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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

07/11/2008


Dettaglio intervista

Che qualcosa stia cambiando nelle relazioni internazionali ed economiche della Farnesina con i Paesi mediorientali lo si capisce dal sito web del ministero, www.esteri.it, che dal 29 ottobre si presenta anche in lingua araba. Si tratta dell’unica home page istituzionale con questa nuova e insolita interfaccia grafica. «Un’iniziativa», spiega il ministro degli Esteri Franco Frattini, «volta anche ad attrarre gli investimenti del mondo arabo». Ma sul tavolo del ministro c’è anche, ovviamente, il rebus della crisi che sta scuotendo l’economia internazionale.

L’ipotesi francese di trasformare la Cassa depositi e prestiti locale in fondo sovrano nazionale può essere presa in considerazione anche da noi?
Si. Abbiamo pensato a un  fondo europeo per le infrastrutture. A quel punto, il ruolo degli investitori nazionali per le infrastrutture si moltiplica.

Anche la Bei potrebbe svolgere un ruolo di fondo sovrano?
Certamente. Sarebbe indispensabile che la Bei, che è il primo organismo europeo, partecipi a programmi ambiziosi di investimento in infrastrutture.

In che modo?
È ancora prematuro. Se ne parla da molto tempo anche per il Mediterraneo, dove però non ha funzionato.

Il Comitato strategico per l’interesse nazionale in Economia è composto tra l’altro da Francesco Samperi, da Enzo Vitali e da Giancarlo Innocenzi. Con che criterio sono stati scelti?
Si tratta di 12 esperti qualificati (sei del Tesoro e sei della Farnesina) nominati di concerto. I componenti, che sono esperti di alta professionalità, in quanto indipendenti non sono pagati. Svolgeranno questa funzione nell’interesse del loro Paese.

Che faranno per prevenire le scalate?
L’Italia è stata la prima a creare in Europa questo tipo di organismo. È finalizzato ad analizzare le opportunità di un contatto con fondi sovrani stranieri, la trasparenza, l’affidabilità e, ovviamente, formare una valutazione del governo che non sia vincolante per le imprese interessate, ma un criterio di indirizzo. Le aziende, dell’opinione di questi esperti, potranno tenerne o meno conto. Non avrà poteri, ma solo una funzione di indirizzo, di studio e di valutazione.

Quali settori sono strategici?
Li evidenzieranno nella prima riunione. Tra i più promettenti ci sono infrastrutture, trasporti, turismo. È chiaro che sono settori dove immaginiamo ci sia interesse da parte dei fondi. Alcuni importanti fondi arabi hanno confermato interesse al nostro Paese con una presenza molto limitata.

Il governo fisserà un tetto del 5%?
Quando ho detto che una regola di indirizzo potrebbe essere non sopra al 5% non era perché c’è una legge. Non possiamo imporre una norma di questo tipo sul mercato. Il tetto è solo un criterio, perché statisticamente questi fondi investono dove c’è un ritorno economico, senza pretese nel pacchetto di controllo di un’azienda. E questo ci rassicura.

Verrà utilizzato un decreto legge o un emendamento ai provvedimenti anti-crisi già all’esame dei Parlamento?
E’ stato messo a punto un decreto interministeriale tra il ministro Tremonti e me che abbiamo già firmato.

Che tipo di paletti verranno imposti? Le stesse norme si applicheranno a quelli islamici e a quelli di estrazione diversa (Cina, Singapore)? Quali sono i fondi sovrani con cui non avete avuto contatti rassicuranti?
Dovremmo raccogliere delle informazioni su ciascuno. Ma c’è un criterio guida.  Con    un’iniziativa degli Emirati si è adottato a ottobre il decalogo di Santiago del Cile: sono stati sottoscritti 24 punti dai principali fondi sovrani. All’interno ci sono i principi di trasparenza.

