumesse forza vincolante; e se la Carta non è formalmente parte del Trattato di Lisbona, ciò dipende dal fatto che altri, autorevoli, Paesi europei, non certo l’Italia, non l’hanno voluto.
Il nostro popolo ha offerto ed offre ogni giorno, dalle coste siciliane e sarde alle zone di frontiera ad Est, soccorso, assistenza, cibo, a migliaia di immigrati che, spinti dalla disperazione, entrano in Italia - e quindi in Europa - violando la legge.
Questo perché noi riteniamo che la solidarietà fattiva verso chi ha fame rappresenti il primo dovere morale.
Ma poi, immediatamente dopo, viene il rispetto della legge, viene la credibilità dello Stato, viene la necessità di punire chi ruba, chi violenta le donne, chi rapisce i bambini, chi manda i figli a mendicare anziché a studiare.
Sono regole elementari per il Regno Unito, per l’Italia, così come per gli altri Paesi europei.
Viene la necessità, per l’Italia, di impedire che i clandestini circolino, nello spazio Schengen senza più frontiere, verso altri Paesi europei che, certo, non ne sarebbero felici.
Sono regole che nella passata legislatura, quando l’On. Bonino - che ora accusa l’Italia - era autorevole Ministro, sono state in larga parte dimenticate. Ed è anche per questo che gli italiani, con un netto risultato elettorale, hanno chiesto al nuovo governo credibilità nelle politiche di sicurezza.
Le comunità Rom hanno diritto alla garanzia e tutela della loro cultura, storia e tradizione. A loro va offerta una seria integrazione nella società.
Ma a loro va chiesto, come ad ogni altro residente sul territorio italiano, di rispettare le leggi; in caso contrario, devono, come tutti, subire la punizione se commettono un reato.
E’ la tolleranza verso il crimine che esaspera milioni di cittadini onesti, e che ora crea intolleranza - cui si deve reagire - anche verso quei tanti Rom e immigrati onesti, che lavorano e rispettano le leggi.
Gli standars italiani, dunque, non sono quelli "della xenofobia", come sembrano dire i signori Wiersma e Wilkens - che l’Italia non la conoscono affatto oppure l’On. Bonino che, invece, conoscendo i suoi compatrioti, ha detto una cosa grave e non vera.
Gli standards italiani vogliono essere quelli dell’accoglienza e della legalità allo stesso tempo. Di un Paese dove i bambini devono studiare e non mendicare; dove se qualcuno commette un crimine va in prigione e non può scaricare le sue colpe su altri; un Paese, insomma, come gli altri Paesi europei. Chi ama l’Italia non sopporta un giorno di più di vederla rappresentata come "Paese di bengodi per ladri e clandestini"; salvo poi, se lo Stato democratico reagisce.
vederla descritta come un Paese xenofobo.
Il governo italiano, forte del sostegno popolare, non torna indietro sulla via del rispetto della legalità, tenendo conto naturalmente dei diritti di tutti ma, prima di ogni altra cosa, del diritto alla sicurezza delle persone oneste.

Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini

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