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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

01/09/2008


Dettaglio intervista

Nessuna ritorsione o minaccia a Mosca, perché «se c’è chi crede che l’Europa possa permettersi di considerarlo un governo ostile», deve poi spiegarci come «si possano affrontare i dossier sull’Iran, l’Afghanistan, il Medio Oriente senza la Russia». Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, in partenza questa mattina insieme a Silvio Berlusconi per il vertice straordinario dell’Unione Europea a Bruxelles che dovrà sancire la posizione comune dei 27 sulla crisi del Caucaso, spiega la posizione italiana e risponde al premier britannico Gordon Brown, che ieri ha chiesto che Ue e Nato rivedano le relazioni diplomatiche con la Russia.

D. Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha usato toni duri con Mosca, spiegando che oggi i leader europei dovranno «esaminare seriamente» i rapporti politici e inviare un «messaggio chiaro e unitario alla Russia, insistendo perché completi il ritiro dalla Georgia».
R.«Credo che quello che faremo a Bruxelles sarà, in sostanza, far prevalere in una dichiarazione la linea del sostegno dell’Europa alla ricostruzione della Georgia e dell’aiuto affinché Tbilisi possa avvicinarsi di più alla Ue. Io, che mi sono occupato per tre anni e mezzo di politiche di sicurezza, penso che una iniziativa per i visti europei ai cittadini georgiani per lo spazio Schengen potrebbe essere una buona risorsa».

D. E il ritiro della Russia dal territorio georgiano?
R. «Questo fa parte di uno dei sei punti dell’accordo negoziato da Sarkozy e che la Russia sa che deve rispettare, perché violare il patto renderebbe tutto molto complicato a partire dal rallentamento del negoziato per il Wto».

D. Alla vigilia del vertice la Russia conferma che non farà passi indietro sull’indipendenza di Abhkazia e Ossezia del Sud.
R. «La Georgia farà appello ai tribunali internazionali, sarà un’interessante questione di diritto internazionale».

D. Quali garanzie avete che la Russia ascolterà l’Europa? Finora Mosca non si è dimostrata molto accondiscendente.
R. «Non credo in iniziative di isolamento della Russia. E non ce ne saranno, perché il vertice porterà avanti la linea francese, condivisa dall’Italia. Del resto la presidenza Sarkozy ha già escluso sanzioni, che noi non avremo condiviso come mi sembra neppure i nostri amici tedeschi».

D. Però in questi giorni, anche a Berlino, si fa avanti l’idea di altre forme di ritorsione, come la sospensione (o il rinvio) del vertice Russia-Ue di metà settembre che dovrebbe riconfermare il partnerariato strategico tra Unione e Mosca.
R. «Su questo punto siamo stati molto chiari nel colloquio tra Berlusconi e la Cancelliera Merkel: se vi sono degli appuntamenti Europa-Russia, questi forum vanno conservati. A cominciare dall’incontro a metà settembre per il negoziato strategico Europa-Russia che noi abbiamo fortemente voluto. Non può essere inquinato da una questione molto seria come il rispetto dei sei punti dell’accordo firmato da Sarkozy a Mosca. Per decidere queste ritorsioni ci vuole l’unanimità in sede Ue e non credo che ci sarà».

D. Cioè, se il ritiro russo non fosse avvenuto entro metà settembre, l’Italia si opporrebbe a far saltare il vertice.
«Questa è la nostra posizione. Del resto sui tempi del ritiro c’è una questione di interpretazione sollevata dalla Russia, che non è stata sciolta nell’accordo sponsorizzato da Sarkozy».

D. II premier britannico Gordon Brown minaccia di chiudere i canali di dialogo con Mosca.
R. «Se ci sono Paesi che pensano che con la Russia si possano rompere i rapporti, ci devono anche spiegare come poi tratteremo i dossier come quello del nucleare iraniano. Va bene chiedere il rispetto delle regole, ma deve essere chiaro che è un partner strategico, non un Paese ostile, su questo noi cerchiamo una posizione che unisca l’Europa».

D. L’Italia è stata accusata di avere una posizione meno netta degli altri Paesi europei sulla crisi del Caucaso a causa dei buoni rapporti tra Putin e Berlusconi.
R. «L’Italia ha una posizione più equilibrata e per questo io andrò il 3 e 4 a Tbilisi e Mosca. Lì farò prevalere la posizione di equilibrio, chiedendo alla Russia il rispetto dei patti e ribadendo alle autorità della Georgia che non ci sono scorciatoie per entrare nella Ue, che la crisi di agosto non è un lasciapassare».

D. Più che equilibrata, ci rimproverano i giornali americani, troppo morbida e un po’ imbarazzata con la Russia. C’è un raffreddamento dei rapporti con l’amministrazione USA?
R. «Io rispetto i giornali, ma i miei interlocutori sono i governi. E l’Italia si è conquistata un ruolo importante. La Russia ha informato del riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del Sud e Abhkazia solo quattro leader del mondo, uno è stato Berlusconi. Abbiamo avuto l’ok alla nostra mediazione dalla presidenza europea. Bush ha espresso apprezzamento a Berlusconi, per il ruolo svolto».

D. Angelo Panebianco sul Corriere dice che l’Italia è tornata a una politica estera ambigua, come quella del centrosinistra e della prima repubblica, incline ai giri di valzer che rischiano di creare debolezza e instabilità.
R. «Quando il capo dello Stato, il capo del governo, il ministro degli Esteri e il ministro degli Esteri ombra indicano la stessa strada, questa va bene».

D. Lei teme che ci sarà una crisi energetica provocata dalla crisi nel Caucaso il prossimo inverno?
R. «Apprezzo la proposta di Gordon Brown di costruire una politica europea dell’energia, saremmo molto più forti. Non credo però che la Russia pensi, a rappresaglie energetiche, perché se è vero che noi abbiamo bisogno di comprare energia, loro devono venderla».

D. E’ vero come ha detto Putin che la crisi del Caucaso finirà per far prevalere McCain nelle elezioni americane di novembre?
R. «Credo che dovremo guardare con rispetto alle elezioni americane senza inquinare il dibattito».


Luogo:

Roma

Autore:

Gianna Fregonara

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