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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

08/07/2008


Dettaglio intervista

«Il rinnovato dialogo è un avvenimento di grande importanza. L’iniziativa francese ha l’appoggio dell’Italia che però vuole giocare un ruolo anche un po’ competitivo con Parigi, considerata l’importanza strategica che la Sponda Sud riveste per il nostro Paese». Così Stefania Craxi saluta l’Unione per il Mediterraneo (Umed) al cui solenne varo parteciperà, nel fine settimana a Parigi, avendo seguito come sottosegretario agli Esteri la preparazione del progetto voluto da Nicolas Sarkozy.

D. Certo, rispetto alla Francia, export e investimenti diretti nell’area vedono l’Italia in forte ritardo. Non è troppo velleitario voler giocare un ruolo competitivo?
R. «Finora abbiamo avuto un ruolo modesto. L’Italia in questi anni si è avviluppata in posizioni di retroguardia. E’ stato un periodo difficile e doloroso di ristrutturazione. Così esiste ancora uno scarso coordinamento tra le pur tante risorse investite sul Mediterraneo. Difficile quindi agire con peso politico. E’ un problema che pongo con forza, per arrivare a un coordinamento tra tutte le risorse, pubbliche e private. È la battaglia che mi accingo a combattere. Intanto cominciamo col sostenere l’iniziativa francese. Anche perché, dopo l’impantanamento del processo di Barcellona per burocrazia ed eurocentrismo, l’Umed si muove in un ottica di maggior co-ownership. Di responsabilità condivise come dimostra la co-presidenza offerta (e accettata) al presidente egiziano Mubarak».

D. Altri in Europa però non sembrano così entusiasti dell’Umed.
R. «Ai Paesi che preferirebbero continuare a investire a Est dico: riusciremo a portare a casa qualcosa. Faccio un ragionamento politico. Dal Mediterraneo arrivano grandi problemi per la Ue: le emigrazioni dall’Africa affamata, l’estremismo islamico, la bomba del Medio Oriente. L’unica arma per rispondere è sostenere questi Paesi e incoraggiare gli affari. Non c’è pace dove si muore di fame. Sviluppo a Sud, quindi, nel quadro di processi che devono maturare con i loro tempi. Anche per questo l’Italia ripropone la necessità di dar vita a una grande Banca del Mediterraneo».

D. Ma la Ue non ha già perso la partita a fronte dei forti investimenti in arrivo sulla Sponda Sud da Golfo e Cina?
R. «No. Vedo con favore l’ingresso delle nuove potenze mondiali nel gioco economico e politico. Penso che abbiano un ruolo geo-strategico molto importante da giocare. Ma per la Sponda Sud può valere di più la nostra vicinanza geografica e culturale: il modello delle Pmi, ad esempio, è quello che più si adatta alle realtà economiche e sociali di quest’area».


Luogo:

Roma

Autore:

Sara Cristaldi

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