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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

08/06/2008


Dettaglio intervista

Venezia. Nasce un asse franco-italiano nella politica europea per l‘immigrazione. Il ministro degli esteri Franco Frattini, ce ne parla in una pausa del workshop 2008 del ‘Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti’, tradizionale e autorevole foro di discussione senza schemi precostituiti fra le due sponde dell’Atlantico.

D. Il primo luglio comincia il semestre francese di presidenza dell’Unione.
Lei ha già detto ‘sì’ al piano del presidente Sarkozy che prevede l’apprendimento della lingua e dei costumi dei paese ospitante. Nella bozza comune a Francia e Spagna si chiede anche l’introduzione del passaporto biometrico e il divieto di regolarizzazioni di massa.

R. «E’ ciò che ho sostenuto per tre anni e mezzo da vicepresidente della Commissione Europea. E’ chiaro che condivido. La proposta dei passaporti biometrici l’ho fatta io a febbraio. Il no alle regolarizzazioni di massa lo suggerii nel lontano 2005. A quell’epoca alcuni paesi europei avevano dubbi. Il contratto di integrazione è una delle precondizioni per poter vivere nel rispetto delle leggi. Se chi arriva in Italia o in qualsiasi altro paese non parla la lingua del luogo, è condannato all’isolamento e alla frustrazione. Il contratto non è un’offesa ai diritti, ma l’invito ad inserirsi onestamente nella società. Io lo sostengo con convinzione e l’ho detto al ministro per l’immigrazione Brice Hortefeux che ho visto a Parigi qualche giorno fa».

D. Oltre ad aver rilanciato i rapporti con gli Stati Uniti, Lei vorrebbe resuscitare lo ‘spirito di Pratica di mare’ con la Federazione russa. Ha accennato a una collaborazione sull’energia, ma anche sulla ‘difesa integrata’. A cosa sta pensando?
R. «Dal 2002 ad oggi abbiamo visto, purtroppo, un regresso delle relazioni fra sistema occidentale e Federazione russa, malgrado alcuni risultati significativi. Abbiamo assistito all’impatto che il recentissimo vertice Nato di Bucarest ha avuto a Mosca, i contrasti forti sulla prospettiva di allargamento della Nato all’Ucraina e alla Georgia, e alla riluttanza dell’Europa, fortunatamente superata, ad aprire un negoziato per un nuovo accordo di cooperazione strategica con la Russia. Finalmente noi ministri degli esteri abbiamo dato via libera, ma fino a due mesi fa c’era un veto di almeno due Paesi».

D. Quale è il ruolo dell’Italia?
R. «Pochi come noi sono così vicini agli Usa. Inoltre il rapporto, anche personale, fra Berlusconi e Putin pone questo governo italiano nella condizione di poter fare più di quello che è stato fatto in passato».

D. E la difesa integrata?
R. «E’ quello che ci interessa. Noi avremo buoni argomenti per spiegare ai nostri amici russi che lo scudo americano non è contro di loro, ma è un ombrello per ben altre minacce eventuali e che assieme alla Russia abbiamo un preciso interesse a fare un grande argine contro il terrorismo internazionale».

D. Testualmente Lei ha detto «l’Iran faccia un passo serio». Quale?
R. «Rispettare le risoluzioni dell’Onu. Non nascondersi dietro pretesti, per non rivelare all’Aiea, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’energia nucleare, quello che sta davvero accadendo, non limitarsi a dire che il rapporto di El Baradei non è vero. Quando si parla dell’arricchimento di grandi quantità di uranio... beh l’Aiea non se l’è inventato. L’Iran deve iniziare un regolare negoziato. Fino ad oggi non è stata indicata neppure una data nella quale Xavier Solana possa andare a Teheran per confrontarsi. L’Italia deve allinearsi all’approccio europeo, quello della Francia, della Germania, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti e deve dire con grande chiarezza che noi non siamo la breccia attraverso cui entrare, ma che al contrario siamo fermamente allineati al sistema delle sanzioni».

D. Cosa porterebbe l’Italia al tavolo del negoziato?
R. «Siamo il Paese che più di ogni altro in Europa conosce l’Iran. I nostri funzionari negli ultimi tempi sono stati ammessi al cinque più uno (la trattativa sui progetti atomici iraniani alla quale partecipano i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ Onu, ossia Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna, ai quali si è aggiunta la Germania n.d.r.) che è diventato un cinque più due tecnico. Non è ancora politico. Sappiamo tutti quale è la posizione di incertezza della Germania. Voglio parlarne con sincerità con il mio collega Frank Walter Steinmeier nei prossimi giorni. Andrò nella capitale tedesca. Mi ha colpito che la ‘Suddeutsche Zeitung’, un giornale vicino all’area politica del ministro, la Spd, abbia spiegato perché Berlino dovrebbe appoggiare Roma. Vuol dire che si è aperto un dibattito. Io non credo che le porte siano chiuse».

D. Il Libano è diventato un Paese ostaggio di Hezbollah. L’Italia ha la responsabilità della missione Unifil2. Come se ne esce?
R. «Il governo Siniora ha un vincolo molto preciso e un programma di governo. E’ l’accordo fatto a Doha. Nell’intesa c’è un capitolo che riguarda tutte le milizie, fra le quali quelle di Hezbollah. Dice che debbono essere disarmate. L’accordo l’ha firmato anche il partito politico di Hezbollah. La precondizione per il disarmo delle milizie è rafforzare l’esercito libanese».

D. Qual è il nostro margine di intervento?
R. «Dobbiamo incoraggiare giorno per giorno i passi che il futuro ministro della Difesa e il primo ministro Siniora faranno per creare nuove truppe, per attrezzarle, per equipaggiarle e per il loro training professionale. Abbiamo una lunga tradizione di amicizia con i libanesi e quindi il nostro incoraggiamento pesa. Ho ascoltato il discorso di insediamento del presidente Michel Suleiman. Ha detto con grande chiarezza: il nostro esercito non è all’altezza dei suoi compiti, deve essere ricostruito completamente. Le forze di Unifil 2 stanno facendo un bel lavoro. Fra i loro compiti c’è anche quello di far rispettare il divieto di usare le armi nella zona cuscinetto a sud del fiume Litani. Se ci sarà una reazione violenta, nel caso ad esempio di un controllo di un’auto o di un camion sospetto, l’uso delle armi è consentito. Io credo che un’interpretazione efficace del mandato attuale può già aiutare molto. Ricordo che, come mi ha riferito il generale Graziano qualche giorno fa, nell’ultimo mese sono stati fermati circa 11 mila veicoli e ispezionate circa ventimila persone sospette. Sono risultati che denotano un cambio di passo, anche se le regole di ingaggio sono internazionali e quindi non sono cambiate».


Luogo:

Roma

Autore:

Lorenzo Bianchi

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