Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio Intervista

Data:

23/08/2008


Dettaglio Intervista

«Dieci soldati francesi uccisi, i nostri alpini feriti, i civili uccisi da un bombardamento sbagliato: l’Afghanistan continua ad essere presente di continuo nella cronaca dei nostri giorni. L’impegno che dobbiamo garantire, che il Governo italiano vorrà mantenere, è quello di continuare a far capire al paese che questa partita è vitale per tutti quanti noi, per la sicurezza dell’Italia, non per astratte ragioni geopolitiche. E per vincere questa partita dovremo giocare con accortezza su tutti i tavoli della politica internazionale, anche a quello delle nostre relazioni con la Russia. Oggi non possiamo permetterci la debolezza che deriva dalla divisione».
Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha appena iniziato un’intervista dedicata soprattutto a un tema, quello dell’avvertimento che il governo italiano vuole lanciare alla Russia perché non tiri troppo la corda con l’Occidente. Ma l’attualità arriva sul filo delle agenzie di stampa, con l’ennesima strage di civili in Afghanistan.
Dice Frattini: «La posizione del governo italiano, di quelli della Nato e dell’Onu che partecipano a Isaf è una soltanto: continuare a stare insieme, con forza e intelligenza, per vincere la partita contro i talebani e il terrorismo. E se vogliamo, questa scelta ci impone una collaborazione sempre più stretta con la Russia, invece che il congelamento delle relazioni con la Nato come vorrebbe qualcuno a Mosca».

D. Perché, cosa c’entrano la «guerra di agosto» in Georgia e la Russia con l’Afghanistan?
R. «Innanzitutto c’è un collegamento diretto, perché grazie alla Russia la Nato ha permessi di sorvolo e di passaggio terrestre per i suoi rifornimenti in Afghanistan. Ma la collaborazione sull’Afghanistan - e qui voglio lanciare il mio messaggio alla Russia - non è soltanto di interesse della Nato, dell’Europa, degli Stati Uniti. E’ uno dei principali interessi geopolitici della Russia nel suo confronto con l’Asia, e questo i russi lo sanno benissimo e celo dicono apertamente».

D. Negli ultimi giorni i russi però continuano a minacciare: ancora ieri i militari di Mosca continuavano a giocare sui tempi del ritiro dalla Georgia.
R. «Le loro minacce verbali mettono in difficoltà paesi come Italia che puntano sul rafforzamento della collaborazione. Ma sono anche un indebolimento della capacità strategica di Russia ed Europa di lavorare insieme su obiettivi che sono di interesse comune, quindi anche di Mosca. La Russia lavora con noi sulla strategia globale anti-terrorismo; ha un ruolo centrale in Medio Oriente, e io non dimentico che Mosca è un membro del Quartetto, e che la pace fra israeliani e palestinesi passa anche da Mosca. Terzo argomento, quello del confronto con potenze come India e Cina sulla proliferazione: se cominciamo tra Nato e Russia una escalation di proliferazione perdiamo forza tutti insieme proprio mentre diciamo alla Corea del Nord di disarmare, proprio mentre entriamo in una fase delicatissima sul nucleare iraniano. Per parlare anche di questo all’inizio di settembre farò una visita a Mosca e Tbilisi, per capire come riannodare i fili di un confronto che deve tornare tutto politico».

D. Perché ha deciso solo adesso questo viaggio?
R. «Perché adesso sono mature le condizioni per una utile missione politica italiana. Effettuerò il viaggio prima del vertice dei ministri degli Esteri della Ue di Avignone. Dobbiamo aprire una prospettiva nuova per la sicurezza dell’intero Caucaso, e possiamo farlo anche offrendo Roma come sede per una conferenza internazionale, il 13 novembre, che segni il ritorno del dialogo politico. Ai russi dirò che la nostra amicizia è quella di amici sinceri: contiamo che partecipino alla conferenza di Roma, ma naturalmente la premessa è che capiscano molto presto che tutti e 6 i punti del piano mediato da Sarkozy vanno rispettati, pienamente».

D. Cosa aggiungerebbe per convincere Mosca a tornare ai toni del dialogo?
R. «Loro hanno la preoccupazione di un paese che ha un calo demografico pauroso. Questo ha una ripercussione su chi crede che ci si possa riaffermare nel mondo semplicemente basandosi sui soldi del petrolio a sostegno di un nuovo strumento militare. Non è più possibile: in prospettiva la Russia potrebbe diventare un paese più piccolo della stragrande maggioranza dei suoi vicini, e non parlo solo della Cina. La Russia, sia pure ritornata grande, da sola non ce la fa. In Medio Oriente cosa vogliono fare? Mettersi alla testa di una proliferazione nucleare iraniana? Tornare a sostenere un rafforzamento del terrorismo? E nel Caucaso? Noi diciamo: non potete ricostruire l’impero sovietico a forza di operazioni militari».

D. Lei citava il ruolo di Mosca in Medio Oriente: Mosca sembra pronta a riempire di armi la Siria, dopo aver visto che gli israeliani rifornivano i georgiani.
R. «E’ un tema serio, e la telefonata di rassicurazioni di Medvedev a Olmert è un segnale dell’attenzione che io auspico per la Russia, un ruolo di stabilizzazione e non di destabilizzazione. Avrò un’occasione per parlarne a Mosca e Tbilisi. Ma ne parlerò anche a Roma col mio collega siriano al Mo’allem, che ho invitato in Italia ai primi di settembre. Anche in Medio Oriente non c’è alternativa alla collaborazione, e Mosca deve stare a bordo».


Luogo:

Roma

Autore:

Vincenzo Nigro

8158
 Valuta questo sito