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Governo Italiano

Dettaglio Intervista

Data:

07/07/2008


Dettaglio Intervista

Dopo aver riportato Berlusconi al potere e servito una pizza fredda a Ahmadinejad, gli italiani si schierano con i buoni. In un'intervista a Yediot Aharonot, in vista del suo arrivo oggi in Israele, il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini chiarisce che il suo Paese non accetterà il nucleare iraniano, e si propone come mediatore in eventuali colloqui di pace con il Libano. Ma anche gli amici nuovi-vecchi di Israele pongono un limite: "Un'azione militare contro l'Iran sarebbe un disastro" .

Quando il Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad era in visita a Roma un mese fa, i giornalisti italiani hanno esitato a rivolgergli domande difficili. I politici, invece, hanno detto di no al Presidente iraniano e si sono rifiutati di incontrarlo. Vista la politica del Governo italiano, è stata accorciata l'imbarazzante visita dell'ospite da Teheran. "Abbiamo preso la decisione sulla base di una correttezza morale nei confronti di un Paese amico come Israele e del popolo ebraico, che ha subito offese dal Presidente iraniano", dice il Ministro degli Esteri italiano in un'intervista esclusiva in vista della sua visita oggi in Israele. "Sappiamo di avere interessi economici in Iran, ma abbiamo un dovere morale nei confronti di Paesi considerati alleati".

 Oggi Frattini arriva in Israele per una visita di due giorni, durante i quali visiterà anche l'Autorità Palestinese. Questa è la prima visita del Ministro in Medio Oriente da quando è entrato in carica. Frattini, nominato dal nuovo-vecchio Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è considerato un simpatizzante di Israele. Lo stesso Berlusconi è sempre stato considerato il leader europeo più amichevole nei confronti di Israele. La visita del Ministro degli Esteri è intesa prima di tutto a sottolineare la volontà dell'Italia di rinforzare nuovamente il legame Roma-Gerusalemme. Nell'intervista il Ministro dichiara che il suo Governo aspira a promuovere la pace tra Israele e Libano, e presenta il messaggio che intende trasmettere al Primo Ministro. "L'Italia considera la minaccia iraniana una vera e propria minaccia all'Italia, non solo  ad Israele", egli dice, "Il giorno in cui l'Iran possederà una bomba nucleare, esso diventerà una minaccia per l'Italia, per l'Europa e per tutta la comunità internazionale".

 Il piano nucleare iraniano sarà al centro dei colloqui di Frattini a Gerusalemme. Recentemente egli ha dichiarato alla Camera dei Deputati italiana di non essere ottimista in merito alla risposta che Teheran darà alla proposta trasmessa dal responsabile della politica estera e della sicurezza dell'Unione Europea, Javier Solana.  Questi si è recato in visita in Iran nel mese di giugno, dove ha esposto un pacchetto di incentivi migliorato in cambio della cessazione del programma nucleare dello Stato.

D. Lei non ritiene che l'Iran si stia giocando della comunità internazionale per guadagnare tempo? Qual'è per Lei il limite massimo per frenare le sue intenzioni?
R. "L'Iran ha sempre tentato di far perdere del tempo. È una tattica nota. Un giorno dichiarano di voler negoziare, l'indomani annunciano di voler trattare la loro proposta e non quella dell'Europa. Accetteremo di aprire negoziati con l'Iran solo ed esclusivamente se cesseranno l'arricchimento dell'uranio. Ho sentito che gli iraniani intendono rispondere in questi giorni alla proposta di Solana. Dobbiamo attendere la loro risposta e, se le trattative non si apriranno, i Paesi dell'UE dovranno riunirsi nuovamente sulla base del rifiuto iraniano e concordare una posizione da presentare al Consiglio di Sicurezza dell'ONU".

D. Cosa dirà agli israeliani che ritengono che il loro Governo debba preparasi ad un'operazione militare contro l'Iran?
R. "Comprendo la preoccupazione di Israele, e la sua sensazione di essere circondata da nemici, pertanto la comunità internazionale non la deve abbandonare. Malgrado ciò, un attacco israeliano all'Iran sarebbe, secondo me, un disastro, soprattutto per Israele, poiché le installazioni iraniane sono disposte su ampi territori, e la capacità militare dell'Iran può indubbiamente colpire duramente Israele ed altri Paesi della regione".

Frattini afferma che il Governo italiano ritiene che nei confronti dell'Iran si debba condurre una politica decisa e rigida. Malgrado ciò gli preme precisare che nella comunità internazionale vi sono regole. La prima di queste è che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU deve decidere se ha interesse ad intensificare le sanzioni contro l'Iran. 