Ma il rispetto del codice avviene su base volontaria. I fondi non saranno costretti a rivelare le loro partecipazioni. Dunque, la decisione di rendere pubblica la composizione del portafoglio è discrezionale.
È vero. I fondi non saranno costretti a rivelare le loro partecipazioni. Rendere pubblica la composizione del proprio portafoglio rimarrà discrezionale. A quel punto, valuteremo come criterio il fatto che un fondo abbia aderito o no su base volontaria. Il fondo sovrano degli Emirati è sicuro perché ha promosso l’adozione di questo codice di Santiago. E’ chiaro che altrettanti fondi che prenderanno la medesima decisione avranno per noi una sorta di bollino blu di garanzia che li renderà affidabili. Questo è il primo parametro.

Come valuta la proposta del presidente francese Sarkozy di creare un fondo sovrano nazionale entro l’anno da 175 miliardi di euro? E l’idea di crearne uno della Ue? E l’annuncio che tutti i nuovi investimenti non pagheranno tasse sui redditi?
Francamente non credo che un fondo sovrano italiano possa risolvere i nostri problemi. Primo perché fortunatamente non abbiamo un problema di ricapitalizzare le nostre società. Non lo abbiamo fatto nei confronti delle banche, perché non ne hanno bisogno. Sarebbe molto importante la creazione di un fondo europeo, in cui il principio di mutua solidarietà si esprimerebbe al meglio. Ogni Stato membro è libero di istituire fondi sovrani. Ci mancherebbe altro.

Ai tedeschi un fondo Ue non piace...
La Germania non è favorevole perché sarebbe tenuta a contribuire in forma maggiore di altri Paesi, e finirebbe che i soldi tedeschi aiuterebbero qualche altro Stato.

Ha appena ricevuto la visita di Abdul Aziz Al Ghurair, capo della Mashreq Bank, proprietaria di diverse società operanti nell’immobiliare, petrolchimico, editoria, il cui valore è stimato sugli 8 miliardi di dollari. Ci sono iniziative economiche in atto?
Si tratta del più importante rappresentante dei fondi sovrani al mondo, nonché di un grosso esponente del mondo bancario ed economico emiratino. Abbiamo discusso di come rafforzare i rapporti con gli Emirati, che sono un Paese amico e che considerano l’Italia una nazione promettente.

Molte banche internazionali stanno uscendo dagli investimenti nei Paesi in via di sviluppo. Tra i dieci sul lastrico ci sono Ungheria, Bielorussia, Islanda, Pakistan e Ucraina. Che contributo dà l’Italia?
Siamo preoccupati. Bisogna aiutare questi Paesi in spirito di solidarietà. I capi di Stato e governo hanno deciso un maggior coordinamento e flessibilità nel verificare così i parametri dì Maastricht. Gli Stati membri sono obbligati a questo, ma in una situazione di crisi hanno deciso di interpretarli in modo più flessibile. L ‘altra cosa sono gli aiuti di Stato che erano preclusi fino all’esplodere di questa crisi. E’ importante che si sappia che dove possa servire un aiuto pubblico per salvare un pezzo dell’economia di un Paese, questo è consentito.

Che ruolo svolge nella crisi economica la politica estera? Non si rischia di intaccare l’autonomia e il ruolo della Bce?
La politica estera sta cercando di creare alleanze con importanti partner internazionali, che permettano di vedere meglio insieme i problemi per poi prevenirli e insieme reagire. Ha il compito di consolidare le alleanze e di accompagnare le decisioni strategiche che oggi sono globali. Oggi si rivela corretta la nostra impostazione durante la crisi del Caucaso. Nel dire «non isoliamo la Russia» e l’aver mantenuto un approccio equilibrato ha evitato di interrompere le relazioni. Questo adesso ci ritorna utile perché il Cremlino è uno degli attori con cui si deve fare i conti durante questa crisi finanziaria. Avremo un vertice Ecofin il 4 novembre. Ci sarà un vertice dei capi di Stato il 7 novembre e poi si andrà insieme al G20.

Di cui non tutti i Paesi europei sono membri, come la Spagna.
E la Polonia. Anche se non fanno parte del G20 devono partecipare. Grazie alla politica estera possiamo coordinare la politica europea e mantenere legami con partner internazionali non europei e quindi presentarci più forti sulla scena internazionale.


Luogo:

Roma

Autore:

di Barbara Millucci

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