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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

13/07/2008


Dettaglio intervista

«C’è un errore da non commettere: dare la sensazione che l’opulento nord, con la scusa di fornire un aiuto, voglia imporre i propri schemi politici, e soprattutto, culturali». Franco Frattini, il ministro italiano degli Esteri, non si è mai iscritto al partito della politica urlata. Ma al di là dei suoi modi gentili, conosce la parola fermezza. E sa praticarne il significato. Così, guardando al vertice di Parigi, dove oggi nasce l’Unione per il Mediterraneo (Upm), fissa i paletti che delimitano la posizione dell’Italia. Insieme con il premier Silvio Berlusconi, e il presidente della Camera Gianfranco Fini e il titolare del Viminale compone la delegazione tricolore e in questa intervista al Secolo XIX declina i punti dai quali partire per centrare l’ambizioso traguardo fissato dal presidente francese Nicolas Sarkozy, una volta depurati l’appuntamento e il progetto dalle inevitabili ansie parigine di "grandeur": gettare le fondamenta per un ordinamento planetario che abbia nell’Ue il proprio caposaldo.

D. Ministro Frattini, è difficile guardare con ottimismo all’Upm, dopo il sostanziale fallimento del processo di Barcellona, il partneriato che già avrebbe dovuto unire le due sponde del Mediterraneo.
R. «Gli errori commessi vanno messi a frutto, evitando di ripeterli. Io credo che, invece, si debba essere ottimisti, almeno avere l’ottimismo di provare a dare ai cittadini del mondo, cominciando dai 765 milioni del bacino mediterraneo, una vita migliore».

D. Lei parla di errori. Quale è stato il più grave, a suo avviso?
R. «La strategia di Barcellona è stata interpretata con i Paesi del Nord inclini a promuovere un aiuto e con quelli del Sud a ricevere questo aiuto. Non ha funzionato, anche perché l’Ue non ha saputo introdurre meccanismi che aumentassero la capacità dell’area meridionale di attrarre investimenti. Serve un salto di qualità, passare dalla collaborazione alla cogestione».

D. «La Francia ha fatto bene ad allargare l’alleanza». Il futuro:«Genova si deve muovere, è un’occasione» tradotto dal politichese?
R. «Fissare un’agenda, stabilire impegni e diritti, responsabilizzare la riva sud con una partecipazione diretta a tutti i processi evolutivi dell’Unione per il Mediterraneo. Solo così si possono far funzionare gli scambi interculturali e interreligiosi, che sono il presupposto di un modello di democrazia praticabile».

D. Ministro, sta dicendo che ci sono state imposizioni...
R. «Non forzi i concetti. Tutto ciò che è stato tentato fino ad oggi per promuovere una sinergia fra le due sponde del Mediterraneo ha avuto come base la buona fede degli Stati e dei loro governi. Nondimeno, in questo sforzo si è potuta dare la sensazione, magari sbagliata, che si volessero proporre e imporre modelli precotti. La vera svolta per fare dell’Upm un progetto di successo è evitare anche solo di dare una simile sensazione. Gli aspetti psicologici pesano in economia quanto nelle questioni diplomatiche».

D. Quando parla di modelli precotti allude anche al proposito degli Usa di esportare la democrazia in Iraq?
R.«Più che rifererendosi all’Iraq, è osservando quanto accaduto in Palestina o nel Parlamento egiziano che gli Stati Uniti hanno potuto verificare che se si tenta di esportare un modello occidentale, all’europea, si possono avere risultati opposti a quelli attesi. Si diceva: elezioni, elezioni, libere elezioni. Ebbene, in Palestina ha vinto Hamas, che è una organizzazione terroristica, mentre in Egitto la "Fratellanza Musulmana" è risultata la vera vincitrice. Non è esattamente ciò che gli Usa e l’Occidente si aspettavano».

D. Perché un altro errore è puntare a forme di coesione economico-finanziaria anziché politico-culturale.
R. «La stessa Ue deve superare questo guado. Tuttavia, mi creda, magari riuscissimo a creare un’unione economica del Mediterraneo. Sarà difficile, anzi, proprio perché l’Ue non ha ancora una sua dimensione politica e questo fatto pesa su tutti i processi che la coinvolgono».

D. Dunque?
R. «Abbiamo in ogni caso un primo obiettivo: creare un’area di libero mercato entro il 2010. Io credo che poi la scadenza sarà il 2011, ma fa poca differenza. Insieme a questa scelta dovrà esserci quella di una banca dedicata alle piccole e medie imprese. Se ci muoveremo con lo spirito di una cogestione dei processi, io credo che nell’area del Mediterraneo avremo tempi più rapidi nel realizzare una coesione politica fra Nord e Sud mirata ad attrarre investimenti nell’area meridionale».