Nel corso della sua visita in Israele, Frattini visiterà anche il confine settentrionale. L'Italia ha contribuito ampiamente alla conclusione della Seconda Guerra del Libano ed alla stesura della Risoluzione 1701. Tuttavia, ultimamente si sono levate voci all'interno del Governo italiano in favore di un ritiro delle truppe italiane e del loro trasferimento in Afghanistan.

D. Lei è favorevole a questo?
R. "Voglio comprendere in quale misura l'attuale forza è in grado di contribuire al consolidamento della situazione di sicurezza nell'area. Bisogna ammettere che la presenza di una forza dell'ONU ha ridotto significativamente, per non dire addirittura eliminato, il lancio di razzi Katyusha contro Israele. Ma non basta. Dobbiamo agire affinché le milizie libanesi vengano disarmate, ma per ottenere ciò non è necessario sostituire i soldati dell'ONU, bensì rinforzare l'esercito libanese e stimolare la politica libanese ad agire in questo senso. Ho conversato diverse volte con il Primo Ministro libanese, che ha bisogno di una forza militare munita di mezzi adeguati. Al contempo, dobbiamo intensificare i controlli di UNIFIL sulla linea del fiume Litani, per non permettere il flusso di armi verso sud".

Frattini sostiene che l'Italia è interessata a fare da mediatrice tra Israele ed il Libano per giungere ad un negoziato di pace diretto. “Godiamo di piena fiducia da parte degli israeliani, ma anche i libanesi sanno bene che l’Italia fa molto per loro” – egli dice. Il Ministro degli Esteri italiano auspica che inizi un negoziato globale tra Israele e Libano e che Israele possa avere contatti diretti contemporaneamente su due canali, quello siriano e quello libanese.

D. E’ rimasto sorpreso nell’apprendere dei colloqui tra Israele e Siria sotto il patrocinio dei turchi, malgrado Washington non avesse appoggiato questo passo?
R.“Più che sorpreso, me ne sono rallegrato. Se Israele ha deciso di avviare un passo del genere sotto il patrocinio dei turchi, ritengo che abbia adottato una politica saggia. I colloqui con i siriani sono estremamente importanti. Il Primo Ministro turco mi ha detto che gli israeliani sono arrivati pronti e decisi [a questi colloqui] e che sono intenzionati a fare dei progressi. Anche il Ministro degli Esteri siriano, parlandomi, ha ammesso che le loro intenzioni sono serie”.

A Gerusalemme si può stare tranquilli. Una telefonata analoga a quella fatta dal Ministero degli Esteri a Roma ai tempi del predecessore di Frattini, Massimo D’Alema, al Capo del Governo di Hamas, Ismail Haniye, non si ripeterà. Contrariamente a D’Alema, Frattini ritiene che non si deve dialogare con Hamas. “L’Italia non avrà alcun contatto diplomatico con Hamas” – egli afferma.

D. A Gerusalemme c’e’ chi ritiene che sia Israele stesso a condurre trattative con Hamas tramite l’Egitto. Il loro dominio su Gaza non Le sembra un fatto compiuto?
R. “Contatti tra servizi di sicurezza non possono essere considerati un dialogo ed un riconoscimento. L’ultimo attentato a Gerusalemme, di cui Hamas si è congratulato, e gli spari che continuano nel sud dopo il raggiungimento di un apparente accordo dimostrano che non ha scopo condurre trattative con Hamas in quanto il movimento islamico non è capace, o non vuole, impedire attività terroristiche.  Nonostante ciò, mi auguro che il cessate il fuoco continui, non solo per il bene di Israele, ma soprattutto per il popolo palestinese che vive a Gaza, donne e bambini  che vivono in condizioni difficili e pagano un caro prezzo per le attività terroristiche condotte da Hamas”.

D. Malgrado il governo italiano precedente non possa essere definito anti-israeliano, quello attuale è considerato da Gerusalemme il più amichevole in Europa. Secondo Lei, in che cosa consiste la differenza tra i due governi nell’atteggiamento nei confronti di Israele? 
R.“Il governo presieduto da Berlusconi è quello che ha creato un clima di simpatia nei confronti di Israele in Italia. Abbiamo il diritto morale non solo di appoggiare il miglioramento del clima, ma anche di incoraggiare una politica pro-israeliana in Europa. Appena qualche settimana fa ho contribuito all’elevamento di livello dei rapporti tra Israele ed Europa. Non tutti i membri dell’UE erano d’accordo nel sostenere questo passo. Noi abbiamo operato molto per promuoverlo ed ottenere l’appoggio di Stati che erano titubanti. Un tema al quale teniamo molto è quello della lotta all’antisemitismo, che è una questione che io personalmente ho promosso per lunghi anni”.


Luogo:

Roma

Autore:

Menachem Gantz

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