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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

08/06/2008


Dettaglio intervista

Rafforzare il pilastro delle relazioni euroatlantiche, rinnovare il G8, dando spazio al dialogo con i Paesi emergenti e alle componenti sociali. Sull’immigrazione cercare la convergenza con i Paesi europei amici, tenendo però due punti fermi: rispetto della normativa europea; no alle regolarizzazioni di massa e all’indulgenza verso chi infrange le leggi.
Questi i passaggi chiave dell’intervista che il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha concesso ieri a Il Gazzettino a margine dell’annuale "workshop" del Consiglio per le Relazioni Italia-Stati Uniti che ha riunito per due giorni a Venezia, nell’isola di San Clemente, economisti, manager, politici, diplomatici, per discutere in libertà di economia e politica internazionali.

D. Ministro Frattini, sull’immigrazione clandestina l’Italia si è confrontata con dure divergenze in Europa.
R. «Preferisco partire dalle convergenze. Francesi, tedeschi e inglesi, tre dei maggiori Paesi, hanno già il reato di immigrazione clandestina che noi dobbiamo ancora introdurre. C’è convergenza sul fatto che le direttive europee si rispettano; così fa anche il nostro pacchetto sicurezza approvato a Napoli.
Agli amici spagnoli ho spiegato che possiamo avere dei punti di vista differenti e che ognuno, giustamente, deve avere margini di manovra. Però, non possiamo mettere in discussione il no alle regolarizzazioni di massa, il sì al contratto d’integrazione per chi vuole lavorare e l’espulsione di chi ha violato le leggi. Tutte cose previste anche nel patto europeo sull’immigrazione che il presidente francese Sarkozy presenterà nelle prossime settimane».

D. Qualche tensione c’è stata con la Croazia, per la zona esclusiva di pesca in Adriatico, e con la Romania per la questione dei rom.
R. «Con gli amici romeni siamo stati sinceri, chiari: come membro dell’Ue Bucarest ha interesse come noi all’applicazione delle leggi europee. Le loro critiche, peraltro, riguardavano il passato governo e la tolleranza verso l’illegalità, non il nostro pacchetto sicurezza che certo non è destinato ai romeni, ma a chi delinque: di qualsiasi nazionalità sia, va punito allo stesso modo. Quanto alla Croazia vorrei vederla nell’Ue già alla fine del 2010.
Abbiamo favorito la conclusione di negoziati importanti tra Zagabria e l’Ue.
Fortunatamente hanno deciso il blocco della zona esclusiva di pesca in Adriatico, che ci avrebbe creato grosse difficoltà».

D. II G8 del 2009 in Sardegna sarà un passaggio impegnativo per la diplomazia italiana. Cosa c’è in cantiere?
R. «Sarà innovativo nel metodo e questo è già importante, ma anche nel merito.
Intendiamo istituire una consultazione preventiva e permanente con Paesi che sono "attori globali" senza essere tra gli "Otto Grandi": Messico e Brasile in America Latina, India e Cina in Asia, Sudafrica, il più importante Paese arabo nordafricano, l’Egitto».

D. È vero che darete spazio anche alle componenti sociali?
R. «Tematiche come la povertà, la crisi alimentare, i cambiamenti climatici non debbono restare fuori dell’agenda, confinati magari al "G8 alternativo". È chiaro che gli Otto decidono, ma dopo aver ascoltato organizzazioni, agenzie e componenti sociali. Il summit della Fao a Roma ha dimostrato quanto siamo lontani dalla soluzione di problemi come la fame, la casa, la sicurezza Globale. Però, con soddisfazione, abbiamo visto che temi cari all’Italia sono stati inseriti nel documento finale: far pagare a chi specula sui prezzi alimentari ed energetici, creare meccanismi di stabilizzazione dei prezzi.
Dobbiamo partire da lì anche al G8. Le multinazionali del petrolio hanno realizzato profitti enormi senza merito e il conto finisce per pagarlo chi muore di fame. Diano un piccolo - per loro - contributo alla sicurezza alimentare».

D. Dalla Tobin Tax (proposta dal Nobel per l’economia "no global", James Tobin, sulle speculazioni finanziarie internazionali) alla "Robin Tax" del ministro Tremonti sui profitti petroliferi?
R. «Mi piace l’idea di Tremonti. Ma non ci fermeremo qui: il G8 affronterà i temi dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili, dei cambiamenti climatici, come pure del terrorismo internazionale che resta la più grande minaccia alla sicurezza dei Paesi democratici».

D. L’Italia ha un nuovo governo. Alla Casa Bianca si chiude un ciclo, quello di otto anni di presidenza Bush. Cambieranno le relazioni?
R. «È chiaro che Italia e Usa non possono stare da parti opposte della barricata sui temi globali. La crisi del 2003, quando sull'intervento in Iraq si crearono divisioni tra Stati Uniti ed Europa, e nell’Ue stessa, ci ha insegnato che se viene meno la coesione, tutti ne usciamo indeboliti. Ci possono essere punti di vista diversi, ma non su temi chiave come la sicurezza della persona, la minaccia terroristica o la povertà in Africa. Qualcuno ipotizza un mondo post-americano: non credo che sia in declino un Paese che resta il più competitivo del mondo e che catalizza l’attenzione mondiale attorno alla propria campagna elettorale. L’Europa, però, deve fare la sua parte e farla presto: per essere "attrice globale" non può continuare a essere "consumatrice di sicurezza" a spese dell’America. Il presidente Sarkozy ha messo appunto la difesa europea tra le priorità della prossima presidenza francese dell’Unione europea. Non ci vuole "meno America", ci vuole "più Europa" in termini di capacità di produrre sicurezza».

D. Non le chiedo, ovviamente, pronostici sulla futura presidenza Usa. Le chiedo: quali differenze sono ipotizzabili, se vince McCain oppure Obama?
R. «Non vedo differenze sostanziali in politica estera, dall'Iran al Medio Oriente. Verso l'Europa non sono emerse finora visioni nette: capiremo meglio nei prossimi mesi. Le grandi direttrici della politica estera americana resteranno costanti, nella linea del secondo mandato di Bush che ha dimostrato di ritenere l’Europa un interlocutore affidabile: non è casuale che dopo la rielezione abbia fatto a Bruxelles la sua prima visita importante all’estero.
In questa prospettiva è nata la mia idea di un summit euroatlantico da tenersi a Washington o a Bruxelles nel gennaio prossimo, subito dopo l’insediamento del nuovo presidente Usa. Sarà il modo migliore per rilanciare e rafforzare la nostra alleanza».


Luogo:

Roma

Autore:

Maurizio Cerruti

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