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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

02/09/2008


Dettaglio intervista

«La vittoria dell’Italia, e della presidenza francese è nell’aver operato perché la posizione comune dell’Europa non portasse ad un isolamento della Russia». A sostenerlo, nell’intervista, a l’Unità, è il titolare della Farnesina, Franco Frattini.

Signor ministro, come valuta le conclusioni del Vertice di Bruxelles?
«Anzitutto, considero importante che l’Europa abbia tenuto la sua coesione approvando all’unanimità un documento, dimostrando così di voler contare sulla scena internazionale. Questo in sé è molto positivo perché l’Italia aveva sempre sostenuto la linea dell’equilibrio e il sostegno a Sarkozy è stato oggi (ieri per chi legge, ndr) importante per far prevalere la soluzione equilibrata proposta dalla presidenza Ue».

In questa ottica, qual è il punto più significativo della presa di posizione comune emersa da Bruxelles?
«Il punto più significativo è quello che non c’è nel documento: cioè non c’è né una sospensione del partenariato Europa-Russia; non c’è una ipotesi, e neanche un cenno, alle sanzioni. L’altro punto significativo, che invece c’è nel documento, è quello di un mandato al presidente Sarkozy di andare a Mosca il prossimo 8 settembre, assieme a Barroso e a Solana, per monitorare la concreta situazione relativa al ritiro delle truppe russe. Un punto è importante per quel che manca (nel documento) e un punto è importante per quel che nel documento finale del Vertice c’è». «Su una materia come questa - rileva il ministro - è importante stabilire una forte sintonia tra il governo e la maggiore forza di opposizione, il Partito democratico».

Il fatto che nel documento non ci siano esplicitate sanzioni nei confronti della Russia, si può ritenere una vittoria dell’Italia?
«Dell’Italia e degli altri Paesi, anzitutto la presidenza francese dell’Ue, che ritenevano indispensabile tenere con la Russia un canale di dialogo aperto ma anche vivo. L’idea di sanzioni avrebbe fatto irrigidire la Russia, e siccome quel che noi vogliamo è il pieno rispetto dell’accordo del 10 agosto, non avremmo ottenuto proprio quel risultato. Ecco perché la vittoria italiana è quella di aver fatto prevalere un messaggio che io lanciai il 10 agosto scorso: e cioè non dobbiamo isolare la Russia. Questo messaggio oggi è al centro del documento del Consiglio Europeo».

Lei è in partenza per una missione molto delicata che la porterà prima a Tbilisi e il giorno dopo a Mosca. Ritiene che la posizione europea possa aver gelato le aspettative della Georgia?
«La Georgia ha ottenuto un grande risultato. E stato detto che noi decidiamo di rafforzare il partenariato Europa-Georgia, ivi compresi il regime dei visti e la creazione di una zona di libero scambio tra Europa e Georgia. Quindi la Georgia, a mio avviso, può ritenersi molto soddisfatta. Ma abbiamo inserito anche dei punti che la Russia può accettare. Sono convinto di portare a Tbilisi e a Mosca un messaggio equilibrato e che otterrò dei riscontri positivi, anzitutto sul ritiro dei circa 500 militari russi che sono sul terreno».

Lei ha rimarcato il fatto che l’Europa abbia parlato questa volta con una sola voce. È il segnale di un modo diverso di intendere la partnership con gli Stati Uniti?
«Io credo che gli Stati Uniti hanno in questa partita giocato in stretto rapporto con noi, con Sarkozy, con Berlusconi. Ed è evidente che gli Stati Uniti hanno capito che noi Europa abbiamo potuto fare, con questa decisione, di più. Quindi è stato importante decidere come oggi (ieri, ndr) abbiamo deciso».

In una intervista a l’Unità, il ministro degli Esteri del governo ombra del Pd, Piero Fassino, ha rilanciato la proposta di una Conferenza a Roma sulla sicurezza e la stabilità del Caucaso. Può essere questo un terreno di incontro tra il governo e il Partito democratico?
«Io credo che sia importante, su una materia come questa, avere una forte sintonia con la principale forza dell’opposizione, in questo caso con il Partito democratico. Ecco perché ho volentieri condiviso con l’onorevole Fassino anche delle informazioni costanti sull’evoluzione della crisi. Come è noto io ho informato sempre il ministro-ombra. Quanto all’idea della Conferenza, che io avevo addirittura convocato in luglio per il 13 novembre, questa Conferenza oggi trova, a mio avviso, nuova linfa. E evidente che bisognerà capire se questa Conferenza può essere soltanto sullo scenario politico o se non dobbiamo lavorare per una Conferenza sulla ricostruzione, e quindi dei donatori, come altri hanno proposto. Comunque noi confermiamo la disponibilità e in questo evidentemente la prima cosa che dobbiamo fare, è lavorare in sintonia con la presidenza francese che ha fatto così bene nelle ultime settimane».

Lei ha recentemente affermato che isolare Mosca avrebbe avuto ricadute negative anche su uno scenario particolarmente importante: quello mediorientale.
«Lo confermo. Oggi (ieri, ndr) è stato detto da molti capi di governo quello che aveva detto l’Italia: primi ministri che hanno evocato l’Afghanistan o il dossier nucleare iraniano come esempi del perchè bisogna lavorare con la Russia. Cose che io condivido pienamente, e che il presidente Berlusconi ha espresso nel suo intervento».


Luogo:

Roma

Autore:

Umberto De Giovannangeli

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