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Governo Italiano

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Data:

05/11/2008


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La crisi caucasica dell’estate scorsa ha provocato una battuta d’arresto nei rapporti tra la Russia e l’occidente. Le conseguenze di questa battuta d’arresto non sono state ancora pienamente superate, come dimostrano la sospensione dei negoziati del Trattato di partenariato, che erano appena stati avviati, tra l’Unione europea e la Russia, lo stallo nei rapporti tra Mosca e la Nato e del processo per l’ingresso della Russia nell’Omc.
La crisi ha diviso le opinioni pubbliche e i governi europei e occidentali sul tema dei rapporti con la Russia, tra coloro che sostengono rigidamente un politica di "no business as usual" e gli altri che ritengono invece che, malgrado le difficoltà del momento, il dialogo con la Russia resti indispensabile per riaprire una "agenda positiva" sul piano regionale e globale che Russia ed Europa hanno reciproco interesse a perseguire. La linea del dialogo, che l’Italia ha sostenuto attivamente e continuerà a sostenere, non implica in nessun modo una rinuncia ai principi del diritto internazionale di cui l’Europa è interprete primario, inclusi il diritto alla piena sovranità e indipendenza degli Stati e il ripudio dell’uso della forza nella risoluzione delle controversie. La politica dell’Europa verso la Russia deve però saper essere - come ha detto di recente l’Alto rappresentante dell’Ue Xavier Solana - ferma nei principi, ma anche razionale, in grado cioè di cogliere le complessità e multi-dimensionalità del rapporto con un paese dell’importanza della Russia.

Gli ultimi avvenimenti --- oltre alla crisi georgiana anche la crisi finanziaria globale -hanno insegnato importanti lezioni sia a noi europei che alla Russia, lezioni che possono servire da guida alla nostra azione futura. Per gli europei, è chiaro che i problemi della sicurezza nell’area del "vicinato comune" (cioè i paesi che vanno dall’Ucraina al Caucaso fino all’Asia centrale) possono essere discussi e risolti solo "con" la Russia e non "contro" quest’ultima, anche se ovviamente la Russia non può esigere alcun monopolio nell’area e deve accettare il pluralismo di interessi e di attori, siano essi singoli stati o organizzazioni regionali. L’altra lezione per noi europei è che abbiamo bisogno della Russia anche e ben al di là della stabilità nel vicinato. E’ un dato di fatto: qualunque soluzione realistica ai nostri problemi - dalla lotta al terrorismo, alla proliferazione nucleare, alla sicurezza energetica, alla stabilità dei mercati - non può prescindere dal pieno coinvolgimento della Russia.
Per la Russia le lezioni sono state altrettanto importanti. Nel mondo interdipendente la Russia non può permettersi un’incrinatura nei rapporti con l’Europa che rappresenta il suo principale partner economico, né può isolare la sua economia dalle crisi politiche ed economiche globali. Per continuare sulla strada del successo intrapresa nell’ultimo decennio, la Russia ha bisogno di un ambiente internazionale favorevole e di una partnership privilegiata con l’Europa e l’occidente.

Quali sono dunque sul piano dell’azione politica le conseguenze che derivano da tali lezioni? Essenzialmente tre.
Innanzitutto è necessario riattivare i negoziati tra l’Unione europea e la Russia sul futuro Trattato di cooperazione. Tale Trattato dovrà fornire un chiaro orizzonte strategico dei rapporti euro-russi, incluse la creazione di un’area di libero scambio, di una comunità energetica fondata sui principi di reciprocità e una maggiore integrazione tra le rispettive società.

In secondo luogo, la gestione comune del vicinato e la sua trasformazione in un’area di cooperazione e responsabilità reciproche anziché di confronto. A tal fine andrebbe avviato un dialogo strategico tra l’Unione europea, gli Stati Uniti e la Russia. La proposta del presidente russo Dmitri Medvedev di dar vita a un Trattato sulla sicurezza comune europea merita di essere approfondita e discussa insieme, privilegiandone gli aspetti pratici e concreti. Ad esempio, la ricerca di soluzioni condivise a problemi comuni, dalla lotta al terrorismo, al narcotraffico, al crimine organizzato, alle migrazioni illegali.
Un dialogo strategico a tre - Unione europea, Stati Uniti e Russia - dovrebbe porre le basi di una fiducia reciproca, necessaria anche per la definitiva soluzione dei "conflitti congelati" nel Caucaso e in Transnistria.

Infine, Europa e Stati Uniti hanno interesse a sostenere il definitivo ancoraggio della Russia alle istituzioni della governance globale, dal G8 all’Omc all’Ocse per corresponsabilizzare Mosca nella gestione delle crisi globali. La Russia può essere un test importante per tradurre il nuovo multipolarismo in multilateralismo efficace.

Grazie al suo forte partenariato bilaterale con la Russia e alla prossima presidenza del G8, l’Italia è in una posizione privilegiata per promuovere tale agenda, a partire dal vertice bilaterale italo-russo che si svolgerà nei prossimi giorni a Mosca.


Luogo:

Roma

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