D. Ma questa posizione dell’Italia quanto è condivisa nell’Upm?
R. «Molto. C’è consapevolezza che non esiste alternativa: il partenariato è per definizione un istituto fra pari e qualsiasi correttivo sarebbe vissuto come una nuova forma di colonialismo. Già questo non basta a convincere un leader come il colonnello Gheddafi, si figuri se si prospettasse anche solo lontanamente un’Upm che non garantisce parità fra gli attori politici».

D. Magari bisogna spiegarlo anche a Sarkozy, che voleva un’Upm solo fra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, assegnando un ruolo preminente per la Francia.
R. «Ma lui ha avuto il grande merito di modificare subito la sua proposta quando abbiamo fatto presente che i Paesi continentali dell’Ue non potevano accettare di essere esclusi dall’iniziativa. Il problema non era tanto un rischio di sovrapposizione all’Ue, e quindi di un suo indebolimento, quanto quello che cittadini dell’area mediterranea meridionale si trovano in tutta Europa e, quindi, non è pensabile che la Germania, per fare un esempio, non sia interessata all’Upm».

D. Allora si può essere ottimisti anche a proposito dell’atteggiamento che assumerà Gheddafi...
R. «Io lo sono, ma ci vorrà più tempo. Soprattutto, saranno i fatti e i comportamenti nostri a contare. Non basteranno le parole e le enunciazioni di principio».

D. In chiave euro-afro-mediterraneo anche città come Genova aspirano a cogliere delle occasioni. Le autostrade del mare sono uno dei temi in agenda e il capoluogo ligure ha cose da dire e da fare.
R. «Con infrastrutture, energia, commercio e piccole e medie imprese, quello delle autostrade del mare è uno degli argomenti strategici. Apre grandi prospettive, pure in chiave di difesa ambientale. Parliamo di trasporti che dovranno muoversi su navi moderne e sicure, quindi a doppio scafo protetto per evitare ogni forma di inquinamento, e parliamo di sviluppo portuale».

D. Genova dovrà battere la concorrenza di Barcellona e Marsiglia: il governo la asseconderà?
R. «Nessun dubbio e aver ripreso un’opera come il Terzo valico ferroviario è già un segnale forte in questa direzione. E’ un’infrastruttura che serve alla città, alla Liguria e al Paese. Bisogna sempre ricordare, però, che l’azione di un governo va sostenuta anche in sede locale, quindi Genova faccia quanto le compete per vincere questa sfida».

D. A che cosa allude?
R. «A nulla di specifico che riguardi Genova, piuttosto all’atteggiamento generalizzato delle amministrazioni locali, le quali spesso ritengono che il governo possa fare tutto. Purtroppo non è così. Ma il fatto che lei abbia citato le opportunità che Upm apre per Genova, mi spinge a un’ulteriore riflessione».

D. Sarebbe?
R. «Ciò dimostra come le relazioni fra il Nord e il Sud del Mediterraneo siano importanti per l’Ue stessa, quindi quanto il gioco politico sia davvero fra pari».

D. Con la differenza che l’Ue può gettare sullo scacchiere internazionale la sua forza intrinseca, non propriamente la stessa dei Paesi meridionali del Mediterraneo.
R. «E’ vero e l’Upm, da questo punto di vista, è un test. Se non riusciamo ad avere un ruolo determinante nel Mediterraneo, in pratica a casa nostra, scordiamoci di poterlo avere, che so, in Afghanistan. E, comunque, l’Ue deve saper costruire un asse anche verso il quadrante orientale, il Caucaso, i Balcani, la Russia, passando da una politica di vicinato a una politica di più stringente partecipazione».

D. Il che romperebbe davvero lo schema di un mondo bipolare, prima basato sul dualismo Usa Urss e oggi incardinato su ciò che resta della guerra fredda, con Cina e India pronte a sbilanciare i nuovi equilibri.
R. «La funzione dell’Ue è essere il perno di una politica che dia pace e stabilità e crescita economica al mondo. Il Mediterraneo è un crocevia di questa azione e sciogliere il nodo mediorientale è la condizione di base per dispiegare, poi, un’azione che garantisca stabilmente uno sviluppo pacifico».


Luogo:

Roma

Autore:

Luigi Leone

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