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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

18/06/2008


Dettaglio intervista

Nell’interminabile slalom della politica italiana sull’Iran, stretta tra le necessità delle imprese e le ragioni dell’Occidente, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, prova a tracciare la rotta di una posizione credibile e possibilmente duratura. Tanto impegnata nella mediazione europea quanto preoccupata di recuperare terreno con gli Stati Uniti sulla severità delle sanzioni contro Teheran.

Missione complicata quella del responsabile della Farnesina, ieri a Berlino, per parlare al foro di dialogo Ue-Israele, ma soprattutto per riallacciare i rapporti con i tedeschi. Quei tedeschi che hanno risposto picche al presidente americano George Bush sull’ingresso dell’Italia nel 5+1. Quei tedeschi che non hanno mai digerito del tutto il vecchio rospo confezionato dalla nostra diplomazia per la loro esclusione dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, con il cosiddetto "quick fix". Quei tedeschi che adesso siedono, per il dossier nucleare iraniano, assieme ai cinque membri permanenti e che guardano con fastidio chiunque pensi ad annacquare la loro "formula magica".

«Ci interessano i risultati, piuttosto che sulle formule», ha detto Frattini. «E se vogliamo dirla tutta - ha aggiunto - anche il nostro direttore degli affari politici Giulio Terzi già partecipa ai colloqui tecnici e, sull’Iran, segue le mie istruzioni. Certo dobbiamo rassicurare i nostri partner con i fatti prima ancora che con le formule. E non è facile dopo due anni di silenzio durante i quali, con il Governo precedente, non abbiamo accettato le sanzioni e con Prodi si apriva all’Iran; siamo al Governo solo da due mesi, dobbiamo ricostruire un clima di fiducia». Anche perché, poi, la formula del 5+1 nella quale l’Italia fino a ieri ambiva ad entrare potrebbe rivelarsi un guscio vuoto. «Dobbiamo prima attendere le risposte dell’Iran alle offerte di Solana sul dialogo economico e commerciale dell’Unione con Teheran - aggiunge Frattini - ma se la risposta dovesse essere nulla o insoddisfacente bisognerà ragionare su cosa fare a livello europeo e sarebbe inaccettabile un aut-aut iraniano in cui si dicesse: se l’Occidente non smette di parlare di arricchimento noi non negoziamo».

Se però si chiede a Frattini come mai oggi l’Italia tiene tanto a salire sul treno del 5+1, che aveva snobbato nel2003, quando aveva la presidenza dell’Unione europea, il ministro risponde che «proprio perché eravamo presidenti facemmo il nostro dovere, io andai tre volte a Teheran a incontrare Khatami e inaugurai una consultazione a 15; non potevo certo farmi promotore come presidente di un gruppo ristretto di negoziatori». Ma la partita, osserva sempre il ministro degli Esteri, «non è affatto chiusa». Perché, alla fine «ci dovranno riconoscere che siamo indispensabili per l’apporto di contenuti non solo perché vogliamo sederci allo stesso tavolo». Anche la presidenza giapponese del G8 è preoccupata della piega che sta prendendo la questione iraniana. L’Italia riceverà il testimone del G8 dai giapponesi nel 2009 «anche se per quella data spero che la situazione sarà mutata», aggiunge il ministro.

Con Steinmeier, Frattini non ha voluto drammatizzare la questione 5+1. Ha parlato delle cose che possono unire Roma e Berlino: dall’azione comune per superare il no irlandese su Lisbona («che non si può comunque rinegoziare») al rilancio strategico delle relazioni bilaterali con un vertice a Roma prima del Consiglio europeo di ottobre a presidenza francese. Un’intesa che passerà dallo scambio di informazioni tra Italia e Germania sull’impegno delle rispettive aziende in Iran, all’Afghanistan. «Se la Nato, ad esempio - precisa Frattini - ci chiedesse di inviare i Tornado questo sarebbe di grande aiuto ai tedeschi che ora garantiscono la copertura aerea nella zona di nostra competenza».

Ma dal rebus iraniano come se ne esce? «Non certo con un attacco aereo israeliano -afferma Frattini - sarebbe una catastrofe, è la risposta che non vogliamo anche se dobbiamo tenere in considerazione il sentimento degli israeliani che si sentono accerchiati dall’Iran». Semmai, inasprendo le sanzioni attuali già previste con la risoluzione 1803 sulle attività finanziarie, mentre per nuove sanzioni su petrolio e gas bisognerà tornare al Consiglio di sicurezza anche perché «le sanzioni per essere efficaci devono essere rispettate da tutti».


Luogo:

Berlino

Autore:

Gerardo Pelosi

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