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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

14/08/2008


Dettaglio intervista

IL Ministro degli Esteri Franco Frattini risponde al telefono alle domande di Repubblica.
Dalle Maldive.
«Capisco il riferimento alle polemiche italiane.. sì certo, rispondo dalle Maldive dove sono in vacanza. E avrei risposto magari da Castiglion della Pescaia se fossi rimasto lì come Prodi durante la crisi del Libano. I telefoni funzionavano allora e hanno funzionato molto bene in questi giorni, anzi le teleconferenze dei ministri del G7 sono ormai ad un livello davvero ottimo».

D. Ma non ha potuto partecipare di persona alla riunione dei ministri Ue di Bruxelles...
R. «Ho lavorato al successo di quella riunione e soprattutto della missione di Bernard Kouchner e poi del presidente Sarkozy in Russia e Georgia. Credo che questo sia più importante per la politica estera italiana ed europea che le polemiche domestiche di figure minori dell’opposizione italiana. Ma appunto, sono questioni minori, la cosa davvero importante oggi è che tra Russia e Georgia ormai sia in vigore il cessate-il-fuoco, che andrà verificato e rafforzato. Ed è stato decisivo il fatto che questo processo sia stato gestito da un’azione rapida e concreta dell’Unione europea».

D. L’Europa, sulla guerra russa in Georgia, aveva posizioni profondamente diverse: da una parte i realisti, voi, i francesi, e anche la Germania. Dall’altra chi avrebbe voluto denunciare con più forza la Russia, ovvero Polonia, Baltici, Repubblica ceca.
R. «Infatti, il primo risultato evidente di questa crisi agostana è che, nonostante una guerra che avrebbe potuto dilaniare l’Europa, ebbene l’Unione è rimasta unita. Attorno alle posizioni di Francia, Italia e Germania si è ritrovato un denominatore comune che ci dà più forza politica per intervenire nel Caucaso. Non ci siamo divisi in anti-russi o filo-russi, abbiamo evitato di dare giudizi, ma immaginato un percorso politico per uscire da questa fase della crisi e aiutare Russia e Georgia a tornare al linguaggio della politica nei prossimi mesi».

D. Avete evitato di dare giudizi, cioè di accusare la Russia o la Georgia. Ma nei sei punti del documento finale europeo non c’è l’accenno esplicito alla integrità territoriale della Georgia, che pure lei aveva posto come una delle tre condizioni essenziali.
R. «Sì, noi italiani avevamo parlato innanzitutto di necessità della tregua, poi di non isolare la Russia e infine di avere come obiettivo l’integrità territoriale della Georgia. Questo è chiaro nel documento europeo, quando facciamo riferimento alle decisioni dell`Onu. Ma se non fosse abbastanza chiaro, lo dico adesso: non c`è nessuna alternativa all`integrità della Georgia, la Russia sa bene che questa posizione non è dell`Europa ma dell`intera comunità internazionale».

D. Ma cosa pensa del comportamento della Georgia e della Russia in questa crisi?
R. «Il  presidente Saakashvili è un uomo politico giovane, ma esperto e intelligente. Non posso credere che, reagendo in maniera imprudente a una pericolosa provocazione dei separatisti dell’ Ossezia, non sapesse che una reazione russa ci sarebbe stata. Secondo le stesse risoluzioni dell’Onu entrare in armi nell’Ossezia del Sud non era consentito».

D. La Russia ha reagito a modo suo, con una forza spropositata.
R. «La Russia sa bene che non può continuare così, non è suo interesse continuare a mostrare un atteggiamento che la allontana dal gruppo dei paesi con cui dovrà continuare a collaborare. Non è un caso se in questi giorni ci sono state tre teleconferenze dei ministri del G8 senza il ministro russo, come se fossimo tornati al G7. Noi crediamo che la Russia saprà rientrare nei ranghi, e il fatto che abbiano accettato il principio di allargare l’operazione di peacekeeping in Ossezia anche ad altri paesi lo interpretiamo come un segnale positivo».

D. Non siete troppo speranzosi, forse troppo deboli nei confronti della Russia di Putin? E come mai questa posizione del governo Berlusconi, così vicino al suo grande alleato George Bush?
R. «Il governo italiano è un governo filo-atlantico e filo-europeo. Siamo atlantici quando diciamo che bisogna stare insieme agli Stati Uniti in Afghanistan a combattere il terrorismo. Ma siamo fino in fondo europei quando spieghiamo ai nostri alleati americani che vediamo la Russia come un partner strategico dell`Europa, che progressivamente dovrà abbandonare le fiammate nell’uso della forza. E forse se su questa linea la Francia non avesse trovato da subito anche il sostegno dell’Italia credo tutto sarebbe stato molto più lento e difficile».


Luogo:

Roma

Autore:

Vincenzo Nigro

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