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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

26/08/2008


Dettaglio intervista

«Bisogna insistere: la Russia non può essere isolata. Lo "strappo" con la Nato deve essere ricucito. Non possiamo scegliere tra Washington e Mosca: significherebbe tornare ai tempi della Guerra Fredda». Franco Frattini, ministro degli Esteri, mentre sta per arrivare al Meeting di Rimini, - dove deve parlare di Condizioni della pace insieme ad Amre Moussa, segretario generale della Lega Araba, e a il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso - conferma che la linea fin qui seguita nell’affrontare la crisi russo-georgiana non solo non cambierà, ma è la «linea di equilibrio» che sola ha ottenuto e potrà ottenere risultati concreti. In vista di quella Conferenza di dialogo e di riconciliazione per cui sta lavorando il ministro e che potrebbe svolgersi proprio a Roma, nelle prossime settimane.

D. Il Consiglio, della federazione, il Senato russo in pratica, ha approvato all’unanimità un appello al Cremlino per il riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia. Si tratta di un ulteriore aggravamento della crisi.
R. «Ho espresso immediatamente al mio omologo russo Lavrov, da amico, la grande preoccupazione dell’Italia, che più di altri sostiene una posizione equilibrata, rispetto alla risoluzione approvata dal Parlamento russo per il riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia ed ancor di più sull’eventualità di un passo ulteriore da parte del governo, che fortunatamente non c’è ancora stato. Per ora, quella del Consiglio è una decisione politica, o meglio ancora "una raccomandazione"».

D. E se il Cremlino accogliesse la risoluzione, cosa succederebbe?
R. «Un eventuale accoglimento da parte del Cremlino della risoluzione contraddirebbe un principio universalmente riconosciuto dalla comunità internazionale e dall’Italia: quello dell’integrità territoriale e dell’indipendenza della Georgia. Principio, quest’ultimo, cui lo stesso governo russo ha positivamente dichiarato di non voler attentare».

D. Come interpreta, però, le dichiarazioni del presidente Medvedev, che annuncia la volontà di "rompere" ogni rapporto di collaborazione di Mosca con la Nato?
R. «Spero che si tratti essenzialmente di una minaccia politica. Ora tutto il mondo comincia a comprendere quanto sarebbe dannoso, o addirittura catastrofico, se simili minacce si concretizzassero. Insisto nel sottolineare la posizione equilibrata dell’Italia: non si vuole ottenere l’isolamento della Russia, che certo deve rispettare tutti i suoi obblighi internazionali. In questo senso, penso che sarà di gran de efficacia la missione internazionale dell’Osce che partirà nei prossimi giorni. Una missione ‘di osservazione" diretta, sul campo, di quel che accade. Lo stesso Lavrov ha dichiarato tutta la disponibilità a sostenere la missione. L’Italia vi parteciperà, inviando uomini delle forze armate».

D. Una delle preoccupazioni del governo Berlusconi è stata quella di far comprendere alla Russia che l’installazione dello "scudo spaziale antimissile" nelle basi Nato europee non deve rappresentare una minaccia. Ora questa posizione è ancora sostenibile?
R. «Noi abbiamo manifestato molte volte a Mosca la preoccupazione per la minaccia nucleare concreta che molti Paesi possono rappresentare: Paesi come l’Iran, come la Corea del Nord... L’accordo dell’installazione in Polonia si stava preparando da tanto tempo: è stato ratificato proprio nel momento in cui è esplosa la crisi caucasica e quindi ha assunto un connotato diverso. Ma il significato degli accordi sullo scudo spaziale è stato elaborato molto tempo fa, in una condizione del tutto diversa, rimane valido a tutt’oggi e non ha niente a che fare con la crisi in atto».

D. Cosa risponde a chi sostiene che la politica di "equidistanza", di equilibrio tra Stati Uniti e Russia non è più possibile e che si tratta di decidere da quale parte stare?
R. «Chi pensa questo forse sogna il ritorno alla Guerra Fredda... Una pazzia assoluta! Oggi, in un quadro internazionale di sicurezza, il nostro primo partner strategico sono, ovviamente, gli Stati Uniti , ma è necessaria anche la presenza della Russia. Qualcuno può immaginare la pace in Medio Oriente realizzata senza, o addirittura, contro la Russia, che fa parte del Quartetto per il Medio Oriente? La Russia ha diritto di veto in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu e supporta le missioni che si svolgono nelle aree più delicate dell’Afghanistan. A chi dice: scegliamo, io rispondo invece: collaboriamo. Ricostruiamo un quadro condiviso di sicurezza e di pace».

D. È confermata la sua missione diplomatica a Mosca? Andrà anche aTbilisi?
R. «L’Italia è vista come Paese amico della Russia e della Georgia e dopo le parole di apprezzamento di entrambi questi Paesi ho deciso di recarmi, la settimana prossima, sia a Mosca che a Tbilisi, prima del Consiglio informale dei ministri degli Esteri ad Avignone a cui riferirò gli esiti della missione».

D. Il governo di Kabul ha chiesto di rinegoziare la presenza delle forze internazionali in Afghanistan.
R. «Non credo che rinegoziare la presenza voglia dire ritirare le truppe. Il governo di Karzai sa bene di avere ancora bisogno di sostenere la lotta al terrorismo anche in previsione delle prossime elezioni politiche, che auspichiamo siano democratiche e trasparenti».

D. Quanto influisce sulla pozione italiana verso la Russia il fatto che noi dipendiamo, energeticamente, dalla Russia?
R.«Molti altri Paesi, soprattutto della "nuova Europa", sono molto severi verso Mosca, soprattutto nel giudicare la crisi attuale, pur dipendendone energeticamente da Mosca. Le motivazioni che ci spingono a sostenere la necessità di non isolare Mosca sono quelle che ho spiegato prima. Il problema della dipendenza energetica, in realtà, invita a sollecitare un appello affinché proprio l’Europa decida di attivare una politica comune in questo settore vitale».


Luogo:

Rimini

Autore:

Caterina Maniaci

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